LFLP

Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

Ultimo appuntamento dell'anno

Questo mercoledì 20 dicembre ultimo appuntamento al seminario Amore versus Innamoramento. Ci daremo appuntamento a gennaio con il nuovo programma.

 

27 settembre: introduzione al seminario 2017/18                        cel20 sm2
A cura di Giancarlo Gramaglia

11 ottobre: Il destino di un innamoramento.
W. Shakespeare Romeo e Giulietta.
A cura di Tiziana Bonollo.

25 ottobre: Solo per amore.
Giovanni Veronesi Per amore, solo per amore
A cura di Flavia Giacometti.

8 novembre: Solo per amore.
P. F. Campanile Per amore, solo per amore.
A cura di Flavia Giacometti.

22 novembre: Il colpo di fulmine.
C. Pavese Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
A cura di Roberto Bertin

6 dicembre: L’amore che strappa i capelli.
Indagine sulle canzoni che parlano d’amore.
A cura di Ernesto Rinaldi.

20 dicembre: Dall’ideale alla relazione.
A cura di Maurizio Forzoni.

Jeff Koons 
Hanging Heart

 

Le affezioni amorose: Anima

Anima parola dalle origini filosofiche molto antiche, che da Platone in poi ha usurpato l' io/corpo individuale come titolare delle questioni d' amore. Il pensiero platonico ha condotto ad innalzare l' anima a dominatrice assoluta del corpo, che viene così ridotto a strumento sottomesso all'anima e al suo servizio. Di qui si è sviluppata l' idea di anima come "Amore alto" e corpo come "Amore basso" e ben presto l'anima è diventata l'unica sede di sentimenti sublimi, gli unici a poter essere definiti come "Vero amore". Così, psicopatologicamente, l'anima ha preso il posto dell' io/corpo come competente alla legge del soggetto, riducendo il corpo a poco più che un incontrollabile oggetto istintuale. L'anima, invece, non è altro che una teoria astratto-ideale sede di povere e-mozioni e sentimentalismi romantico-mistici. L'anima è nulla e in quanto nulla non può produrre nessuna soddisfazione e nessun rapporto di beneficio reciproco (o partnership).

Le affezioni amorose: Speranza

Speranza è l'inerzia del "povero innamorato" che non fa nulla, ma spera di essere ricambiato. Speranza è quindi il nome del non-muoversi, di un atto scambiato erroneamente per amore, dove non c'è movimento dei soggetti uno verso l' altro, ma attesa miracolistica che arrivi una specie di grazia elargita da qualche mitologica divinità dell'amore. Dove il pensiero è speranza, è impossibile ri-conoscere il rapporto come lavoro soddisfacente con altri: vediamo solo l'azione illusioria di un inesistente destino, che rende ovviamente l'azione umana inutile o di poco conto. La speranza è, purtroppo, un pensiero ricorrente nella cosiddetta poesia amorosa, utilizzata per giustificare la melanconia del poeta e di chi lo legge. In realtà la speranza non fa che fissare il rapporto in una inutile, romantica attesa. 

Le affezioni amorose: Misericordia

Misericordia si tratta di un errore amoroso. E' l'idealizzazione del gesto d'amore per farne ideale spirituale trattando gli individui come se fossero segnati dalla povertà. All'atto misericordioso non interessa infatti instaurare rapporto di scambio e beneficio con l'altro, ma soltanto realizzare un impossibile amore disinteressato, all'interno di posizioni di rapporto in cui c'è "chi dà" e "chi riceve". Nel sociale di oggi la misericordia sostituisce sempre di più il vero "incontro" amoroso e ne fa un inutile tentativo di difesa pur di non riconoscere l'altro come "mezzo" di una soddisfazione reciproca. Allora, superare la misericordia, che conserva e riproduce la povertà fra i soggetti, significa lavorare a produrre partnership libera da teorie sull'amore ideale e disinteressato che escludono sempre dal rapporto il beneficio reale, riducendolo a un "presunto bene". Come se l'altro questo bene non lo avesse e non fosse in grado di produrlo senza l'intervento salvifico di un "misericordioso".

