Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista - Torino

 

 

 

QUESTIONI DI ESTETICA: COME RIFARSI LA BOCCA CON

SE DICO DIRITTO NON GUARDARMI DI STORTO

               

2  dicembre 2010

    

   Alla base della patologia, del non star bene,  c'è l'insoddisfazione. Insoddisfazione elevata a teoria giustificante per cui: “Vorrei ma non posso”, “Verrei non so quando”, “Siamo fatti per soffrire”.

     Viene elevata a categoria legale di diritto la sofferenza, la rinuncia.

 

    La legge  “naturale” degli istinti  indica una separazione tra pensiero e azione, tra volere e potere, tra anima e corpo. E' come se il pensiero fosse insufficiente in quanto all'imputabilità, cioè la capacità di affermare rispetto ai rapporti questo mi piace e funziona, quello non va e non mi piace.

     Questa separazione, questa scissione genera il germe della malattia del pensiero: posso? Non posso?

“Essere o non essere, questo è il  problema”.

 

   “E si accorsero di essere nudi” così nella Genesi è indicata la caduta del pensiero nell'uomo, egli si accorgere di essere nudo, mentre già prima lo era e la cosa non gli procurava imbarazzo o vergogna.

     Il pensiero del peccato nasce dalla rottura del rapporto: Adamo dice: “E' stata lei” ( e da qui in poi ciascuno poi si scusa sempre anche là dove non richiesto: “io non c'entro”), al che Eva  risponde:  “ E' stato il serpente”.

 

      Il rapporto, come si vede precipita non c'è più la divisione del lavoro, ma la divisione delle colpe.

    La sensazione di avere perso in competenza, fa franare il terreno  sotto i piedi, perchè  è legato all'idea di  una istanza superiore da cui si dipenderebbe in fatto di legge, da qui sorgere l'idea del peccato nel senso della mancanza, peccato – meglio  sarebbe poterlo  dichiarare nel senso di : mannaggia !     

  

  Questa scissione è causata dalla perdita della facoltà di giudizio personale, una perdita del proprio diritto in quanto soggetto i cui interessi si muovono per ottenere la soddisfazione.

  

 Il principio di piacere è la legge trovata da Freud come determinante il moto del corpo dell'uomo, un unico movente premeditato: il filo pensiero-azione competente a ciascun soggetto in relazione con un altro soggetto preso come rappresentanza dell'universo. Il movente premeditato di cui parlo è l'oggetto del pensiero competente unicamente a ciascun soggetto e che nulla a che fare con l'istinto che è invece un programma senza vie di scampo, da attuare e basta “O così o pomì.

”Questa legge è universale non perchè precede l'uomo ed è di tutti, ma perchè ciascuno ha la facoltà  di porla nella possibilità di relazionarsi con l'universo. E questo  che fa la differenza, non l'uguaglianza. Il motto “fraternitè et egalitè” è un'usurpazione, tutti fratelli e tutti uguali, perchè ?

  Alla fine si torna alla eliminazione  del padre tiranno.  In merito alla mia soddisfazione mi permetto di saperci qualcosa solo io.

     Non ha fatto tanto meglio la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, essa all'articolo 1 afferma:

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono

 dotati di  ragione , di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito

 di fratellanza”

  

     L'uomo  è quella questione in cui il diritto si manifesta come determinante le sue azioni, nel bene e nel male, non fa altro che muoversi nella legge.

 

    Nel bene quando la legge è essa stessa componente della soddisfazione, nel male quando ce ne arroghiamo l'assunzione per far valere i nostri diritti. Pensare bene è  curare l'elaborazione di legge premiale e non penale o servile.

    Noi parliamo di due diritti: uno il primo,  che è quello per cui ogni individuo è titolare e sovrano del proprio principio di piacere, cioè il stare bene traendolo dal rapporto con un altro, l'altro quello statuale che si riferisce alle leggi dello stato con cui l'altro diritto non è in conflitto.

    Il conflitto nasce proprio ci si vuole avvalere delle leggi dello stato per avere ragione nei rapporti.    “O per amore o per forza” , quando diventa per forza allora cola il sangue e ci si attacca su tutto ed a tutto perchè l'altro non abbia di più, come risulta evidente nelle separazioni coniugali, dividendo a metà anche il bambino. L'intervento di Salomone,ricordato come sinonimo di giustizia nella famosa storia delle due madri pretendenti  lo stesso bambino, è un intervento statuale, molto più semplicemente avrebbe potuto chiedere al bambino.

    Il diritto dello stato non aiuta il primo diritto, basta prendere in esame la norma per cui si può guidare o no, definita da una quantità di alcool uguale per tutti. Oppure a quella molteplicità di norme variabili da comune a comune per cui a Viareggio non si può consumare il gelato per strada, o a Molfetta nel centro cittadino si può  passeggiare solo vestiti secondo la decenza. Recentemente, in un paese del Veneto è stata rimossa una lapide dal cimitero, perchè irriguardosa, di un signore il quale ancora vivo, l'aveva  fatta preparare e sistemare là dove avrebbe dovuto essere sepolto. In questa lapide  ha fatto incidere riferendosi alla moglie, già morta, la seguente frase: “Vita sessuale sofferta. Non perdono Flavia”.

    Nel primo diritto non c'è distinzione tra diritto privato e diritto pubblico, tra civile penale ed economico, in esso legge giuridica e legge economica coincidono.

 

  D'ora in poi se dico diritto non guardarmi di storto, una legge è necessaria all'uomo, senza di questa ci sarebbe l'inconcludenza totale, nessun atto potrebbe essere portato a compimento. D'altro canto il troppo rispetto per la legge limita le inclinazioni del soggetto. Per secoli ci hanno fatto credere che il potere legislativo apparteneva un po' alla religione, un po' allo stato, con lotte infinite. Qualche volta ci hanno detto che “Dio lo voleva”, quando l'unico che è sempre stato al suo posto senza pronunciarsi è proprio Dio. Basta guerre di diritto!

    E' stato Freud, e chi ha sviluppato il suo lavoro, a darci finalmente la possibilità di pensare alla legalità di ciascuno nell'avere  una propria norma per testare ogni incontro con l'universo.

   

    

Ernesto Rinaldi

 

Michelangelo Buonarroti  1510  “La cacciata dal paradiso terrestre” ,   affresco 280 x 570

Cappella Sistina

                                                        Particolare

 

 

 

 

      In questo affresco Micheangelo ci offre in una striscia la storia completa del peccato originale. L'accento  della rappresentazione è posto sulla decadenza  fisica, capelli spettinati e la trasformazione di Eva da culturista in vecchia rattrappita. Questa ed altre rappresentazioni hanno fatto scuola nel far passare l'idea che la bruttezza e la malattia fossero indissolubilmente associati al peccato.

 

 

 torna indietro

 

 

Copyright 2008 Giancarlo Gramaglia - Tutti i diritti riservati
Iscritto all'Albo Ordine Regione Piemonte n. 859 del 28/9/'89 libero professionista abilitato alla psicoterapia - P.IVA 05247040016