Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Il testamento di Freud

 Seminario di storia della psicoanalisi.

“Freud, un profeta assassinato? Il Mosè”

Ricostruzione di come Sigmund Freud abbia maturato il suo testamento in quattro articolazioni . L’uomo Mosè e la religione monoteistica è un saggio su cui Freud vi ha lavorato almeno per cinque anni dal 1933 al 1938. E’ più probabile che fin dal ’27 vi abbia messo mano, o almeno testa, perché nel ’34 “il lavoro è già quasi tutto impostato”, come scrive ad Arnold Zwaig.

Il percorso di Freud

Fin dal 1909 Freud è attratto dal mito dell’eroe nell’analisi che ne fa Otto Rank.
Nel 1912 il saggio di Karl Abraham su Amenofi IV attira il suo interesse sul singolare episodio del monoteismo presso gli egizi. Con Totem e tabù del 1912-13 fissa il quadro antropologico-religioso generale del suo pensiero.
Per la prima volta pone il parallelismo tra il comportamento, le credenze e le tradizioni dei popoli ed i processi che regolano l’inconscio.

Poco dopo il saggio su Il Mosè di Michelangelo (1913) evidenzia lo speciale rilievo che il Mosè assume per lui identificato nella figura del profeta nel momento in cui domina le passioni grazie alla legge. LAvvenire di una illusione del 1927 attesta una continua presa in carico di Freud del problema della credenza. La religione è una illusione che nasce negli uomini dal persistere della loro una verità non materiale, ma storica per il soggetto in questione. L’uomo responsabile non può più Freud è interrogato da che cosa contenga di così calamitante la religione in quanto oppio dei popoli, e si apre ad investigazioni di queste esperienze collettive a partire dal piccolo dell’uomo “mosè”, appunto, che in egizio vuol dire bambino.
L’uomo Mosè e la religione monoteistica ha una difficile e sofferta pubblicazione. Il libro è composto di tre saggi, dei quali i primi due vengono pubblicati in terra tedesca, mentre il terzo è pubblicato solo quando giunge a Londra.

Freud stesso spiega le ragioni nelle due avvertenze: di fronte alla barbarie dei sistemi dittatoriali che i vari governi incarnano, siamo nel ’37-’38, vede nella Chiesa cattolica l’unica difesa in quella che fino ad oggi è risultata la principale nemica della libertà di pensiero e del progresso verso la conoscenza della verità.

I primi due saggi li aveva già pubblicati nel 1937 a Vienna su Imago. Ma quando giungerà a Londra tale ricostruzione è stata eseguita, salvo per i riferimenti indicati nel testo, su Opere S.F. ed. Bollati Boringhieri. Quindi ogni testo citato di Freud è reperibile in O.S.F.

E’ importante riprendere l’avvertenza editoriale del saggio in questione di pag. 331 del vol 11, e di pag. 379 sia l’avvertenza prima che scrive a Vienna che la seconda del ’38 a Londra.

1) La fondatezza della clinica freudiana: il rimosso ed il suo ritorno

I traumi sono quelle impressioni dapprima vissute e successivamente dimenticate, alle quali attribuiamo una grande importanza per l’eziologia (le cause) delle nevrosi. Il trauma acquista reazioni patologiche in una certa costituzione, mentre in un’altra non ha alcun effetto. E’ come dire che la stessa esperienza di un fatto accaduto su due persone, magari fratelli vissuti nello stesso ambiente, ha effetti diversi. Tutti i traumi delle nevrosi appartengono all’infanzia, e le esperienze a cui appartengono sono di regola totalmente dimenticate, non sono accessibili al ricordo, ed al più esistono dei ricordi di copertura. I traumi subiti da adulti hanno conseguenze psicopatologiche se, e solo se, sono in connessione con traumi infantili. Questi traumi infantili sono al più di natura sessual-aggressiva, ed o anche offese remote che l’Io ha subito. Occorre tener presente che il piccolo per la maggior parte non riesce a distinguere tra azioni sessuali ed aggressive. I traumi sono o esperienze sul proprio corpo o percezioni sensoriali, soprattutto visive ed uditive, ma sono sempre effetti di mescolanza tra realtà ed immaginazione.

Gli effetti dei traumi sono di due tipi: positivi o negativi.

