LFLP

Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

Psicologia delle masse

30 novembre 2016

Ernesto Rinaldi

In Psicologia delle masse Freud precisa che cosa si intende per massa e cioè un gruppo di persone che si ritrovano concordi ad aderire ad un certo movimento di pensiero, che fanno capo ad un leader, un capo supremo, che incarna e porta avanti per tutti un certo ideale specifico.

Così si formano i partiti politici, le religioni, gli eserciti, i gruppi rivoluzionari, le organizzazioni di volontariato, i gruppi sociali, le associazioni di categoria ecc.

Nel gruppo, nella massa il soggetto perde la propria identità per assumerne una di gruppo più alta, che dà senso al suo sacrificio; anzi spesso è proprio quel sacrificio che viene sottolineato come un valore, un di più che non solo compenserebbe la perdita, ma farebbe acquistare al soggetto una valenza morale ulteriore.

Otre al sacrificio di identità personale si aggiunge una riduzione o rinuncia al personale piacere in vista di un piacere più grande uguale per tutti.

In questa situazione il legame affettivo tra gli aderenti diventa molto forte ed è la molla che può fare compiere azioni rischiose o di valore e che comunque ciascuno singolarmente non avrebbe mai potuto pensare di portare avanti. Nella massa sono fondamentali, importanti ed irrinunciabili: la divisa, un distintivo, la tessera, gli inni e tutta una serie di rituali che definiscono e rendono specifico il gruppo.

In particolare pare che nella massa tutto funzioni meglio, che le relazioni all’interno siano cementanti e proficue perché avviene come una specie di contagio affettivo.

Come avviene dunque che vengano dimenticate le contese e le pretese personali e venga accantonato quel narcisismo che cerca l’affermazione personale e che tende a considerare il proprio vantaggio esclusivo? Freud ci ricorda che ogni stretto rapporto emotivo contiene l’ambivalenza dei sentimenti, quindi un fondo di sentimenti di avversione e di ostilità che rimane inavvertito in virtù della rimozione.

Nella massa tutto pare funzionare meglio, ma questo avviene proprio per via della rimozione che anzi si rafforza, perché fa emergere quel sentimento di identificazione con il padre, che perso il suo ascendente, ora ricompare nelle vesti del capo in cui le virtù sono oltremodo moltiplicate ed esaltate.

Il gruppo soprattutto contiene in sé un’idea, un valore presupposto come taumaturgico e valido proprio in quanto presupposto ed assoluto e quindi superiore a ciascuno. Sono i termini indicati da: “La fede”, “La giustizia”, “L’uguaglianza”, “La bandiera” ecc.

Insomma sembra proprio che il soggetto da quando nasce in poi e anche quando diviene adulto non riesca a fare a meno di qualcosa che lo superi, che lo preceda autorevolmente. Che non riesca a rinunciare a perdersi negli occhi o nelle fanfaronate altisonanti di un altro.

Ciò che viene perso, abbandonato nella massa non è solo la propria identità, ma il soggetto perde, anzi non ha, la facoltà a pensare la propria soddisfazione perché ormai la sua l’ha barattata con quella del capo, è lui che incarna quell’ideale al quale offrire la rinuncia pulsionale.

Anche nell’innamoramento, anche in famiglia avviene questa perdita della propria facoltà giudicante, in effetti l’innamoramento è una massa ad due in cui si perde la singolarità e si stravede per l’altro che assume i connotati dell’ideale dell’amore, tanto da far dire al Cristianesimo che nel matrimonio si diventa una carne sola.

La competenza a riconoscere il diritto a dare moto alla soddisfazione trova la corretta strada nel fare intervenire un altro che alla sua maniera, cioè nella sua competenza completi la mia soddisfazione. La competenza o facoltà può essere solo del singolo.

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