LFLP

Laboratorio di Formazione e di Lettura Psicoanalitica

La sanità dell'inconscio - Parte terza

Giancarlo Gramaglia 
Mi veniva in mente una frase che sentiamo spesso, "il paziente si difende". Oggi abbiamo colto la patologia di questo "psico", che normalmente dice: "Ah! Problema: il paziente si difende!". Mi verrebbe da dire: "Meno male che si difende"! Questa è proprio un po' una riflessione a caldo sul ribaltamento dell'idea di difesa che oggi abbiamo sentito, perché la psicologia e la psicoanalisi parlano di difesa in termini di offesa, cioè bisogna togliere le difese, quindi bisogna andare ad offendere. 

Giacomo Contri 
Sono d'accordo col richiamo alla parola difesa. Forse sapete che Freud aveva chiamato la nevrosi, "nevrosi o neuropsicosi da difesa". Un giorno ha detto: "Va benissimo, se però noi guardiamo dalla parte di chi è patogeno, noi dovremmo parlare di offesa" e in particolare le perversioni verrebbero chiamate neuropsicosi da offesa. 
Ma proseguo. Ingenuità - di cui ho parlato - significa non difesa. Non difesa rispetto a che cosa? Non è affatto rispetto alle botte, in fondo neanche ai rimproveri. È ingenuità e l’assenza di difesa con incapacità intellettuale di cogliere a quale dimensione mi sta facendo passare l'altro: è il pensiero dell'altro che non riesco a cogliere. È questa l'ingenuità, che prima ho de- scritto come passaggio dal registro del piacere al registro del dovere, come il passaggio patogeno, passaggio offensivo. 

La sanità dell'inconscio - Parte seconda

Giacomo Contri 
Non so quale sia la vostra formazione, cultura, in questa cosa, ma vi propongo una frase detta da qualcuno che non è certo l'ultimo arrivato negli ultimi decenni, che addirittura è stato formale e brutale a questo riguardo; la sua definizione è: l'uomo è un animale malato.
All'interno della stessa teoria di questa persona, esistono soltanto o malattie diverse, o modi diversi di convivere con il proprio essere malati. Anche frasi come questa è possibile che le abbiate sentite, perché ormai espressioni del tipo: "imparare a convivere col proprio sintomo, imparare a convivere con la malattia", sono frasi che si leggono anche sui cantoni, non dico ancora che siano diventate dei murales, ma quasi. 
Allora provo a dare un contenuto alla mia osservazione che invece si parte sani, psichicamente sani. 
Al momento, con la formula che mi viene ora, direi che si parte sani per la sola ragione che si parte, che c'è un punto di partenza e che questo punto di partenza è materiale, per meglio dire, sensibile. 
Qual è il punto di partenza sensibile osservabile, descrivibile che, per il solo fatto di essere quel punto di partenza coincide, equivale con l'essere sano? 
La risposta è semplice. Fa parte di quelle semplicità di cui parlavano gli scienziati di una volta quando dicevano: "una buona formula scientifica è quella che riesce a formularsi in termini semplici ed eleganti". Non so se vi consta questa espressione, è un classico. La salute psichica consiste, si de- scrive, s’individua, la individuiamo nel solo fatto che c'è un punto di partenza. Dire che c'è un punto di partenza equivale a dire che si parte sani, e questo punto di partenza è il fatto, il puro e semplice fatto descrivibile, osservabile che c'è lì una cosa, che del tutto correttamente chiamiamo organismo. 

La sanità dell'inconscio - Parte prima

Sulla virtù del sapersi difendere con efficacia1

OSPEDALE PSICHIATRICO DI COLLEGNO (TO)

11 giugno 1992

 di Giacomo B. Contri

Giancarlo Gramaglia 
Ho il piacere d’introdurre i lavori con una breve nota. Il pensiero e lo sviluppo del lavoro di Giacomo Contri sono stati per noi quest'anno il riferimento unico, importante, attorno al quale abbiamo elaborato tutte le nostre attività, nei termini della vocazione che lui va insegnando. Lo scorso anno al Laboratorio abbiamo incontrato Il Lavoro Psicoanalitico su "La questione laica", dove la domanda che premeva era: si può sperare di operare in una comunità psicoanalitica competente? Competente nelle leggi che quest'anno abbiamo cercato di esplicare. Sarebbe - credo - anche buona cosa interrogarsi sul marasma della psicologia; sono grato a Contri ed allo Studium Cartello (Scuola Pratica di Psicologia, Il Lavoro Psicoanalitico, Enciclopedia), sulla spiegazione del perché in Italia convenga occuparsi di psicologia e di psicoanalisi. Convenire è un venire da più parti per la medesima ragione, e mi auguro che, ascoltando Contri sulla sanità dell'inconscio, possiate convenirne anche voi. Grazie a Contri per essere qui, e buon ascolto.

