Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Lezione inaugurale Chi? - "non mi sento troppo bene"

“Dottore, non mi sento troppo bene”- è frase che ritorna spesso in seduta: l’ultima volta non più di alcuni giorni con l’aggiunta dell’ancora: “non mi sento ancora troppo bene”.
Il tesoro non è ancora diventato il "mio" tesoro perché nella legge di moto non è ancora avvenuta quella divisione tra il mio e il tuo (sarà - a lavoro terminato - un nostro di famiglia!) che è il primo (diritto) ...passo/passaggio/(&)/passe (o ultimo) per giungere allo scambio uno per uno. 1

Per giungere a questo punto al soggetto serve cambiare paradigma.
Cosa intendo dire?
Dall’occhio all’orecchio è il titolo di un mio articolo pubblicato da una ventina d’anni che individua nel cambio di paradigma un altro modo di leggere e/o di stare al mondo come effetto di questa diversa lettura.2
Encore è il titolo del seminario di Lacan, da cui a pag. 27:”non è forse tanto sull’io che deve essere messo l’accento, vale a dire su quel che io posso proferire, quanto su quale sia la provenienza di questo mio insegnamento da cui io provengo come effetto.”
E a pag. 37 ancora: “nel vostro discorso analitico, voi supponete che il soggetto dell’inconscio sappia leggere. Non è che questo la vostra storia dell’inconscio. Non soltanto supponete che sappia eggere, ma supponete che possa imparare a leggere” .3
Intendo chiedere se La passe è passaggio che si può insegnare? Ci sarebbero i veri e i falsi psicoanalisti? Chi fa un'analisi e chi no?
“4Io ho fatto un’analisi!” 5
Dal Comitato di selezione all’accoglienza: qui al Laboratorio verranno denominati Des Ambulants6 i lettori. 
A chi tocca: si fa avanti chi proviene da quell’effetto che era Es : qui ricorderei ancora, dall’Introduzione alla psicoanalisi del ’32 di Freud, la notissima espressione: “Là dove era Es deve subentrare Io. E’ un’opera di civiltà, come ad esempio il prosciugamento dello Zuiderzee”. 7
Pratica di lavoro che proviene dall’inconscio, ed in particolare proprio dall’invenzione freudiana8.
Perché una scuola del soggetto se educare, insegnare, governare, ecc… è impossibile: è impossibile con il paradigma dell’occhio per occhio e del malocchio. Ma chi incomincia a sentirsi un po’ meglio che cosa può fare se non dirlo?9E dirlo a chi?
Se Es non sente? Gli psicoqualchecosa diventano cresi governando l’impossibile di quale ricchezza? Ma se non governano nemmeno se stessi. Già, poi ci sono i farmaci e le droghe, cose da TV, così governano: poveretti, altro che ricchezza!
Freud s’interroga se Bisogna insegnare la psicoanalisi nell’università?10. E’ nota la risposta negativa. Ciò che è meno noto è il perché.
Nel 1918 non c’era chi, non c’era quel soggetto che era l’effetto del lavoro da cui Es è il punto di partenza e di non ritorno, e che Freud ha consegnato a ciascuno, e su cui Lacan ci ha lavorato con una ricchezza e signorilità di stile - da far invidia a tutta la Sorbona - che ci fa sentire ancora le vibrazioni di Encore quando scrive: è Lacan che scrive! Uno, come Picasso o Michelangelo, o Dalì, inconfondibili, c’è dell’analista, c’è ricchezza, c’è del sentire, arriva di là! Da dove?

Psicoanalisi dove?11 : al Laboratorio di Formazione e Lettura Psicoanalitica di Torino.
Allora chi inizia?
Ok, ha iniziato Freud, poi Lacan, poi Contri, poi chi? Ancora Iniziati?