I primi sono sforzi per mantenere in vigore il trauma, per riviverlo e farlo diventare reale, di viverne di nuovo una ripetizione. Questi vengono catalogati come fissazione al trauma e coazione a ripetere. Così un uomo che ha trascorso l’infanzia attaccato in modo eccessivo -e oggi dimenticato- alla madre, puòcercare e rimanere fedele per tutta la vita ad una donna alla quale poter rendersi dipendente.
Gli effetti dei traumi negativi sono sforzi invece per mantenere dimenticato il trauma, che nulla venga ricordato e ripetuto. Sono reazioni di difesa che possono accrescersi fino a diventare inibizioni e fobie.
Queste reazioni negative concorrono più di ogni altra cosa alla determinazione del carattere.
Fondamentalmente sono fissazioni al trauma, proprio come il loro opposto, solo che sono fissazioni con l’intento di contrastare.
I sintomi delle nevrosi appaiono come formazioni di compromesso, dove partecipano tutte e due le tendenze derivanti dai traumi. Per via di questo contrasto tra le reazioni si producono conflitti che non possono giungere a soddisfacimento.

Tutti questi fenomeni: tanto i sintomi come le restrizioni dell’Io e le alterazioni stabili del carattere possono avere una grande indipendenza nell’organizzazione degli altri processi psichici, che essendo adattati alle esigenze del mondo esterno obbediscono alle leggi del pensiero logico. Questi fenomeni effetti dei traumi non sono influenzabili dalla realtà esterna, e si comportano nel soggetto come uno Stato nello Stato, un partito inaccessibile, sottraendogli enormi energie.

Ecco la formula in cinque fasi che Freud enuncia per lo sviluppo della nevrosi: trauma del bambino piccolo di natura sessual-aggressiva – difesa – latenza - scoppio della malattia nevrotica - ritorno del rimosso.

Un accenno al ritorno del rimosso. Quando si dice “è la copia fedele del padre, dopo che per tanti anni l’ha avversato”: ecco il ritorno del rimosso, che è l’inconscio malato al lavoro all’insaputa del soggetto.
Ciò che non si vuole ammettere è lo stato nello stato: una condizione di fissazione che blocca il moto pulsionale di soddisfacimento.
Il ritorno del rimosso è l’effetto della rinuncia pulsionale.

C’è una infinità di materiale tratto dalla esplorazione analitica. Ciò che i bambini di due anni hanno vissuto e non compreso possono non ricordarlo mai più se non in sogno. Solo con il trattamento psicoanalitico può venir in evidenza e/o supposto e ricostruito questo materiale; oppure in qualche momento successivo irromperà nella loro vita con impulsi coatti, dirigerà le loro azioni, determinerà le loro simpatie e antipatie, cagionerà abbastanza spesso la loro scelta amorosa alla quale molto sovente è impossibile dare un fondamento razionale.

Una ragazza è giunta a contrapporsi nettamente alla madre, ha coltivato tutte le qualità che non trova nella madre ed ha evitato tutto ciò che la ricorda. Da bimba piccola aveva cercato di identificarsi con la madre e ci sarebbero un gran numero di particolari a riprova di ciò. Ora si è sposata, è lontana, diventata moglie e madre, non dobbiamo stupirci di vederla diventare sempre più simile alla madre osteggiata.

Un giovane crebbe i primi anni accanto ad un padre che non valeva nulla. Divenne in un primo tempo un uomo capace e meritevole di fiducia e rispetto. Nel pieno della sua vita il suo carattere cambiò radicalmente e da allora si comportò come se avesse preso a modello proprio suo padre.

Tutti questi eventi della vita infantile appartengono ad esperienze che classifichiamo come inconsce.
I meccanismi che conducono alla formazione delle nevrosi risalgono ai tempi dell’infanzia, ma ora vediamo meglio ancora una volta il procedimento dell’evento, del che cosa succede.
Cosa vuol dire che il ritorno del rimosso è l’effetto della rinuncia pulsionale?

E’ come rispondere alla domanda: come si forma un sintomo?
Schematicamente: al sorgere di una pretesa pulsionale che esige soddisfacimento l’Io può rifiutare il soddisfacimento o perché paralizzato dalla grandezza della pretesa, o perché riconosce in essa un pericolo. La prima pretesa è originaria (paralisi) ed entrambe cooperano per evitare il pericolo.

