Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista - Torino

Fobie

La sofferenza personale e i costi sociali che devono essere pagati per i disturbi psichici sono incalcolabili.
L’insoddisfazione è la qualità necessaria alla psicopatologia per proliferare: avere dei burattini.
Fobia, che vuol dire paura, apparentemente sembra un immotivato timore per qualcosa che non esiste in quanto oggetto esterno, ma è ben evidente alla persona che soffre il suo enorme dispendio di energia per evitare l’avvicinarsi della situazione fobica. Il sofferente cerca la difesa, che è sempre inadeguata.
Freud ha individuato nel piccolo Hans dei tratti fobici in relazione ai cavalli. Ha scoperto l’inconscio nevrotico: in particolare che nella nevrosi odio e amore sono intrecciati come due falsità separate. Per essere espropriati della propria norma soggettiva occorre averne subite: e da questo verso la mamma di Hans non è mancata!

Il burattinaio n. 162

Lavorare o non lavorare comunque stanca n. 128
Il nevrotico ha giustamente l’idea che lavorare o non lavorare comunque stanchi. Questo perché è proprio il lavoro inconscio che stanca, cioè il sempre dover coprire e consumare energie per non sentirsi, per riuscire a tenere sepolto il rimosso per non incontrarsi, per essere ciò che non si è: per non perdere l’amore presupposto.
L'individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla sua paura, sebbene si renda sufficientemente conto dell'irrazionalità e delle sproporzioni che vive nel suo immaginario, e che lo obbligano a subire forzature rispetto all’ambiente in cui vive.

Nella nevrosi fobica vi è tanta impotenza che non si riesce a costruire un atto che sia sufficiente a far arrivare al soggetto sul suo substrato di salute.
Nella nevrosi c’è troppo scarto di emissione tra ciò che il nevrotico pensa e quello che dice.
Un paziente diceva in seduta:
parlavo molto solo e sempre tra me e me. Le cose che contavano non le dicevo mai a nessuno.
Per questo il lavoro della mia psicoanalisi è stato così lungo
”.


Liskamm, domani i cinesi n. 161
La liberazione del soggetto è unita e si correla a scelte che sono atti di responsabilità ben precisi di imputazione. Lo scambio e l’interesse per l’universo passa attraverso il riconoscimento degli errori: verranno i cinesi!
La rimozione ha una precisa sanzione nel ritorno del rimosso. Perché ciò non avvenga la persona dovrebbe possedere la facoltà di non permettere che si faccia in lei irruzione di moti astratti dell’”ità”: sessualità, istintualità, ecc…

Giacomo Contri nel Pensiero di Natura definisce l’imputabilità:
“Se fosse capace il soggetto di rispondere con una sanzione che fosse il giudizio sulla menzogna dell’Altro, allora non avrebbe bisogno di accollarsi su di sé il peso di una correzione successiva di quell’inganno, di quell’errore in cui è stato indotto.”

Mentalità e correzioni successive: dove è finita la donna nera tra la madonna e S.Girolamo?


II versione di S. Girolamo: presentazione (foto)

III versione n. 56

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