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Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

Le affezioni amorose: Passione

Passione è una parola che produce molta confusione nel pensiero umano. La passione presuppone il concetto di un destino umano naturale (e quindi incontrollabile), che conduce quasi sempre ad una tragica conclusione. Per molti scrittori "Passione" è un sentire affettivo capace di produrre fusione/possesso tra due individui, dove l’attività del pensiero non è mai neppure lontanamente considerata. Un sentire che produce, inoltre, ulteriori sentimenti negativi, come il dolore/mancanza. Fino a giungere alla distruttività di se stessi e degli altri. Come recuperare, allora, questo affetto in modo positivo? Ritrovando la consapevolezza individuale che anche la passione è un affetto, e prevede un movimento attivo di pensiero e azioni verso gli altri, al fine di produrre beneficio reciproco. Potremmo definire la passione come l' affetto che realizza concretamente questo pensiero: IL TUO PIACERE È ANCHE IL MIO. Solo in questa dimensione "accogliente" possiamo evitare le angosce e le violenze, che psicopatologicamente ogni passione può determinare. 

Le affezioni amorose: Eros

Eros da sempre è una parola centrale quando parliamo d'amore, anche nella cultura di oggi. L'eros è sempre stato al centro di riflessioni teoriche che l'hanno identificato con l'istinto naturale: ovvero l'idea (errata) di un agire umano irrazionale ed incontrollabile, a volte fonte di violenza o di comportamenti moralmente deprecabili. Suggerisco, invece, di pensare l'eros come una ricca produzione del pensiero umano: un qualcosa in più, che aggiunge piacere ed eccitamento all'incontro amoroso di due soggetti. Forse, in questo modo, si andrà a liberare l'eros da tutti quei limiti negativi in cui la cultura lo ha costretto, riportandolo all'interno di quei pensieri e quelle azioni umane che riguardano il "ben trattare", il trattare con cura amorosa. Azioni e pensieri che non sono per nulla irrazionali, né moralmente riprovevoli.

Le affezioni amorose: Fusione

Fusione è un'altra parola molto utilizzata in ciò che comunemente viene definito amore. Rimanda all' antica idea mitico-filosofica che prevede un "Uno originario" nel quale un tempo si sarebbe concentrata la perfezione dell'amore. In realtà, questo "Uno" non esiste, ma ha il potere di danneggiare gravemente, ancora oggi, pensieri ed azioni umani rispetto all'amore. Nella presunta "Fusione amorosa" gli individui scompaiono. I soggetti umani, così come le loro azioni d' amore verso l'altro spariscono o sono ininfluenti. Insomma, nell'idea di Fusione le due posizioni fondamentali di un rapporto amoroso, cioè il soggetto e l' altro, vengono cancellate. L' "Uno" della presunta fusione amorosa è una vera e propria psicopatologia, paragonabile a quella di quei gruppi/massa che nel sociale e nella storia hanno compiuto gravi e numerose violenze e delitti. "Fusione", in amore, dovrebbe essere sostituita da un' altra parola: "Appuntamento": un atto voluto e realizzato da due soggetti che ,nella loro chiara distinzione e differenza, si incontrano per produrre amore. E non fusione. 

Le affezioni amorose: Possesso

La parola possesso nei rapporti d'amore è, purtroppo, molto usata. In amore ci sembra normale pensare l'altro, se non come "proprietà", almeno come esclusivo. Stipuliamo accordi di esclusività che eliminano ogni possibilità di altri rapporti. Se ci facciamo caso, la possessività viene trasmessa già nei rapporti familiari di parentela, dove quasi automaticamente ripetiamo: "Mio padre, Mia figlia, Mio fratello", e così via. E' un vero e proprio pensiero di comando, una legge non scritta (e in alcune culture anche scritta) che si inserisce nel normale rapporto di relazione tra gli individui, andando a dominare (e minare) con prepotenza il desiderio di soddisfazione di ognuno. In altre parole, il rapporto d'amore si svuota di autenticità. A causa di questa legge indiscutibile, infatti, che diventa verità non contestabile, i soggetti del rapporto vengono ridotti a simboli e ruoli fissi e immutabili (marito, moglie, figlio, ecc.) che portano il soggetto a smettere di essere persona per interpretare la funzione prevista dal ruolo. "La buona madre si comporta così, il buon padre fa così, il vero amico fa questo", e così via. Nel rapporto fatto di possesso è impossibile arricchirsi reciprocamente: esiste solo una sorta di consumo di capacità e disponibilità dell'altro. Fino alla distruzione, anche fisica, dell'altro. Basta leggere i giornali: l'altro, una donna ad esempio, una fidanzata, ridotta a "sagoma" che quando si ribella ed esce dal suo ruolo presupposto, può anche essere violentata, uccisa. 

Le affezioni amorose: Mancanza

La mancanza è una parola molto usata nei discorsi che riguardano l'amore e i rapporti, sempre ad indicare uno stato individuale di sofferenza. A partire dall'antica idea che l'amore è fatto di una "Unità" composta da due parti e, se una di queste manca, l' individuo è condannato a una dolorosa incompletezza. Ma questo non è vero, è un'illusione culturale. E' vero invece che il soggetto, l'individuo umano, è completo di per sé e viene eccitato dal suo unico potere: quello pulsionale. Ovvero, la spinta a muoversi verso un altro in cerca di soddisfazione per lavorare con un altro alla costruzione di un rapporto reciprocamente soddisfacente. Quando invece, al posto del lavoro d' amore osserviamo l'innamoramento (ovvero la sottomissione a quella falsa idea di "Unità" composta da due parti"), allora ecco che vediamo insorgere la dipendenza affettiva. E allora si che, in assenza di una parte, proveremo mancanza, incompletezza, sofferenza. Ma se invece il rapporto produce quei risultati che vengono dal "trattarsi bene" reciproco, non può esserci mancanza, neppure in caso di assenza fisica dell'altro, perché l' individuo conserverà sempre la ricchezza di pensiero sviluppata con l'altro. Potremmo dire che "Mancanza", in amore, sia la "Paura di perdere l'amore", laddove l'amore non si fonda sulla concreta soddisfazione reciproca, ma su emozioni ideali, come quella del " mi sono perso nei tuoi occhi" che rimandano ad un'illusoria fede reciproca. In sostanza, è paura del niente.

Riprendono le attività

Mercoledì 27 settembre 2017 riprendono le attività del Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica.
Quest'anno tratteremo il tema dell'amore e della differenza tra innamoramento - in amore mento - nel quale regna la patologia  e amore profittevole e sano dove c'è guadagno reciproco.
Lo psicoanalista Giancarlo Gramaglia coordina i lavori e gli interventi dei collaboratori che di volta in volta propongono materiale cartaceo o audiovisivo da commentare.
La cadenza è quindicinale con ingresso libero.

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