E basta!
Ciascuno basta, basta ed avanza: viene avanti chi ha da dire, contribuendo, finanziando, investendo le proprie risorse, organizzando, pro-muovendo nella soddisfazione, onorandosi: qui può. Qui può ascoltare, e dire ordinando dopo essersi ordinato.
Alcuni saranno uditori, cioè coloro che possono fruire del diritto al sentire. Potranno richiedere di dirsi e pro-muoversi se intenderanno sentirsi meglio: domandando.
Pensiamo che la scuola possa essere così ordinata nel benedire di ciascuno
Non è più il tempo del qui Es dei manicomi 12e di là i normali normati con il farmaco e con la giusta dose di povertà: è iniziato il tempo dei mani mani, ossia dei molti ciascuno che lavorano, presenti per l‘impegno verso una diversa civiltà di relazione quotidiana serena, che non ci stanno più.

Prolusione

Il primo dei due temi (mi limiterò per ora al primo) che abbiamo scelto quest’anno per la scuola è:
La psicopatologia e la relazione. 
 La psicopatologia 13 come inosservanza, non rispetto, per la vita (è sufficiente dire vita, aggiungere psichica è un pleonasmo) in quanto giuridica, non certo divisa in psico e fisica.
Quale vita giuridica?


Dico subito quella scoperta ed inventata da Freud con la topica freudiana, e la sua legge che trova e ri-fonda il diritto della vita, non quello che può riconoscere o meno uno Stato di diritto; questo secondo diritto è altro dal primo.
Il primo diritto è sana sede individuale, diritto positivo cioè posto, non “naturale” cioè presupposto, come Contri via Kelsen ha insegnato. 14
Esso muove da una norma fondamentale positiva e non presupposta così formulabile: “Non si tratta di ‘fare il bene’, ma di agire in modo che il bene si produca come beneficio o profitto per mezzo di un altro come partner”.
La dottrina kelseniana del diritto lascia libero benché non esplicitato il posto per un primo diritto, che proprio Freud e Contri espliciteranno.
Il pensiero individuale ha facoltà, quand’anche ciò non sia mai accaduto, di pensare tutto il diritto, nella sua distinzione tra i due diritti.
Infatti il primo diritto è la legge di moto pulsionale di un corpo che va a meta nella soddisfazione attraverso il riconoscimento, più o meno conosciuto, dell’inconscio. Altrimenti non andrebbe a meta, ma si ferma come ogni aspetto psicopatologico all’oggetto.
La psicopatologia vive di causalità, mentre la normalità della norma soggettiva non vive di cause, ma di soddisfazione. La normalità è la norma soggettiva che viene individuata attraverso un lavoro di riconoscimento dell’errore e di una appropriata correzione dello stesso.
L’individuazione avviene attraverso il sentirsi: “io mi sento, io non mi sento” 15.
Freud ha sentito, riconosciuto ed insegnato la norma soggettiva: l’inconscio prima di essere conosciuto. Per conoscere l’inconscio ha inventato una tecnica che ha chiamato di non omissione e di non sistematizzazione, che è la regola con cui introduciamo ogni giorno ciascuna seduta.
In psicopatologia “mi sento male” è un: “non mi sento affatto”, ed è qui che invece proviamo, aseconda della storia del momento, ad introdurre quel sentire in un diverso ordine dal vedere. 
Cerchiamo di dar vita ad un corpo “semi morto” attraverso ciò che quel corpo dice. Operazione di rianimazione, che chiamerei meglio risentizione: infatti ogni volta che lo psicoqualchecosa dice direttamente della verità il paziente si risente.
In psicopatologia il corpo tende a diventare solo un oggetto su cui si concentrano le attenzioni e le visioni. La visita e la vista sono gli strumenti principe per diagnosticare ciò che è in un altro ordine: …e la serie continua fra le allucinazioni frequentando un indovino occultista impotente, magari passando per un mistico prepotente.
Nei colloqui iniziali una delle difficoltà è guadagnarsi la collaborazione di un paziente troppo paziente, tanto che si aspetta dallo psicoanalista un intervento unilaterale: invece se non trova della bilateralità la cura non potrà proseguire. Il trasferimento al nuovo paradigma è solo possibile se c’è del transfert, come vien detto con termine troppo stereotipato, figuriamoci amore!16
e la relazione? 
Bah…, son sempre rapporti, meccanismi stentati, nell’ordine del devo, cioè superegoici.
La psicopatologia è un difetto di elaborazione della questione della soddisfazione. Un mancanza dell’elaborazione del principio di piacere. E’ distruzione del pensiero sano.
L’aspetto comunitario, che qui non interessa approfondire 17, se non nel sottolineare che i costi sociali diventano ogni giorno più elevati se non si cambia paradigma, perché le non soluzioni della psicopatologia sono ogni giorno più numerose e provocano disagi sempre più gravi in mancanza di relazione.
 Causa, comando ed oggetto sono i tre cardini che danno padronanza ai sistemi psicopatologici.
Logica, teoria e diritti esproprianti sono i sistemi concettuali su cui si articolano i meccanismi stereotipati e ripetitivi del mercato della povertà, delle merci e dei non scambi.
 Quindi psicopatologia in primo luogo significa: non avrai altro S al di fuori di S.
 Dove S può essere letto sostituendovi qualsiasi dei quattro termini mescolati a scelta con : Dio, soggetto, Io o me.
Curarsi con la relazione, chiedere aiuto è già la soluzione: (S&Au).
 Ciò che ora ci serve è capire che sentirmi male non può solamente mettere in gioco un sistema sanitario assistenziale sociale dal quale mi aspetto un intervento sul mio corpo diviso, o sul mio salario dovuto, o sulla mia condizione di miseria, dove se mi fa male si vede qui e non qua, ma la messa in gioco è di un pensiero che può farsene carico: non è una alternativa.
 S può solo farsi carico del proprio pensiero. Se non si fa carico del proprio pensiero o diventa matto o muore!
 Non è un “credo che…”è un” penso”. La fortuna ed il destino non vi entrano per nulla: parole sprecate!

