Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista - Torino

 
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Paura

Perché l’uomo ha paura?
La paura non si risolve pensando che è istintuale e primordiale.
E’ falso ritenere che la paura sia un’emozione governata dall’istinto.
L’uomo fin dalla nascita dipende dal rapporto con l’altro: (S&Au) con tutti gli altri: comunque sempre da qualcuno.
Perdere questo rapporto fa paura: è la morte.
E’ paura di nulla?

Bimbo che ha paura n. 123 part.

Una canzone del 1988 del festival di San Remo, molto conosciuta, cantata da Massimo Ranieri, ha avuto diverse interpretazioni negli anni a venire con Anna Oxa o con Silvia Mezzanotte, e molti altri, recita: ”perdere l’amore… può scoppiarti il cuore/ perdere una donna/ e avere voglia di morire/ Lasciami gridare/ rinnegare il cielo/ prendere a sassate tutti i sogni/ ancora in volo/ Li farò cadere ad uno ad uno/ spezzerò le ali del destino/ e ti avrò vicino…Perdere l'amore…E vorresti urlare/ soffocare il cielo/ sbattere la testa mille volte/ contro il muro/ respirare forte il suo cuscino/ Dire è tutta colpa/ del destino/ se non ti ho vicino/ Perdere l'amore…maledetta sera/ che raccoglie i cocci/ di una vita immaginaria/ pensi che domani/ è un nuovo giorno/ ma ripeti non me l'aspettavo/ non me l'aspettavo”


“nell’universo, passando uno ad uno, forse, lavorando,
s’ intravede un’alba” n.50

Vita immaginata: innamoramento, in amore mento! E’ paura di nulla?

Occorrerà attraversare il deserto della mancanza per rispondere a questa domanda e ri-scoprire l’universo: uno per uno: ciascuno per sé con un altro, con tutti gli altri, anche se non ci fosse ancora nessuno:
e come scriveva Paul Eluard: “…e poi verranno uomini che non avranno più paura”.
Frase che viene detta e ridetta da così tanto tempo in Laboratorio: a volte pronunziata dall’amico che non è più con noi: e poi non ricordiamo nemmeno più tanto bene quando, e se forse lavorando per un’alba che ci sarà, uscendo dalla visita del campo di sterminio, verranno bambini che non avranno più paura, perché ci saranno non più Ma- ma semplicemente -donne non per piangere, ma per lavorare per un universo posto e non più imposto.


Ma-donna con bambino n. 55

Da bambino, avevo forse anche meno di tre quattro anni quando, ricordo mia madre prepararmi alle cose più diverse della vita quotidiana.
Apprendevo volentieri, e non avevo motivo per dubitare dei discorsi che mi andava dicendo.
Mi raccomandava di non rimanere sotto la pioggia bagnato perché mi avrebbe fatto male, aggiungeva che chi avesse preso tanta pioggia sarebbe morto.
Bagnato per me equivaleva a morto: era cosa da evitare assolutamente. Anche Zio Mario aveva trovato un cane morto bagnato nel canale!
Quando nella chiesa del paese ci avvicinavamo all’altare davanti alla Madonna con bambino: la mia mamma diceva che Gesù bambino voleva tanto bene alla sua mamma, che lo teneva piccolino come me in braccio, e che io dovevo essere bravo, buono e ubbidiente come lui.

Al paese a quel tempo d’estate la Madonna con bambino in braccio veniva trasportata in spalla in processione. Proprio quando la cerimonia stava passando vicino a casa degli zii scoppiò un violento acquazzone. Tutte le persone si ripararono dentro le case circostanti abbandonando la statua sotto la pioggia battente sulla piazzetta antistante la nostra porta d’ingresso.

Piangevo disperato sollecitando il prete e quant’altri a portare dentro al riparo la Madonna con bambino: “che non si bagnasse, perché sarebbe morto!”. Chi?
Alle mie urla tra i singhiozzi di far presto: “che non si lasciava lì così la Madonna!”, il prete e le persone vicine tentavano di rassicurarmi che la Madonna era salita in cielo e che non sarebbe morta e nemmeno il bambino.
Non mi rassicuravano affatto: continuavo ad insistere disperato che bisognava portare la Madonna in salvo, mentre loro pacati dicevano che non sarebbe successo niente, e che comunque passata la pioggia l’avrebbero asciugata. Quella gente non capiva che bisognava far presto: che si sarebbe potuto ottenere un po’ di spazio e far entrare la Madonna con bambino dentro la porta. Non mi volevano ascoltare, mi sbracciavo e dibattevo cercando di convincerli: erano disubbidienti, avrebbero dovuto essere buoni e bravi: “non si lascia sotto la pioggia bagnata: sarebbe sicuramente morto!
Il parroco continuava a ripetere che la Madonna era in cielo, che non dovevo fare così, quando era del tutto evidente che invece era lì in piazzetta sotto l’acqua col bambino: entrambi bagnati.

Come è difficile uscire dalla gabbia di narciso, lasciar cadere il ma di donna, per diventare chi e vivere, senza perdere l’amore n. 159

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