Giacomo Contri 
Grazie per la precisione e per la brevità. Sono venuto qui molto volentieri: grazie a chi mi ha invitato ed a voi, almeno suppongo in anticipo, pensando al lavoro che faremo. Questo potrebbe consistere in una introduzione non tanto lunga da parte mia, alcuni punti per fissare le idee e il seguito - lo vedremo e lo vedrete voi - potrebbe venire con dei quesiti. Non mi riferisco ai quesiti che si fanno nelle sale pubbliche o nelle conferenze, ma a quesiti che riguardino o temi già diventati interessanti per voi, oppure suscitati da me.
Devo dire che non vi conosco, non so che esperienza sia la vostra, su quale terreno, su quale fondo già lavoriate, se avete a che fare con la psicologia, la psichiatria, la psicoanalisi, o con qualsiasi altra cosa. 
Ad ogni modo, dall'aver detto ciò, prendo subito questo spunto. So e sappiamo per esperienza sufficiente, più che sufficiente, fino alla nausea, che sugli argomenti, di cui a suo tempo iniziarono a parlare gli psicoanalisti, Freud per primo ed ultimo, una delle mie idee è che Freud resta il primo ed ultimo, non c'è stato quello che nella psicoanalisi si chiama un progresso, come nelle scienze si può parlare di un progresso della fisica. Questa è una delle cose con cui sono d'accordo con Lacan. 
La psicoanalisi, per mettere lì un termine di paragone o, se preferite, una norma, tanto è la stessa cosa - la parola norma è diventata purtroppo una brutta parola, un po' da vigile urbano nel migliore dei casi, o da giudice penale nel peggiore dei casi, mentre il concetto di norma è un concetto molto preciso, è il concetto di squadra. Avete presente la squadra, per avere un termine di paragone dal quale ci si può anche discostare, e magari, in determinate circostanze, per certi motivi può essere opportuno e normale discostarsi, ma è un termine di paragone. È normale, limpido, la squadra vuole dire 90 gradi, che moltiplicati per quattro danno 360 gradi, ossia la circonferenza è proprio una norma, nel senso più elementare e quasi banale della parola. - Dicevo, la psicoanalisi ha prodotto (nel senso anche teatrale del prendere e mettere lì, di mettere davanti agli occhi o agli intelletti un termine di riferimento che faccia da paragone) la conseguenza che non sarebbe stato più possibile per la psicoanalisi avere o poter avere un progresso. Ciò che rispetto alla psicoanalisi si poteva avere, era la seguente alternativa: o l'assunzione di questo suggerimento, di questa proposta - la proposta di una certa idea, di una certa norma, e quindi l'assunzione di questa stessa norma -, oppure il rigetto di essa. 
Dal punto di vista degli operatori della psicoanalisi non si poteva avere un progresso (come si dice che rispetto a Newton la scienza, la fisica ha fatto certi progressi fino a smantellare una parte del paradigma iniziale di Newton), ma si poteva avere o una ulteriore chiarezza di quella stessa norma, o un regresso. 
Effettivamente si constata che gli psicoanalisti, rispetto alle idee elementari di Freud, a quella che paragono ad una norma, come ho detto prima, sono più in regresso oggi che non nello stato di ieri di assunzione. Assunzione di alcune e poche, ma limpide idee di Freud, anzi pochissime. 
Se dovessi dire quante sono le idee di Freud, forse sarebbe il caso di numerarle fino a due, quelle che vanno sotto la parola inconscio, e sotto la parola pulsione; o forse sarebbe il caso di numerarle fino a tre, aggiungendo cioè la patologia, come un terzo caso rispetto a norma e pulsione, ossia un allontanamento o una deviazione rispetto a questi due primi termini; o forse fino a quattro, ma non credo che si possa andare oltre a quattro, oltre a pulsione, inconscio e patologia, come patologia di ciò che pulsione e inconscio sono, così come si dice che una pulpite è una patologia rispetto al dente sano. 
Dicevo che c'è un quarto termine vago, super-vago, il termine che adesso introduco, che è il termine che usava Freud stesso, che è la cultura. Che cosa poteva voler dire la cultura in Freud? La cultura in Freud voleva dire l'ambito dentro cui ci si ammala, e senza quel tale ambito (la cultura - in tedesco suona uguale, semplicemente con la k, degno della lingua tedesca - grossomodo voleva dire la civiltà, anche se i due concetti sono stati distinti) l'ammalarci non si darebbe. 
Adesso ho appena messo lì questo termine, fra un momento lo riprenderò, perché la domanda, l'idea centrale ed unica che provo ad esporre brevemente - ma poi ne parleremo più ideologicamente - è questa: alla domanda se abbia un senso, una legittimità, una plausibilità asserire che esiste la salute psichica, la sanità psichica, questa domanda è suscettibile di avere solo la risposta sì o no. All'interno di questo sì o no si possono fare tutte le distinzioni, ma anzitutto esiste questa alternativa: è sì. 
Ora se si risponde sì, ed è ciò che dico, è ciò che cerco ora di dimostrare, allora si tratta di rispondere ad un'altra domanda: che cosa consente che si dia malattia rispetto a una salute di origine, di partenza, iniziale?

Economia

 30 marzo 2016

Giancarlo Gramaglia

Quando si parla di economia solitamente, in questa cultura, si pensa ad un concetto che è strettamente collegato con gli aspetti finanziari ed al denaro.
Nel linguaggio viene comunemente usato “economicamente non ce la faccio” oppure “ quel tale economicamente sta bene” per indicare che possiede dei soldi. 

