Depressione
La pigricia n. 177 part |
Da duemila anni la malattia mentale per eccellenza è la depressione.
Non c’è differenza tra mente e corpo: è un tutto uno.
La nostra vita dipende dall’umore che ciascuno è in grado di costruirsi costantemente giorno dopo giorno. I neuro trasmettitori non regolano il nostro corpo, anzi è il nostro sistema nervoso che dipende dall’umore che sappiamo offrirci come possibile.
La vecchia melanconia è la perdita di umore. Il malumore va aiutato a re-investire altrove. In Lutto e melanconia Freud ci ha indicato la strada che non è collegata a fattori costituzionali, né organici. |
Altro che pillole: ci vuole attenzione nei compiti e negli impegni di soddisfazione per promuovere ciò che è sepolto. Sepolto non vuol dire che non c’è, ma solo che non si vede in quanto nascosto alla vista, ma udibile.
Sottomettendosi agli adescamenti della nostalgia il soggetto si vanta tra i ricordi per rinnegare tutto ciò che gli si offre
qui e ora come occasione di star bene.
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particolare del n. 50 |
L’emigrante che nella città di adozione avrebbe anche fatto fortuna - come si dice - con l’attività lavorativa, denaro, amicizie: ma s’impedisce soddisfazioni sull’idea fissa del ritorno: è il pensiero non elaborato delle radici che fa trappola contro il pensiero che fa legame, qui e ora, con l’universo.
Non necessariamente il reale è ciò che si vede: Freud aveva messo bene in evidenza che certe forme di rimozione sono una difesa al patrimonio di salute del soggetto.
Nella storia dell’arte una lettura del reale del tutto allucinata permette al soggetto di esprimersi e di pubblicarsi:
“non è vero, non è reale, è solo ciò che il pittore fantastica”.
E in quel “solo” c’è tutta la verità: sarebbe bastato coglierlo!
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Omaggio a Rouault n.154 |
Leggere il reale: rascard n.152 |
In quanti modi il reale si può leggere?
Nel pensiero fallimentare il problema sta nel fatto che il soggetto è divenuto il maggiore azionista del proprio fallimento, anzi si potrebbe dire che nell’impresa fallimentare ha progressivamente investito sempre di più in proporzione al rivelarsi sempre più chiaramente il suo carattere esclusivamente fallimentare: di solito l’impresa che deve fallire è l’impresa di famiglia.
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Che cosa è il lavoro d’imputazione? E’ ri-conoscenza.
“sono anni che parlo di mio padre e mia madre quando in verità non mi interessano più di tanto!”.
Intervengo in seduta: “era ora!”.
Continua: “I miei sensi di colpa sono gli stessi che ha mia madre e che io ho assorbito come una spugna in modo da essere più brava di lei.
Non sono nata con questi sensi di colpa!
Intervengo in seduta:”già”.
Sembra quasi che ci goda a non aver potuto-saputo dirle: “non sopporto più le tue imposizioni!”.
Non l’ho detto e me ne sono andata via furente.
Ho permesso che mia madre s’intromettesse di continuo nei miei pensieri e nelle mie cose.
Forse l’antipatia che sentivo nei confronti di mio padre è quella che lei provava per lui e che mi ha trasmessa. Ho sempre preso per oro colato tutto quello che mi diceva.
Forse adesso è tardi?”.
Intervengo in seduta: “Il ri-conoscimento è sempre di dopo. E’ l’imputazione che conta: il dirlo è riconoscerlo”.
Soltanto ri-conoscendo la propria storia ed imputandola la paziente sta meglio.
Questioni, domande, un vostro problema?
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