Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista - Torino

 

a.a.a.scuola cercasi

 

La storia che voglio raccontare comincia così.

Quando qualcuno, pre-posto ad accompagnarmi per un tratto di strada, poichè lui già la conosce, si avvicina per adempiere a tale compito: io lo seguo. Posso stare attenta, ma perloppiù penso che sia lui a pensarci.

Questo è il pensiero del bambino che ha una maturità iniziale e che tratta il reale come accessibile.

Per rinnovare la propria legge costituita egli risponde agli eccitamenti e si soddisfa per mezzo di un altro.

Poi, accade che si stabiliscano maniere (non voglio chiamarle regole) per crescere e per relazionarsi.

Poi accade che anche l'accompagnatore rispondendo agli eccitamenti si soddisfi.

Poi accade che io non mi aspetti che tutto ciò avvenga, non solo, ma non riesco proprio a spiegarmelo.

Insomma la mia ingenuità sta nel fatto che non mi aspetto che l'altro, fonte del mio beneficio, mi inganni.  Impreparato a ciò, mi sento danneggiata.

L'ingenuità è la porta d'ingresso che apre la via dell'espropriazione...(....) è la corruzione della legge di rapporto già costituita nel bambino.

Il pensiero può essere ingannato. Poco importa l'intenzionalità dell'altro, conta come io mi sento in una determinata circostanza. E in quella circostanza mi sento tradita, cioè scoperta, ancor più nuda, di fronte all'inganno.

Allora penso che per conservare l'amore iniziale devo rinunciare alla soddisfazione e perseguire virtù e insegnamenti.

Ecco l'espropriazione cioè lo spostamento dalla mia norma soggettiva. Una violenta virata  verso lidi e mete che non mi appartengono e che non approdano ad un nuovo mondo, ma semplicemente a quello di un  altro il cui insegnamento s'impone.

Tutto ciò perchè qualcuno mi ha tradito ed io adesso lo odio.

Ma il tradimento che cos'è?  Non è l'opposto di fedeltà e neppure di coerenza. Sarebbe come dire che ripetitività e fissità garantiscono uno stare bene in armonia. Garanzia mortifera.

Non c'è sviluppo in uno status quo. Posso viceversa provare a considerare il tradimento riferito alla mia persona, tradimento dunque della mia norma soggettiva, tradimento che giustifica aggressioni indebite e  dona loro vestibilità.

Questo turbinio, provocato dal desiderio deluso, provoca aggressività che diventa il comportamento agito per esprimere l'espropriazione. Durerà fino a che non non riesco a stabilire un rapporto con l'altro.

E la storia continua perchè il desiderio spinge. Ciascun soggetto conosce il moto attivo verso un guadagno perchè l'ha imparato da bimbo. L'essenza del desiderio  è la possibilità di agire, la registrazione dell'accaduto, non mancanza dell'accaduto.

Ciò che desidero deve ancora accadere cioè è posto tra l'essere e il divenire. Si tratta di uscire dalla trappola che tesse la fitta ragnatela dei legami già dati per inventarne di nuovi.

Ora si tratta di trasferire questa storia e i suoi contenuti al mondo adulto. Perchè no?

Sento dire della mancanza di creatività, interesse, valori ecc. Insomma un vero piattume dal quale ci si difende addebitandolo a qualcun'altro: il vicino, il collega,lo studente, il politico, l'intero sistema, come se io non fossi degno di stare sulla scena al pari di qualcun'altro. Ma se la pellicola si svolge senza di me, mi sento escluso e insoddisfatto. Non è un fatto generazionale l'espressione della norma soggettiva. Dunque posso insegnare e posso imparare, se lo comprendo, posso farlo senza fastidio e senza procurare fastidio.

La proficua disponibilità di chi entra in gioco abbandonando la relazione di dominio favorisce  lo scambio.

Quello scambio che  costruisce cultura e civiltà lasciandosi alle spalle il più ristretto compito dell'educazione.

Il rapporto può diventare benevolo e di pace a mano a mano che ci si conosce e ci si parla e quindi si torna ogni uno ad insegnare e ad invitare all'importanza del contributo energetico per l'appunto, di      ogni uno, per il benessere di uno stare insieme, che  diventa uni-verso.

 

                                                                                              Flavia Giacometti

 

 

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