Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

La psicoanalisi è il laico

La laicità è un tratto complesso dell’interazione tra gli esseri umani e riguarda in questo senso un atto dinamico, cioè quella parte del giudizio inerente il pensiero della rete dei rapporti tra soggetti. Se non fossimo troppo abituati a prendere per scontati certi significanti, questa sarebbe l’occasione buona per interrogarci intorno al senso della parola “soggetto”.

Per una certa teoria supposta, e quindi supponente, il concetto dovrebbe riguardare “l’essere umano”, che è poi un’ottima occasione per scivolare e teorizzare sull’essere, per finire irrimediabilmente ad una teoria creazionista, trattata come l’atto di fondazione del diritto dell’essere e offrendo così uno splendido esempio di paradosso.
Questo strabismo teorico è invece proprio l’istanza stessa di un’idea della relazione umana che tratta gli individui come oggetti, pensandoli come attori che necessitano di una complessità di istruzioni senza le quali sarebbe loro impossibile poter sopravvivere nel beneficio.
Ogni teoria di questo tipo stravolge la capacità del “soggetto” di cogliersi come tale e costituisce, nella sua capacità di informare e deformare il giudizio dell’individuo, l’elemento attivo della costruzione del sintomo.
La psicoanalisi freudiana è ciò che ha permesso al pensiero umano di cogliere il senso dell’assurda pretesa di poter costruire il mondo sociale senza deformare la profonda ricchezza del soggetto.

È intorno alla teoria del sintomo che intendiamo precisare la profonda distanza che intercorre tra la psicoanalisi e ogni altra forma di “psico”. Freud ha saputo cogliere nella formazione del sintomo l’istanza dell’inconscio, ove sino a lui – e in fondo anche dopo di lui – questo è stato sempre trattato quale malanno ora incomprensibile, ora spiacevole, ora demoniaco, insomma come qualcosa da eliminare quale interruzione inaccettabile del flusso di un vivere “normalizzato” che spesso aveva lo spiacevole correlato di mettere in tensione la tranquilla normalità.

Il sintomo psichico ha invece in psicoanalisi uno statuto ben preciso come elemento del discorso interrotto di un soggetto che si ammala nel conflitto, inespresso altrimenti, tra le istanze di un inconscio che “desidera” la meta della soddisfazione e un Io schiacciato dalle richieste delle istanze sociali cariche di idealizzazioni.

Il sociale si carica in questo senso di una complessità di istanze idealistiche che per semplicità possiamo chiamare “cleri”: viviamo immersi in un mondo pieno di “ismi” sostenuti dai loro rispettivi cleri.
La psicoanalisi freudiana ha ridato al sintomo lo statuto della rappresentanza del discorso di un soggetto, che – sebbene in crisi – trova nella relazione analitica lo spazio del proprio riconoscersi e ricostruirsi in una diversa possibile ricerca di beneficio che il sintomo sapeva solamente rappresentare per deformazione. Il soggetto dell’analisi è “soggetto” titolare del proprio discorso, che ha potuto e saputo imputare all’Altro (concetto che contiene la somma delle teorie presupposte e delle idealizzazioni) l’attività deformante e stravolgente del diritto/norma soggettivo. Il soggetto dell’analisi è soggetto laico, soggetto liberato - o meglio liberante – che ha ritrovato il doppio passo del pensiero soggettivo e dell’atto di parola. Il soggetto dell’analisi è soggetto parlante, capace cioè di rendere pubblico il proprio diritto/norma senza bisogno di ricorrere al debito dell’appartenenza a nessun “clero”.

Il soggetto dell’analisi è attore della relazione, elemento di una laicità che cerca nella relazione con l’altro il soddisfacimento di una reciprocità tra soggetti capaci di trovare nel comporsi soggettivo il reciproco di un beneficio altrimenti impossibile. Il soggetto della psicoanalisi è il soggetto che lavora con altri soggetti nella fondazione del “mi piace”.
La psicoanalisi freudiana insomma ha rimesso in gioco l’istanza dell’inconscio che duemila anni di clericalità avevano contribuito a tentare di rimuovere e di stravolgere, fino a farlo diventare un piano inaccettabile dell’istanza del soggetto; contro l’inconscio sono stati lanciati gli anatemi della legge del “non devi”, oltre che quelli della sua demonizzazione. L’inconscio ne è risultato così stravolto e rimosso, un’istanza totalmente reietta e trattata quale fonte della deformazione delle coscienze, in un atto di negazione del desiderio quale istanza indispensabile al soggetto.