Ecco perché il linguaggio, la lingua 18 di Lacan è operazione fondante: perché viene a costituire un ordinamento che è riferimento normale e normativo per il soggetto che vi passa attraverso, ricapitolando la propria storia.
La ricapitolazione è sempre e solamente soggettiva con …uno altro da me. Ecco perché lo psicoanalista può solamente essere scelto e non scegliersi, cioè non può né nominarsi da solo, né pagare per essere nominato, ma può solamente farsi pagare.
Valutate quanto le psicoterapie siano lontane anni d’ombra dal cogliere ciò!
Perché l’individuo non si sente?
Perché ha paura. Paura di sentirsi, paura di riconoscersi con quegli orrori con cui e di cui non vuole sapere alcunché. Orrori che fanno male.
Abbandonare ideali di perfezione per riconoscere il/la pedofilo/a, il/la porch…no, è troppo! Meglio tacere, meglio negare, meglio far proprie cause nobili con etiche e morali di redenzione, continuare ancora a sperare in mondi migliori, a giurare false testimonianze:”perché ho troppa paura dottore, mi fa troppo male!”. Continuare a vedere fuori nell’altro (A), ciò di cui non si vuol sentire da dentro.
In quella tanta paura c’è tutto Freud: rimozione (Verdrängung), negazione (Verneinung), rinnegamento, preclusione, rigetto (Verwerfung), - tutto ciò che fa parte di quel mondo che ci ha insegnato a conoscere nella malattia: dagli ideali inutili alle suggestioni che non tengono più.


A partire da


A partire da padre e castrazione per dirla con Freud.

