Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista - Torino

 
Torna Indietro

Chi sono

Sono psicoanalista.
Nato1 in Italia il 4 gennaio 1945 a Torino. I genitori abitavano a Ciriè, una cittadina che da Torino dista una ventina di chilometri, dove il padre Ettore dirigeva la cartiera De Medici, distante una mezz’oretta di strada a piedi dalla scuola elementare che ho frequentato. Vivevamo all’interno della fabbrica, dove mamma Zenobina organizzava e ri-governava: figlio, casa, giardino, orto e cartacce: montagne di carte di ogni tipo2 .
E’ stato il mio primo luogo polveroso ed odoroso d’esplorazione: dal bere, mangiare e dormire nello sporcarmi e risporcarmi.

Le notizie che ho raccolto dei Gramaglia risalgono alla fine del settecento, tempo in cui abitavano le colline di Torino e facevano gli osti. Dal 1848 il bisnonno Giovanni si è stabilito nel borgo detto di Madonna di Campagna dove ha avviato ed incrementato una stazione di posta con locanda e stallaggio per cavalli, disponendo di una numerosa famiglia.

Bronzo del bisnonno Giovanni.
All’età di 11 anni arriva a Madonna di Campagna.  n.1
Carta intestata: Stallaggio Belvedere, via Lanzo 244. n.2

Vi era arrivato all’età di undici anni col padre Michele, madre e sorella dai Colli di San Vito.


Pessinetto, I Roc
di cima La villa.  n. 86
Zenobina Casassa è nata a Lanzo torinese nel 1902. Vi abitava con la famiglia, anch’essa numerosa, ben presto trasferitasi nella vicina Pessinetto, paesino dove suo padre: Giuseppe - Cavaliere della Corona d’Italia, nei primi decenni del secolo è stato Direttore del Cotonificio delle Valli di Lanzo e Presidente della Casa Convitto della Divina Provvidenza. Dopo la II guerra, nell’ampia casa di famiglia in località “Roc cima la villa” con madre, zie e zio, ex podestà, vi ho trascorso ogni estate dei miei primi tre lustri di vita.
E’ stato il secondo luogo giocoso sacrale e fresco di esplorazione nel fare le mie faccende: né buone né cattive.
Di Ettore Gramaglia pittore, nato nel 1895 a Madonna di Campagna, ho pubblicato nel 2002 un Catalogo delle Opere con diversi commenti anche biografici dal titolo Dialoghi tra padre e figlio nelle edizioni LFLP.
Questo sito attinge le immagini dal libro, ivi riportate in “galleria”.

Interrotti i non brillanti studi tecnici all’università di Torino in matematica-informatica -nell’immaginario parentale avrei dovuto diventare ingegnere- ho iniziato nei primi anni settanta ad occuparmi di ciò che mi incuriosiva maggiormente: me & l’altro.
Mi sono iscritto a gruppi di psicologia del prof. Peluffo, a Palazzo Nuovo, fino alla laurea con una tesi “sui concetti di vuoto” discussa con il micropsicanalista svizzero Silvio Fanti.
Intanto il mio interesse si orientava sempre più attorno ai testi di Freud, che in quegli anni venivano pubblicati grazie a Paolo Boringhieri. Ho studiato anche a Vienna. Nel 1972 avevo già iniziato il percorso psicoanalitico con Giancarlo Bussano, psicoanalista torinese allievo e collaboratore di Cesare Musatti in Olivetti.

Integravo il sostegno economico che mi forniva la famiglia insegnando cultura alle scuole della Regione Piemonte, poi impiegato per costruire moduli d’insegnamento fino al 1980, anno nel quale, terminata l’analisi, fondo il Laboratorio Psicoanalitico di Formazione ed apro lo studio alle sedute ricevendo i primi pazienti e sottoponendo il mio lavoro clinico a ri-visitazione.

