La notte del 10 Maggio 1933, cinque mesi dopo l'ascesa di Hitler
Berlino fu illuminata dal rogo di più di 20.000 libri
Migliaia di studenti tedeschi scandendo slogan contro "la decadenza" e "la corruzione morale" gettarono dentro un unico falò più di 20.000 libri.
All'operazione presenziò Gobbels che tenne un discorso molto aggressivo, tuttavia il rogo non era stato organizzato dal governo, bensì dagli studenti stessi, infervorati dalla propaganda nazista, che stigmatizzava gli intellettuali in genere, particolarmente quelli ebrei o di sinistra.
Gli studenti dell'Università di Berlino, simpatizzanti dei nazisti, passarono settimane a compilare liste di scrittori e libri "non tedeschi", perlustrarono poi biblioteche pubbliche e private alla ricerca dei volumi incriminati.
Il 10 maggio, trasportarono i libri con camion e carri in una piazza della capitale, su cui si affacciavano l'Università di Berlino e il Teatro dell'Opera di Stato.
Là diedero fuoco ai cosiddetti "libri decadenti". Il governo approvò entusiasticamente il rogo e nelle settimane seguenti, i roghi dei libri apparvero in centinaia di altre città tedesche.
Tra i libri distrutti vi furono le opere di alcuni dei maggiori pensatori e scrittori tedeschi come Albert Einstein e Thomas Mann e autori stranieri, tutti colpevoli di essere difensori della libertà di pensiero.
Alcuni autori dei libri che furono bruciati a Berlino
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