Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

L'anima svelata

Il nostro pensiero è la nostra anima.

Alcune anime curiose si sono già recate all’Ostello dell’anima accolte e salutate dalla musica di Fabrizio De André di Anime Salve: mille anni al mondo mille ancora / che bell’inganno sei anima mia / e che grande il mio tempo / che bella compagnia. 

La serata spesso prova a svelare un po' del bell'inganno a partire dalla difesa del proprio diritto di tentare di somigliare a se stessi. 
Lentamente il viandante viene rassicurato che può trovare la propria anima quando proverà ad abbandonare i modelli che gli vengono proposti, affidando a se stesso la ricerca costante dell’espressione della forma, qualunque essa sia. 
Infatti non si può sapere cosa si pensa, si può solo dire o non dire ciò che è stato pensato. E va bene così! 
Il viaggio in un sapere un po’ diverso di solito incomincia sotto l’egida del pensiero di Freud, che come il buon Virgilio è lieto riaccompagnarci là dove qualcuno ormai lo suo piacer prese per duce, ma non necessariamente.

Attorno a questo motivo il viandante fa suoi primi passi all’Ostello dell’anima accolto nella sua storia.
Sorto per segnalare che la salute psichica del soggetto è da ricercare nella propria forma espressiva per potersi soddisfare attraverso lo scambio con l’altro, l’Ostello scova nella vita quotidiana e nelle pieghe dell’ordinario il senso di un sapere generatore, lontano dalle Università e dalle Accademie.
Le tracce del lavoro sono in molti luoghi: nella cura della nostra scrittura, dove le maiuscole e gli ideali non sono ben accolti. Nella cura dei mobili della cantina, dove una bicicletta in legno fa bella mostra di sé. Si può rintracciarne tracce nella paziente cura della favolosa traversata nella storia del libro, così come nella ricerca geniale dell’arte figurativa che diventa il motivo di interesse di vita.
E’ la tolleranza e il rispetto per il pensiero dell’altro che la fanno da padroni al Laboratorio di Formazione e Lettura Psicanalitica – questa è la forma con le maiuscole dell’ostello, dove lo psicanalista conduce i dialoghi in un'atmosfera attenta ed interessata.

All'ostello vengono visitati i luoghi del sapere con animo vergine. Le belle anime si possono accorgere, sfogliando la Bibbia, di Noè ubriaco, o degli incesti del figlio del re Davide con la sorella, e di Lot con le sue figlie, o delle scopate con Tamara.
Scorrendo la storia del libro ci sorprenderemo dei tanti secoli trascorsi senza carta, dove il nostro sapere è stato per molto tempo affidato alla pergamena miniata letta ad alta voce anche nell'intimità, oppure ci meraviglieremo dei portaballe: quei messaggeri di frottole che hanno contribuito all'alfabetizzazione dei nostri bisnonni.
Qua e là sui tavoli si possono sfogliare libri ed articoli sull’inconscio senza tempo, e divertirsi a perdersi un po’ seguendo quel genio di Magritte che ricopia Madame Récamier di David mettendoci la bara sulla dormeuse al posto della Signora.

Ritroviamo in un baule quella spregiudicatezza e quella libertà che da Bocca di Rosa al La Canzone di Marinella in un vortice di polvere gli altri vedevano siccità, qui all'ostello noi vediamo in ciascuno un po’ di bimbo, per lo meno per quel tanto che si può ancora immaginare di una vita migliore, e coltivarla, allo stesso modo che il Suonatore Jones, uscito dalla sua antologia di Spoon River ci regala le ultime note della sua libertà, protetta dal filo spinato per un fruscio di ragazza ad un ballo: così domattina forse qualcuno potrà incominciare a lavorare per quella vita migliore, a partire da se stesso.
Alla magia dei sesti sensi, noi più umilmente, ma fermamente, lavoriamo alla magia della parola - così commentava Freud, dalla gnosi a noi – aggiungiamo: soprattutto quando una parte del mondo abbindolato alla credenza inconsapevole apriva la strada ai Lager ed ai Gulag.

Qui all'ostello si continua a leggere Asparagi e Immortalità dell'anima di Achille Campanile, confortati dall’eccellente osservazione di Daniel Pennac che comunque i verbi amare, leggere e sognare non sopportano l’imperativo, - e nemmeno onorare.

 Psicologo Giancarlo Gramaglia

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