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Tra gli scaffali dell’ostello
Cornici, ferri battuti e da battere, cianfrusaglie, bottiglie con polvere tra i mattoni e la terra, in quelle cantine dove nonna Caterina si riparava, insieme agli inquilini, dalle bombe che sganciavano gl’inglesi quando nella seconda guerra mondiale cercavano di colpire le artiglierie nemiche. Oggi è casa Zaccaria.
L’odore di carta con quel po’ d’umidità della terra per tenere il buono vino, almeno così qui crediamo: e solamente di queste cose sono intrise le nostre credenze.
Noi non crediamo, o crediamo altro, ed ascoltiamo ogni giorno che la psicoanalisi è un movimento di pensiero che muove e lavora da una credenza in un Dio o Più, ad una credenza in io (Io, Es, Super-Io) con altri.
La psicoanalisi non può che avviare i suoi passi (operare e partire) da un terreno di credenza.
La lotta, davvero la guerra, non va portata alle credenze in quanto tali - qui l’uso della ragionevolezza è più che sufficiente, ma contro le artiglierie clericali. Anche se ciò appare ridicolo data la dismisura delle forze in campo: è il nostro lavoro quotidiano, e con un inconscio sano si può!
Il lavoro importante di casa Zaccaria - attorno alla quale si gioca un piccolo pezzo di futuro della psicoanalisi italiana - sta nel lavorare per creare le condizioni di spazio affinché passi il concetto di norma soggettiva accompagnata da un secondo giudizio (sociale) che all’ostello individuiamo e proponiamo nel concetto di laico. Ciascuno è figlio.
Il progetto di casa Zaccaria - la casa del figlio - è rifondare sulla norma del soggetto la ragione dei propri sentimenti, paure, incertezze, per riscoprire la forza della fondatezza del proprio desiderio sereno, gaio e pacifico di bimbo nella propria storia di individuo che si consegna a se stesso per mettersi in atto nella convenienza e nella soddisfazione di un rapporto di scambio con/nel sociale.
Tra gli scaffali dell’ostello troviamo anche la questione della laicità: filo molto importante da tenere a galla. Ci siamo già occupati del versante laico psicoanalitico con le cortesie per gli ospiti (1997), un quaderno che tratta dei guai che lo psicoanalista non laico va incontro. Ma tutto il versante sociale è da sostenere e da comprendere.
Il secolo delle ideologie da cui siamo usciti, il '900, ci ha insegnato che la laicità non si contrappone alla religione, bensì a qualsiasi pretesa confessionale o ideologica di monopolizzare l'etica pubblica, negando pari dignità morale ad altre visioni etiche della vita. Il diritto deve limitarsi a un minimo etico all'interno della società. Ciò non vuol dire indifferenza a principi e valori, ma rinunciare all'uso autoritario del diritto, individuare i suoi limiti e la dimensione propria dell'etica.
L’Italia dell’artiglieria fascista non era uno stato laico: sono in troppi ancora oggi a pensare che uno stato sia laico solo quando non si fonda su una confessione religiosa; ebbene questo pensiero è sbagliato!
Laico è lo stato che non assume per legge alcuna visione etica, o comunque la meno elevata possibile rispetto alle ideologie. E certamente non su temi come la famiglia, il sesso, o la scienza, e in generale non attribuisce alle leggi, al diritto positivo, alcuna funzione "educativa". Pretese etiche o educative del diritto vanno respinte, provengano esse dalla Chiesa, dai partiti, o da qualsiasi normale istituzione che esprima la sua etica "buona", psicoanalisi compresa.
Tra gli appunti odorosi degli scaffali individuo alcuni passaggi ed alcune evidenze: dove il pericolo del nodo antropologico e della sua tragedia del secolo scorso sta nel tentativo di rifondare il sociale laico-etico sui miti biblici attraverso una morale privata e pubblica anche libera dalla promessa dell’aldilà, ma nell’offrirsi -fin dalla metà del secolo precedente- come antidepressivo, toccasana tautologico e autoreferenziale, non più magari viatico in attesa della resurrezione della carne, ma codice fondativo di una dottrina sociale che penetra fin dentro il singolo attraverso la storia della comunità che ne succhia l’individualità e lo inscrive a forza nella storia come fine di sé stesso, poi con un tratto di penna cancella la storia per farne mito e consegna la massa del cresciuto cretino allo stadio del Biscardo moltiplicandolo per far numero e consenso partecipativo al farsi mezzo in favore del Dio Pallone o altro Midia del sarai famoso, o della divinità di quella comunità attraverso la somministrazione della pastiglia: “Era destino!”.
Per esempio la sostituzione di una religione con un’altra è tipica della modalità junghiana.
Le tecniche orientali di meditazione, come le psicologie correnti oggi in università, aprono ampi spazi ad un sociale moderno attento solo a risolvere subito mediaticamente qualsiasi problema: il farmaco + mito diventa la formula più facile da spacciare per una credenza non da transfert psicoanalitico.
Ciò vuol dire che è molto più facile trasferire e spostare su terreni di credenza semplici ed a buon mercato la maggior parte delle persone.
Buoni pensieri
l'anima svelata psicoanalisi dove
poveruomo charta di cortesia
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