Se permettessimo che il pensiero scientifico di ogni soggetto “intorno a sé” possa essere trattato “oggettivamente” configureremmo ogni relazione umana in termini”comportamentisti”, mentre noi sappiamo che l’uomo è il “soggetto” della scienza. L’aver permesso che l’accreditamento “scientifico” della psicoanalisi in Italia dipendesse dal consenso delle lobby psichiatriche, mediche e clericali ha obbligato la psicoanalisi in una deriva psicoterapeutica e psicofarmacologica dalla quale oggi è indispensabile lavorare per sottrarla.
Del resto, anche la pretesa scientificità della “medicina ufficiale” subisce fieri colpi e si difende dalle “medicine alternative” unicamente a colpi di leggi statuali.

Sappiamo bene infatti che in Italia esiste un sistema “monopolistico” in quanto vengono escluse altre forme di trattamento, ove altrimenti in altri paesi d’Europa la legislazione, assai più tollerante, chiama in causa “libertà di prestazione e libertà di ricezione della cura”.
È stato indispensabile il Freud medico non-medico, ebreo non-ebreo, soggetto non omologato per ritrovare l’inconscio nel “sogno” , nel “lapsus” e nell’”atto mancato”, ovvero in tutto ciò che di inspiegabile alla coscienza accadeva all’essere umano; è stato indispensabile Freud per fondare la psicologia nella relazione soggetto-soggetto e per riconoscere che le relazioni tra esseri umani sono relazioni di transfert, cioè istanze d’amore.

Freud ha sottratto la psicologia alla medicina, alla religione e alle scienze naturali e l’ha ricondotta al campo al quale appartiene, cioè al mondo del farsi delle relazioni, che è un mondo entro il quale non è possibile introdurre teorie generali e assolute, in quanto ogni relazione esiste nel momento in cui avviene e non può più avvenire allo stesso modo mai più, se non in una forma di “coazione a ripetere” che appartiene già alla morte del soggetto.

La psicologia è in questo senso atto di accoglimento della relazione tra soggetti e appartiene a ogni soggetto capace di relazione “a norma soggettiva”.
La storia delle diverse psicologie clericalizzate invece è la dimostrazione della mancanza dell’ascolto del discorso dell’inconscio, ove il sintomo è trattato quale accidente da cancellare al più preso o, nel caso, da sedare in quanto accidente spiacevole in un mondo alla ricerca di “una Verità”.

Il significante inconscio ha assunto nel tempo nel linguaggio una sorta di accezione edulcorata: è talmente “frusto” che alla fine non significa più nulla, proprio perché rischia di significare di tutto un po’. Sarà certamente per questo che è stato espunto da qualunque tecnica psicologica come una sorta di vecchiume capace solo di ritardare la cura e la guarigione; all’inconscio sono subentrati dei farmaci capaci di “sedare” ogni sensazione dell’umano: la tristezza, il dolore, la sofferenza, la gioia, lo stupore, la meraviglia, il dubbio, l’incertezza e tutto il resto dell’umana emozione hanno da essere limitati, espunti: sono trattati quasi da fattori inaccettabilmente umani che non debbono avere un posto e un motivo, basta che vengano tenuti sotto controllo.
In questo risiede la forza rivoluzionaria e profondamente laica della psicoanalisi: nel saper dare la parola al soggetto, permettendogli di dare un nome al proprio mondo emotivo e al proprio desiderio.

La psicoanalisi è laica perché non si sottrae mai e in nessun momento al libero gioco della domanda e dell’offerta: essa è un’offerta a chi la domandi, poiché essa non ha alcuna aspirazione a subordinare la propria offerta a un’istanza superiore di nessun tipo.

In questo senso la psicoanalisi è solo laica, altrimenti non è psicoanalisi.

Psicologo Giancarlo Gramaglia

Nota liminare

Nella primavera del 1926 Theodor Reik, membro della Società psicoanalitica di Vienna e autorevole psicoanalista non medico, è accusato di esercitare illegalmente la professione medica. Freud redige subito un piccolo libro in forma di dialogo con un “interlocutore imparziale”: Die Frage der Laienanalyse.