Freud ricostruisce la capacità del bambino di pensare il rapporto con l’altro in modo autonomo in vista del beneficio, pensando l’idea di padre. Padre non è l’ideale dell’ente Padre, ma la rappresentazione mentale della relazione padre-figlio, cioè il pensiero della relazione con gli altri (Au) di cui godere l’eredità e che non è semplicemente ciò di cui il figlio ha bisogno per la propria sopravvivenza e che può essere sottratta su comando del padrone.
Freud scopre fino a prendere atto che il padre può essere nella forma di un padre in crisi e magari invidioso o avaro che difende il suo patrimonio 19, ma è sempre un padre criticabile, giudicabile e imputabile, quindi riconoscibile attraverso un lavoro di correzione.
Lacan sottolineerà il rapporto con l’altro in quanto corpo, dove non può che esservi una relazione di comando, in cui chi amministra l’ordine è l’altro: il Padre. Qui il Padre ha il suo correlativo nellaproibizione dell’incesto, ovvero nella proibizione dell’accesso alla donna e dunque all’accesso alla soddisfazione. Con un altro correlativo essenziale: che il pensiero dell’uccisione del padre, può essere letto come traduzione dell’idea platonica e aristotelica dello strappare qualche briciola dell’autosufficienza divina per riuscire in qualche modo a mettersi al posto di Dio. L’erede del
terribile “godi!” lacaniano diventa il Super-Io.
Ma è tutto qui?
In lingua italiana sarà Giacomo Contri a sviluppare in modo decisivo ciò che Freud ha chiamato il tramonto del complesso edipico, cioè l’idea positiva, ossia posta, cioè giuridica e non imperativa (con l’aiuto di H. Kelsen) del passaggio da: “figlio mio” o “mio figlio” a “figlio” senza alcun attributo, né comprensivo, né pietistico. Non più il paternalismo, ma in opposizione un soggetto che è passato ad abbeverarsi alla fonte positiva ossia legislativa in quanto individuo normale, che è “normale” non per una separata psicologia della “normalità” dell’aver superato chissà quale test (e nemmeno perché ha fatto un’analisi!), ma perché è, si dice nel proprio, riconoscendosi una tale facoltà legislativo-normativa. 20
Importante sottolineare che il Super-Io ha quindi un aspetto positivo fondante che Lacan riconosce solamente nella malattia, mentre al positivo il riconoscimento di Lacan non andrebbe più in là del simbolico, cioè non fa ancora diritto, o perlomeno non lo riconosce esplicitamente come tale.
Primo punto: Il concetto di “padre” sano è legge fondante il soggetto nell’eredità, nella fonte, nel beneficio, nella successione di pensiero in primis.
Penso sia bene fermarmi qui, anche per dare il tempo di riprendere questi passaggi perlomeno in tornate successive. Considero la lettura dell’intervista a Contri in Cortesie… un importante lavoro, dal quale non può prescindere questo n/s avvio, anche grazie a Moreno Manghi. 21


Torino, 5 dic. ‘07


Psicologo Giancarlo Gramaglia

 

1 “…ogn’uno dalla solitudine per costruire un collettivo non unificante in Uno”. Lettura da pag. 83 a 89 in Franco
 Quesito, in Psicoanalisi e Istituzioni, 2004, Ed. Consorzio Arca,Torino.

2 Dall’occhio all’orecchio, in” Mosaico psicologie”, n° 16, sett. 1987, Bologna, pag 33-44, concludevo pressappoco
che la psicoanalisi è frutto di una ben precisa pratica di lavoro governata da poche e semplici leggi che non possono
essere disattese: pratica comprensiva del terminabile è la caduta del transfert, dove rimarrà la norma soggettiva. Mentre
tutto l’articolo è centrato sul cambiamento del paradigma delle scienze; di più: una civiltà già avviata verso l’abbandono
dell’occhio per occhio, del malocchio; una rivoluzione che dalla psicologia istintuale-contemplativa del novecento chiusa nell’impossibilità di governare, educare, e psicoanalizzare si sposta lentamente tutta verso la pratica del sentire.

