LFLP

Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

Le affezioni amorose: fusione

Fusione è un'altra parola molto utilizzata in ciò che comunemente viene definito amore. Rimanda all' antica idea mitico-filosofica che prevede un "Uno originario" nel quale un tempo si sarebbe concentrata la perfezione dell'amore. In realtà, questo "Uno" non esiste, ma ha il potere di danneggiare gravemente, ancora oggi, pensieri ed azioni umani rispetto all'amore. Nella presunta "Fusione amorosa" gli individui scompaiono. I soggetti umani, così come le loro azioni d' amore verso l'altro spariscono o sono ininfluenti. Insomma, nell'idea di Fusione le due posizioni fondamentali di un rapporto amoroso, cioè il soggetto e l' altro, vengono cancellate. L' "Uno" della presunta fusione amorosa è una vera e propria psicopatologia, paragonabile a quella di quei gruppi/massa che nel sociale e nella storia hanno compiuto gravi e numerose violenze e delitti. "Fusione", in amore, dovrebbe essere sostituita da un' altra parola: "Appuntamento": un atto voluto e realizzato da due soggetti che ,nella loro chiara distinzione e differenza, si incontrano per produrre amore. E non fusione. 

Le affezioni amorose: possesso

La parola possesso nei rapporti d'amore è, purtroppo, molto usata. In amore ci sembra normale pensare l'altro, se non come "proprietà", almeno come esclusivo. Stipuliamo accordi di esclusività che eliminano ogni possibilità di altri rapporti. Se ci facciamo caso, la possessività viene trasmessa già nei rapporti familiari di parentela, dove quasi automaticamente ripetiamo: "Mio padre, Mia figlia, Mio fratello", e così via. E' un vero e proprio pensiero di comando, una legge non scritta (e in alcune culture anche scritta) che si inserisce nel normale rapporto di relazione tra gli individui, andando a dominare (e minare) con prepotenza il desiderio di soddisfazione di ognuno. In altre parole, il rapporto d'amore si svuota di autenticità. A causa di questa legge indiscutibile, infatti, che diventa verità non contestabile, i soggetti del rapporto vengono ridotti a simboli e ruoli fissi e immutabili (marito, moglie, figlio, ecc.) che portano il soggetto a smettere di essere persona per interpretare la funzione prevista dal ruolo. "La buona madre si comporta così, il buon padre fa così, il vero amico fa questo", e così via. Nel rapporto fatto di possesso è impossibile arricchirsi reciprocamente: esiste solo una sorta di consumo di capacità e disponibilità dell'altro. Fino alla distruzione, anche fisica, dell'altro. Basta leggere i giornali: l'altro, una donna ad esempio, una fidanzata, ridotta a "sagoma" che quando si ribella ed esce dal suo ruolo presupposto, può anche essere violentata, uccisa. 

Le affezioni amorose: mancanza

La mancanza è una parola molto usata nei discorsi che riguardano l'amore e i rapporti, sempre ad indicare uno stato individuale di sofferenza. A partire dall'antica idea che l'amore è fatto di una "Unità" composta da due parti e, se una di queste manca, l' individuo è condannato a una dolorosa incompletezza. Ma questo non è vero, è un'illusione culturale. E' vero invece che il soggetto, l'individuo umano, è completo di per sé e viene eccitato dal suo unico potere: quello pulsionale. Ovvero, la spinta a muoversi verso un altro in cerca di soddisfazione per lavorare con un altro alla costruzione di un rapporto reciprocamente soddisfacente. Quando invece, al posto del lavoro d' amore osserviamo l'innamoramento (ovvero la sottomissione a quella falsa idea di "Unità" composta da due parti"), allora ecco che vediamo insorgere la dipendenza affettiva. E allora si che, in assenza di una parte, proveremo mancanza, incompletezza, sofferenza. Ma se invece il rapporto produce quei risultati che vengono dal "trattarsi bene" reciproco, non può esserci mancanza, neppure in caso di assenza fisica dell'altro, perché l' individuo conserverà sempre la ricchezza di pensiero sviluppata con l'altro. Potremmo dire che "Mancanza", in amore, sia la "Paura di perdere l'amore", laddove l'amore non si fonda sulla concreta soddisfazione reciproca, ma su emozioni ideali, come quella del " mi sono perso nei tuoi occhi" che rimandano ad un'illusoria fede reciproca. In sostanza, è paura del niente.

