Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Paura

Perché l’uomo ha paura?
La paura non si risolve pensando che è un fatto istintuale e primordiale e neppure è corretto ritenere che sia un’emozione governata dall’istinto.
L’uomo (S) fin dalla nascita dipende dal rapporto con l’altro: (S&Au) con l’universo degli altri: comunque sempre da qualcuno.
Perdere questo rapporto fa paura: è la morte.

E’ paura di nulla?

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Una canzone del 1988 del festival di San Remo, molto conosciuta, cantata da Massimo Ranieri, recita: ”perdere l’amore… può scoppiarti il cuore/ perdere una donna/ e avere voglia di morire/ Lasciami gridare/ rinnegare il cielo/ prendere a sassate tutti i sogni/ ancora in volo/ Li farò cadere ad uno ad uno/ spezzerò le ali del destino/ e ti avrò vicino…Perdere l'amore…E vorresti urlare/ soffocare il cielo/ sbattere la testa mille volte/ contro il muro/ respirare forte il suo cuscino/ Dire è tutta colpa/ del destino/ se non ti ho vicino/ Perdere l'amore…maledetta sera/ che raccoglie i cocci/ di una vita immaginaria/ pensi che domani/ è un nuovo giorno/ ma ripeti non me l'aspettavo/ non me l'aspettavo”

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Vita immaginata: innamoramento, in amore mento!

Occorrerà attraversare il deserto della mancanza per rispondere al perché l’uomo ha paura e ri-scoprire l’universo, uno per uno, ciascuno per sé con un altro, con tutti gli altri, anche se non ci fosse ancora nessuno.
Come scriveva Paul Eluard: “…e poi verranno uomini che non avranno più paura”.
Frase che viene detta e ridetta da tanto tempo ai Seminari in Laboratorio, luogo nel quale cerchiamo di lavorare per un universo posto e non più imposto. Utile perché avvengano quelle condizioni in cui ci saranno uomini che non avranno più paura di perdere l’amore, né di perdere gli ideali.

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Avevo anche meno di tre anni quando ricordo mia madre prepararmi alle cose più diverse della vita quotidiana. Apprendevo volentieri, e non avevo motivo per dubitare dei discorsi che mi andava dicendo. Mi raccomandava di non rimanere sotto la pioggia. Bagnarmi mi avrebbe fatto male, aggiungeva che chi avesse preso tanta pioggia sarebbe morto.
Dunque bagnato per me equivaleva a essere morto: era cosa da evitare assolutamente. Zio Mario aveva trovato un cane morto bagnato nel canale!
Nella chiesa del paese ci avvicinavamo all’altare davanti allaMadonna, mia mamma diceva che Gesù bambino voleva tanto bene alla sua mamma, che lo teneva piccolino come me in braccio, e che io dovevo essere bravo, buono e ubbidiente come lui.
Al paese a quel tempo d’estate la Madonna con bambino in braccio veniva trasportata in spalla in processione. Proprio quando la cerimonia stava passando vicino a casa scoppiò un violento acquazzone. Tutte le persone si ripararono dentro casa abbandonando la statua sotto la pioggia battente sulla piazzetta antistante la nostra porta d’ingresso.
Piangevo disperato sollecitando il prete e gli altri a portare dentro al riparo la Madonna con bambino: “che non si bagnasse, perché sarebbero morti!”.
Alle mie urla tra i singhiozzi di far presto: “che non si lasciava lì così la Madonna!”, il prete e le persone vicine tentavano di rassicurarmi che la Madonna era salita in cielo e che non sarebbe morta e nemmeno il bambino.
Non mi rassicuravano affatto: continuavo ad insistere disperato che bisognava portare la Madonna in salvo, mentre loro pacati dicevano che non sarebbe successo niente e che comunque passata la pioggia l’avrebbero asciugata. Quella gente non capiva che bisognava far presto, che si sarebbe potuto ottenere un po’ di spazio e far entrare la Madonna con bambino dentro la porta. Non mi volevano ascoltare, mi sbracciavo e dibattevo cercando di convincerli, erano disubbidienti, avrebbero dovuto essere buoni e bravi: “non si lascia sotto la pioggia la Madonna bagnata che sarebbe sicuramente morta!
Come è lungo e faticoso uscire dalla gabbia di narciso, lasciar cadere il Ma di donna, per diventare Chi, e vivere senza perdere l’amore.

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Psicologo Giancarlo Gramaglia

 

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