3 Ancora, sempre lì, -al Ricordare, ripetere, rielaborare: dal seminario 1972/73, Einaudi al Freud del 1914, O.S.F., Bollati-Boringieri, -da una tecnica precisa, quando sorretta dalla scoperta della legge di moto e dall’invenzione dell’inconscio. (Il grassetto è mio!)

4 Nel suo testo Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola, Lacan propone la procedura della passe e
da lì fonda...”la scuola”: in Scilicet ¼, Feltrinelli, (1977), Milano, pag.19.


5 Una delle clausole di appartenenza a Spaziozero (eravamo nel 1995) consisteva nel fornire le prove del come e con
chi si era fatta un’analisi e ci si riteneva psicoanalista. Ritornai due volte sulla questione: alla prima risposi che avevo
“transunstanziato la Traumdeutung “; richiamato ad un maggior realismo storico, affermai che ero psicoanalista perché
avevo ricordato che da piccolo mangiavo pane e marmellata: nemmeno così lo Spazio si allargò

6 . Al Passalibro psicoanalitico del 10 dicembre ‘07sarà possibile incontrare immagini de: Le réalis me engagé des Ambulantes a ricordare la posizione contraria all’insegnamento accademico di S. Pietroburgo, del Palazzo d’Inverno,
dell'Hermitage di un gruppo di pittori che nel 1870 fondarono La società degli espositori ambulanti. Il loro scopo era
di dipingere la vita quotidiana del piccolo popolo a partire dalla salute. Anche nell’intervista (quaderni dell’LFLP)
Giacomo Contri si serve dello stesso esempio dell’Hermitage per introdurre il concetto della legge paterna in difficoltà.

7 Pag. 190 del vol.11, O.S.F.


8 .E’ conveniente distinguere tra scoperta ed invenzione: la pulsione Freud l’ha scoperta in quanto legge già posta che
caratterizza tutto il genere umano; mentre l’inconscio è l’invenzione posta dallo stesso Freud e da ciascun individuo
nella scoperta di volta, per ciascuno, e specificatamente elaborata per giungere a riconoscere la norma soggettiva.


9 Ossia muovere in favore di un insegnamento che abbia un peso nel cambiamento del paradigma indicato. Un altro
titolo di cambiamento del paradigma potrebbe essere per esempio: “Dall’oggetto alla meta”.

10 O.S.F. (1918), vol.

11 . Noto ritornello familiare, che fa milionari di “Analisi terminabile e interminabile”, ripetuto dagli idiotes savants fino
alla noia. O.S.F. vol 11, (1937). E’ visualizzata la vignetta di Psicoanalisi dove? E’ una vigna! a cui il nostro Laboratorio - piccolo tentativo - cerca di opporsi con il lavoro di un manipolo di chi con le mani impasta la propria competenza al sevizio del sentire meglio. Certo l’interrogativo di Freud è curioso: oggi noi non apparteniamo più all’equivoco se Freud era o no un medico o uno scienziato. Non ci interroghiamo più se Freud avesse o meno e dove ragione. Oggi ri-conosciamo Freud, soprattutto perché ricapitolato, ri-letto da Lacan: è fondatore dell’altro paradigma, non ci sono più ambiguità in merito, ma continuità in un lavoro in progresso. La questione non si pone più come quando seguivo i primi -per me- convegni di Musatti e Fornari dove c’era ancora la questione se l’Es fosse “l’oggetto oggettivo”, e Melania si poteva confrontare con Carl Gustav: finità! Come dire di lì non ce n’è proprio: balle, tempo perso. Anche nel 1918 non c’era chi, e/o non si sentiva troppo bene.
In merito si può approfondire un po’ di storia di G. Gramaglia e F. Quesito, Il Comitato segreto, in Psicoterapia e scienze umane, n. 1, 2004, Franco Angeli, e riscontrare gli stessi effetti dei Chi anali/miti/zzati nel Dictionnaire internazionale de la psichanalise (2002), Calmant-Levy, Parigi, curato da Alain De Mijolla, per dire che non solo inItalia!
Infatti Uno-Chi rischia di diventare statua di sale se non si sposta attraverso un interminabile lavoro.