Riprendono le attività

Mercoledì 27 settembre 2017 riprendono le attività del Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica.
Quest'anno tratteremo il tema dell'amore e della differenza tra innamoramento - in amore mento - nel quale regna la patologia  e amore profittevole e sano dove c'è guadagno reciproco.
Lo psicoanalista Giancarlo Gramaglia coordina i lavori e gli interventi dei collaboratori che di volta in volta propongono materiale cartaceo o audiovisivo da commentare.
La cadenza è quindicinale con ingresso libero.

 VOLANTINO DEFINITIVO2 1

 

Il pensiero di natura è bussola

Un po’ di storia

Quando nel 1992 mi avvicinavo a La Bussola1 accarezzavo l’ipotesi  che potesse diventare uno strumento che ci permettesse di penetrare in quell’insulso mondo psicopatologico delle competenze della psicologia universitaria e sociale che si era venuto a costituire in città dopo la legge Ossicini del ’89.
M’illudevo che, con l’aiuto di alcune figure intraprendenti con le quali lavoravo, si potessero ancora seguire le tracce che conservavo nei ricordi di quasi vent’anni prima, quando la psicologia muoveva i primi passi a Torino, e Musatti da Ivrea aveva lasciato un’impronta che Boringhieri concretizzava, dove la Micropsicoanalisi e la SPI quasi si bilanciavano nel dire del prof. Peluffo, mentre il prof. Francioni invitava Lacan al Circolo Culturale torinese2
Cercavo di fare arrivare la bussola a chicchessia, ma non era nemmeno stato sufficiente portare Contri a Collegno, invitandolo a parlare della sanità dell’inconscio, perché non era venuta anima viva a prestarci attenzione e nemmeno durante tutto un intero anno di seminario3.

La sanità dell'inconscio - Parte prima

Sulla virtù del sapersi difendere con efficacia1

OSPEDALE PSICHIATRICO DI COLLEGNO (TO)

11 giugno 1992

 di Giacomo B. Contri

Giancarlo Gramaglia 
Ho il piacere d’introdurre i lavori con una breve nota. Il pensiero e lo sviluppo del lavoro di Giacomo Contri sono stati per noi quest'anno il riferimento unico, importante, attorno al quale abbiamo elaborato tutte le nostre attività, nei termini della vocazione che lui va insegnando. Lo scorso anno al Laboratorio abbiamo incontrato Il Lavoro Psicoanalitico su "La questione laica", dove la domanda che premeva era: si può sperare di operare in una comunità psicoanalitica competente? Competente nelle leggi che quest'anno abbiamo cercato di esplicare. Sarebbe - credo - anche buona cosa interrogarsi sul marasma della psicologia; sono grato a Contri ed allo Studium Cartello (Scuola Pratica di PsicologiaIl Lavoro PsicoanaliticoEnciclopedia), sulla spiegazione del perché in Italia convenga occuparsi di psicologia e di psicoanalisi. Convenire è un venire da più parti per la medesima ragione, e mi auguro che, ascoltando Contri sulla sanità dell'inconscio, possiate convenirne anche voi. Grazie a Contri per essere qui, e buon ascolto.

Giacomo Contri 
Grazie per la precisione e per la brevità. Sono venuto qui molto volentieri: grazie a chi mi ha invitato ed a voi, almeno suppongo in anticipo, pensando al lavoro che faremo. Questo potrebbe consistere in una introduzione non tanto lunga da parte mia, alcuni punti per fissare le idee e il seguito - lo vedremo e lo vedrete voi - potrebbe venire con dei quesiti. Non mi riferisco ai quesiti che si fanno nelle sale pubbliche o nelle conferenze, ma a quesiti che riguardino o temi già diventati interessanti per voi, oppure suscitati da me.
Devo dire che non vi conosco, non so che esperienza sia la vostra, su quale terreno, su quale fondo già lavoriate, se avete a che fare con la psicologia, la psichiatria, la psicoanalisi, o con qualsiasi altra cosa. 

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