Negli anni appena successivi insieme ad altri compagni di lavoro iniziamo a sostenere pubblicamente un’idea della psicoanalisi lontana dai modelli terapeutici causali e direttivi della medicina. Attraverso un tenace lavoro con tante contraddizioni e correzioni gli anni ottanta sono di educazione all’apertura e alla semplificazione: per arrivare per un verso a prendere atto della legge 56/89 che in Italia istituisce l’Ordine degli psicologi e degli psicoterapeuti a cui sono iscritto all’albo del piemontese al n. 859.
Per l’altro verso a valutare ed a promuovere con illustri colleghi un tentativo fallito nella costituzione di un movimento psicoanalitico di lingua italiana sul territorio nazionale denominato Spaziozero.

Per giungere all’insuccesso accennato è stato importante per me ripartire da Parigi e Monaco con l’insegnamento di Lacan e della sua scuola attraverso i Cartels e l’analisi di controllo con Gennie Lemoine.
Con Elisabeth Geblesco, psicoanalista monegasca, e con diversi altri psicoanalisti abbiamo sviluppato apprezzabili lavori per il Laboratorio, che sono riportati nell’Annuario dello stesso, dove parecchi analizzandi torinesi vi hanno preso parte ed hanno scelto di formarsi con personaggi sicuramente di primo piano.
Esemplifico, ricordando in particolare due tra i riferimenti più indicativi ed incisivi: il pensiero di Giacomo Contri e i lavori prodotti con l’associazione internazionale di storia della psicoanalisi AIHP di Parigi.
E’ con il pensiero in lingua italiana dello psicoanalista Giacomo Contri che personalmente ritrovo la tranquillità del mio lavoro svolto nella soddisfazione dello riuscire a coniugare ciò che ascolto in seduta con il pensiero freudiano. E le mie pubblicazioni sono farcite di riferimenti al suo pensiero.
Così ho imparato a riconoscere la verità che si nasconde nelle teorie: ascoltando qualcuno che è sorpreso dall’ascoltarsi.

Insegnamento che in primis sono lieto di riconoscere al mio padre biologico e in questo lavoro ne offro testimonianza. Penso che grazie a lui per me sia stato più facile cogliere le relazioni di gioia, di piacere, di semplicità e di soddisfazione della vita perché le ho da sempre lette sul suo volto: quando arrivava a casa da una raccolta di funghi, da una pittura col cavalletto, da una gita con gli sci, da una nuotata, come nello scherzo che combinava alla moglie Bina, o in un complimento che le metteva lì: “bòn e bin cusinà sto pulastr” (buono e ben cucinato questo pollo), -con il “cit” (bambino) parlavano in italiano!-, in un sorriso di saluto lanciato ad un amico, o nel compiacimento per il figlio che ci sapeva fare con la geometria.

Quel banale importante che fa il ricordo della mia storia e che ha permesso di portarmi al di là delle difficoltà d’interpretazione che Lacan mi procurava: dai quattro discorsi al discorso di ciascuno, se non ci fosse stato il mio lettore personale che Freud aveva scoperto, e che il percorso analitico mi ha fatto incontrare e ri-acquisire: il mio tesoro, la mia norma soggettiva.
Quello di cui oggi in Italia Contri offre così bene sprazzi di luce.

Corrispondente italiano dell’AIHP ho lavorato diversi anni con Alain de Mijolla alla rilettura della storia della psicoanalisi in Italia con diversi lavori che vengono riportati qui in “Laboratorio”.

Tanti altri soggetti sono stati fonti importanti e significative per la storia mia e del Laboratorio, ed ivi vi compaiono: qui a me spetta un ringraziamento a ciascun nominato.




E il lavoro avrà un seguito.

 

1 Ecco la mia culla costruita dal padre falegname
n. 60 La culla
n. 63 Pediera
2Questi sono i miei giocattoli, progettati e costruiti da Ettore

n.70

n.71

n.72


n.76


n.73

n.74

n.75

 

Copyright 2008 Giancarlo Gramaglia - Tutti i diritti riservati
Iscritto all'Albo Ordine Regione Piemonte n. 859 del 28/9/'89 libero professionista abilitato alla psicoterapia - P.IVA 05247040016