12 .Giacomo Vaccarino traccia la storia dell’ingabbiare Es con Scrivere la follia (2007), EGA, Torino.
Non ci sto è il titolo di un mio intervento ai Nodi freudiani, atti del marzo 2007, su “La psicanalisi nei disagi della civiltà”, Milano, pag.58. Sugli stessi atti Quesito parla di impegno “militante”. Sono più di una trentina gli scritti che provano a confrontarsi attorno al chi…sono, dove non è sufficiente che l’altro mi conosca, occorre che mi ri-conosca diverso da sé nella propria ricchezza di lavoro. In altri termini risuona la richiesta di uno scambio confuso: che non può più essere solamente immaginato, dove il reale è impossibile, ed il simbolico si parla addosso.


13 .Ho avuto l’onore di seguire e di sentire - e gli effetti li sento ancora tuttora - il Corso della prima impostazione in lingua italiana di : P S I C O P A T O L O G I A di Giacomo B. Contri, Lezioni 1991-1992 dell’Istituto "Il Lavoro Psicoanalitico" di Milano. In lingua italiana era la prima volta che era dato d’intendere -almeno per me- uno “dicentesi psicoanalista” non ripetere pedissequamente passaggi alla idiot savant, ma attingere dalla propria pratica di divano. Il corso ed i suoi vari sviluppi di lavoro sono consultabili al sito: http://www.studiumcartello.it

14 .Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico, (1994), Sic edizioni, Milano


15 .Là dove Luigi non è riuscito a sentirsi: in Frammenti che non facevano (ancora) diritto, in Franco Quesito,
Psicoanalisi e istituzioni o.p. pag. 52 ed oltre.

16 .Pina tra transfert, divano e regola incomincia a non sistematizzare e non omettere, in Franco Quesito, Psicoanalisi e
istituzioni o.p. pag. 35 ed oltre.

17 .Non è modalità del Laboratorio approfondire dibattiti che non abbiano una centralità su ciò che qui si viene articolando. Le modalità in relazioni sociali vengono elaborate o in un lavoro di redazione e di pubblicazioni, oppure in lavori attualmente in atto d’incontri di pensiero come nel passalibro psicoanalitico e/o di confronti con l’arte di ciascuno, sapendo che incontreremo personaggi interessanti nel senso di un incontro non casuale con la parola, dal titolo di un articolo di Franco Quesito, su Psicoanalisi e istituzioni, op. cit, pag. 61, a partire da un incontro presso l’edicolante.


18 . La lingua è solo quella parlabile con l’organo detto «lingua» che abbiamo, con tutte le incertezze fonetiche. Uno degli effetti di una psicoanalisi è che può trasformare lalingua, quella che già abbiamo, l’italiano o ogni altra lingua, in enciclopedia, nel senso di una competenza ricapitolata comunicata quindi imputabile. Al Laboratorio uno degli esempi di ricapitolazione è il mio lavoro: Rubrica di psicologia della vita quotidiana, (2006), LFLP, Torino

19 . “Complice la madre dell’inganno sul primo diritto”: in Cortesie per gli ospiti, “Incontro a Giacomo Contri”, pag. 119- 131, quaderno dell’LFLP, (1997). Tempo in cui si è esaurita quella spinta che avevamo denominata Spazio zero e che ironicamente nominavo in apertura in quanto mancanza di spazio.

20 .Mi pare che le voci della mia Rubrica…o. p., padre, fonte, paternalismo, possano aiutare a sviluppare la questione.

21 . http://www.salusaccessibile.it/ è pubblicata l’intervista.

 

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