In questo modo si confonde e mal si utilizza il termine economico per indicare l’aspetto finanziario. Nei fatti le due espressioni sono ampiamente distanti.
Con economia intendo indicare la risorsa che molto spesso non è collegata al denaro e nemmeno alla finanza. Parlo di ricchezza e di capacità dell’uomo e del bambino che sono doti e competenze, talenti che con la finanza sono parecchio distanti.Euromonete

Veniamo a Freud, egli ci insegna -e scrive per tutta la vita- che uno dei tre aspetti fondanti dell’uomo -li chiama anche spesso punti di vista - è quello economico, gli altri due sono il dinamico ed il topico. “Propongo che se riusciamo a descrivere un processo psichico nei suoi rapporti dinamici, topici ed economici la nostra esposizione venga chiamata Metapsicologia” (1915) pag 65, vol 8 OSF.

L’homo oeconomicus di Freud è l’uomo pulsionale, ma è evidente, che quando parliamo di pulsione, se non ammettiamo la precedenza logica, dell’instaurarsi del principio di piacere come principio di giudizio, non c’è né eccitazione, né spinta, né moto, né meta di soddisfazione.
La stessa instaurazione della pulsione implica un tempo logico in cui il principio di piacere precede, e questa non è una precisazione astratta, tanto per amore di sistema o al modo della vecchia scolastica: occorre esserci, incontrarsi, se non c’é un altro il lattante muore!
L’incontro è l’unico modo di produzione di ricchezza capace di costituire e di essere principio costituzionale di un regime di rapporti, che sia insieme economico e giuridico.
Va dunque riqualificato il significato e il contenuto della parola ricchezza, poiché il suo ridimensionamento linguistico è uno dei punti deboli che rende legittimo parlare di miseria dell’economia.

E’ come dire che i soldi sono di per sé ricchezza: è solo se sono capace di utilizzare il denaro nell’ordine di un appuntamento di lavoro che ci sarà ricchezza. Cioè è solo muovendosi
nella modalità economica, topica e dinamica che si produce ricchezza. Per questo nel mondo c’è enormità di miseria.
Se di economia si tratta, allora è di investimento.

E' permesso?

7 dicembre 2016

Ernesto Rinaldi

Ritengo la scrittura di Freud per me, esemplare; nel senso che la pongo come esempio che cerco di imitare negli intenti, perché credo che possa servirmi per procedere nell’acquisizione del senso stesso delle affermazioni e dei concetti che presenta.
Preciso meglio il termine scrittura. Per scrittura intendo il corpo stesso di questa; cioè il modo e l’uso di un certo tipo di vocaboli e di una certa forma di procedere della frase. Freud nel costruire il periodo, pur nella sua precisione, risulta deduttivo e circostanziale e mai impositivo, vi è un uso frequente di verbi coniugati al condizionale che indicano: possibilità.
Freud non scrive: “è così perché lo dico io”, ma: “date le circostanze sopra espresse ritengo che......, mi pare che......., penso che così si possa concludere.....”.

Ho tra le mani il vol. 2 delle OSF, a pag. 295 leggo: “Desidero sostenere, basandomi su un accurato esame dei fatti, che quest’ultima ipotesi corrisponde effettivamente......” a pag. 357: “Si segua ora per cortesia, lo stesso ragionamento anche a proposito degli isterici...”.
Dal vol. 8 pag. 105: “Sarebbe parimenti infruttuoso dal punto di vista scientifico e da quello terapeutico se ci mettessimo a contraddire l’ammalato che rivolge tali accuse contro il proprio Io. In qualche modo egli deve pur avere ragione”.

Psicologia delle masse

30 novembre 2016

Ernesto Rinaldi

In Psicologia delle masse Freud precisa che cosa si intende per massa e cioè un gruppo di persone che si ritrovano concordi ad aderire ad un certo movimento di pensiero, che fanno capo ad un leader, un capo supremo, che incarna e porta avanti per tutti un certo ideale specifico.

Così si formano i partiti politici, le religioni, gli eserciti, i gruppi rivoluzionari, le organizzazioni di volontariato, i gruppi sociali, le associazioni di categoria ecc.

Nel gruppo, nella massa il soggetto perde la propria identità per assumerne una di gruppo più alta, che dà senso al suo sacrificio; anzi spesso è proprio quel sacrificio che viene sottolineato come un valore, un di più che non solo compenserebbe la perdita, ma farebbe acquistare al soggetto una valenza morale ulteriore.

Otre al sacrificio di identità personale si aggiunge una riduzione o rinuncia al personale piacere in vista di un piacere più grande uguale per tutti.

In questa situazione il legame affettivo tra gli aderenti diventa molto forte ed è la molla che può fare compiere azioni rischiose o di valore e che comunque ciascuno singolarmente non avrebbe mai potuto pensare di portare avanti. Nella massa sono fondamentali, importanti ed irrinunciabili: la divisa, un distintivo, la tessera, gli inni e tutta una serie di rituali che definiscono e rendono specifico il gruppo.

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