Scuola alla prova dell'appuntamento

MIUR FRONTE

 

Da lunedì 27 novembre sono aperte le iscrizioni al corso.

(...) In fondo li amavamo molto,
se appena ce ne davano motivo; 
non so se tutti i nostri insegnanti se ne sono accorti.

S.Freud, Psicologia del ginnasiale, 1914, vol.7, pag. 477-480


Il corso propone risorse per rapporti proficui all'interno della scuola, in particolare tra insegnanti e allievi, attingendo dall'eredità del pensiero freudiano.
Si terrà presso la sede LFLP in via Assisi 6 a Torino.

I MODULO: Educare: una questione di soddisfazione.
Martedì 6 febbraio 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
Presentazione del corso.
La scuola è in salute?
Il vantaggio del pensiero freudiano a scuola, con Giancarlo Gramaglia, psicologo e psicoanalista.
Giovedì 22 febbraio 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
A scuola con soddisfazione, con Giovanni Callegari, psicoanalista.

II MODULO: Da cosa si riparte per educare?
Martedì 6 marzo 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
Pensiero e azione dell’insegnante come imprenditore a scuola, con Maurizio Forzoni, difensore della salute.
Sabato 24 marzo 2018 dalle ore 15.00 alle ore 17.30: La scuola dei talenti, con Luigi Campagner, psicoanalista.

III MODULO: La scuola è luogo dell’appuntamento.
Giovedì 5 aprile 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
Il rapporto insegnante-allievo-genitore come partnership che produce risultati affettivi e di conoscenza, con Giancarlo Gramaglia, psicologo, psicoanalista.
Martedì 17 aprile 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
Appuntamento ad arte, con Ernesto Rinaldi, artista.

IV MODULO: Atti per il ben stare.
Martedì 8 maggio 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
La performing art come strumento relazionale con Roberto Bertin, performer teatrale, difensore della salute.
Martedì 15 maggio 2018 dalle ore 17.00 alle ore 19.30:
La performing art come strumento relazionale con Roberto Bertin, performer teatrale, difensore della salute.

I docenti possono utilizzare il bonus annuale di euro 500,00 consentito dalla Carta Docente. Il costo del corso è di 250 euro.
E’ possibile frequentare uno o più moduli, il costo di un modulo è 65 euro.

Gli insegnanti interessati sono invitati ad iscriversi telefonando al n. 011.2162736 dalle ore 9,30 alle ore 10,30 oppure inviando e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

Le affezioni amorose: Infinito

Infinito in amore, è una parola fortemente capace di inganno. Si lega, ad esempio, ad un'idea di amore ingannevole che incontriamo nella frase "La Madre ama". Madre in maiuscolo, perché si riferisce non ad una madre (o padre) reali, ma ad una assoluta figura materna che ama sempre all' "infinito". Una figura illusoria, perché le madri (come i padri) vanno giudicate/i una ad una realmente, non come "infinite" nel loro amare. Il problema, poi, è che questa parola finisce per generare un pensiero sull'amore che si fissa nel bambino per arrivare fino all' adulto: il concetto di "Amore essenziale, infinito". Così, si arriva a definire come tali tutti i rapporti amorosi. Come dire: se non è infinito, non è vero amore. L'idea di infinito, poi, rimanda anche a quella di Dio o di un leader ed impone rapporti ideal identificati, preimpostati, dove il soggetto si dissolve nella massa, ovvero un insieme di soggetti senza pensiero. Bisognerebbe dunque scrivere e pensare questa parola come "in-finito", per darle un valore reale che indichi la possibilità di partnership fra due o più soggetti, senza idealizzazioni: rapporti autentici fondati sullo stimolo e lo scambio di benessere reciproco, dove non si perda a dimensione la dimensione temporale del rapporto con gli altri, che ha dei precisi limiti. Insomma, è necessario liberarsi di tante idee astratte e presupposte sull' infinto che la cultura, da sempre, impone. 

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