Nel testo Freud, senza ombra di dubbi, chiarisce che la psicoanalisi non è di competenza medica, e non appartiene né alla medicina né a qualunque altra cerchia di professionisti. La psicoanalisi si legittima solamente attraverso il percorso psicoanalitico di ciascun soggetto.
In Die Frage der Laienanalyse Freud descrive quali talenti debba possedere lo psicoanalista e quanto siano distanti gli insegnamenti di tipo tradizionale dalla formazione psicoanalitica. 
Già in passato Freud si era espresso in tal senso, al pastore protestante non medico Pfister, in una lettera scrive: ”né medici né preti, in riferimento non ad una ulteriore classe di persone, ma a ciascuno che abbia riconosciuto la propria pulsione di morte, che è la consapevolezza del limite della vita attraverso il lavoro del moto pulsionale.

1926 Sigmund Freud, Die Frage der Laienanalyse, Leipzig, Vienne et Zurich, Internationaler Psychoanalytischer Verlag; tr. it. Il problema dell’analisi condotta da non medici in Opere, vol 10, Bollati Boringhieri, (1978), Torino 1927 Sigmund Freud, Nachwort zur Die Frage der Laienanalyse, 
 Internationale Zeischrift für Psychoanalyse; 
tr. it. Poscritto del 1927 in Opere vol 10, Bollati Boringhieri, (1978), Torino.

I primi testi in cui Jacques Lacan scrive sulla questione laica risalgono a subito dopo la guerra 1949 -1953 in cui in diverse occasioni afferma che: “la psychanalyse n’est réductible ni à la neurobiologie, ni à la medicine, ni à la pédagogie, ni à la psychologie, ni à la sociologie (J. Lacan, 1953).

Come per Freud, Lacan riconferma che la psicoanalisi può essere solo laica, e cioè che può avere solamente statuto soggettivo, altrimenti perderebbe la propria specificità.

Per informarsi attorno ad un panorama più completo si consulti la Rivista dell’AIHP n° 3 dedicato alla storia dell’esercizio della psicoanalisi laica;in particolare su Lacan, l’articolo di Alain Vanir, in cui ricostruisce i rapporti tra Lacan e la Laienanalyse.

 1949 Jacques Lacan,«Règrement et Doctrine de la Commission de l’Enseignement».

«La scission de 1953», , supplemént à «Ornicar?», n° 7, (1976), Paris

1965 /66 Jacques Lacan, nel Seminario l’objet de la psychanalyse, il cui articolo: La scienza e la verità è riportato in italiano negli Scritti di Einaudi 
del 1974, Torino

1990 Revue Internazionale d’Histoire de la Psychanalyse, in Histoire del’exercice de la psychanalyse par les non-médecins, n° 3, PUF, Paris

La lingua italiana prima degli anni Novanta non dimostra alcuna attenzione alla Laienanalyse. Gli psicoanalisti italiani sono impreparati a far fronte ai mutamenti culturali diversi.

Tutta la storia della psicoanalisi italiana è segnata da interessi fallimentari che si sviluppano nella difesa delle professioni psicoterapeutiche coinvolgendo e confondendo la stessa pratica psicoanalitica con la presunta “legge” sulle psicoterapie.

E’ con il curatore degli Scritti di Lacan per Einaudi in Italia, Giacomo B. Contri, che in un itinerario di elaborazione psicoanalitica a Milano, viene a costituirsi un piccolo nucleo di lavoro che nel 1990 dà alle stampe i primi importanti risultati anche sul laicità.

1990 Ballabio-Contri, La questione laica, (1991), Edizioni Sipiel, Milano

1991 Annuari del LFLP, incontri: “La psicoanalisi laica”, Edizioni del Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica

AA.VV.Cortesie per gli ospiti. Il problema dell’analisi condotta da non laici, (1997), quaderno LFLP, Pordenone-Torino

Franco Quesito, Psicoanalisi e istituzioni, (2004), Edizione Consorzio Arca, Torino


Giancarlo Gramaglia, Rubrica di psicologia della vita quotidiana, (2006), Edizioni LFLP, Torino

 

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