L’Io si difende dal pericolo mediante il processo di rimozione, cioè il moto pulsione viene inibito e la causa occasionale viene dimenticata col suo contorno di percezioni e di rappresentazioni. Con ciò il processo non è concluso, la pulsione o ha conservato la sua forza o la raccoglie nuovamente, o è risvegliata da una nuova occasione. La pulsione rinnova la sua richiesta all’Io, e siccome la strada al soddisfacimento normale rimane sbarrata da ciò che potremo chiamare la cicatrice della rimozione, si apre da un’altra parte, in un punto debole, ciò che potremo chiamare soddisfacimento sostitutivo, che ora viene in luce come sintomo, senza il consenso dell’Io, ma anche senza che l’Io lo capisca.
Tutti i fenomeni della formazione dei sintomi possono a buon diritto essere descritti come ritorno del rimosso.
Il carattere distintivo dei sintomi è però l’ampia deformazione a cui il materiale che ritorna è andato incontro rispetto a quello originale.

2) Conoscenza e frequentazione accurata delle questioni archeologiche ed ebraiche. Passione ed immersione negli ambienti culturali.

La premessa storica

Il faraone Amenofi IV della diciottesima dinastia (siamo attorno al 1400 a.C.) assume il nome di Ekhnaton ed impone nel suo impero la religione del dio Atòn a unico dio universale dello stato a partire dall’influsso dei sacerdoti del dio sole On. Con inaudita inflessibilità resiste ad ogni tentazione del pensiero magico, e respinge l’illusione della vita dopo la morte. Anticipando una nozione scientifica riconosce nell’energia solare la fonte di ogni vita sulla terra e venera in Maat la verità e la giustizia.

E’ il primo caso di religione monoteista nella storia dell’umanità. Amenofi cambiò il suo nome inEkenaton o Akenaton (colui che è caro ad Aton). Sposò una principessa mesopotamica, la famosa Nefertiti. Fissò la capitale a Tel-el-Amarna. Anche in arte si ebbe un nuovo auge, chiamato attualmente il rinascimento di Tel-el-Amarna. Ma l'Impero stava cedendo di fronte ad altre invasioni degli ittiti, amoniti ed ebrei.
Ben presto la vendetta del clero sconfitto, i seguaci di Ammone, non si fece attendere: Tell el-Amarna la capitale del faraone fu saccheggiata e distrutta, e la religione di Atòn fu abolita.
Intorno al 1350 a.C. la 18° dinastia si estinse.
Dopo un periodo di anarchia si ristabilì un nuovo ordine nell’impero attorno al 1315, e la riforma di episodio destinato all’oblio.
Fin qui ciò che è storicamente accertato, su cui s’inserisce la continuazione ipotetica di Freud. Un romanzo storico, ipotetico, verosimile.
Forse Tutmosi era il nome di un giovane convinto ed energico partigiano della religione di Atòn.
Forse come governatore di una provincia di frontiera era venuto in contatto con una tribù semitica.
Forse accarezzò l’idea di realizzare con loro parte degli aspetti che aveva perduto. Forse per amore si ritrovò a capo di un gruppo ed a condurre i suoi seguaci fuori dall’Egitto: dette loro leggi, li consacrò nel segno della circoncisione, e trasmise le dottrine di quella religione di Atòn che gli Egizi avevano appena respinto, forse irrigidendone perfino alcuni aspetti.
Come data dell’esodo dall’Egitto è l’intervallo dopo il 1350, fino a che non fu compiuta l’occupazione della terra di Canaan.

A parte pochi e limitati riferimenti alle campagne di Canaan nelle registrazioni egizie, i soli testi storici che abbiamo a disposizione sono le Lettere dell’Amarna risalenti alla metà del XIV secolo a.C. (Moran 1992). Secondo la cronologia biblica, questo sarebbe stato il primo Periodo dei Giudici, dopo che la conquista aveva già avuto luogo.
La Stele di Merenptah è conosciuta da oltre 100 anni. Fu scoperta nella tomba del Faraone Merenptah, figlio di Ramesse II (il Grande) a Tebe, da Flinders Petrie nel 1896. In una sezione dellastele è registra una campagna in terra di Canaan da parte di Merenptah attorno al 1210 a.C. Uno dei risultati della campagna, secondo la stele, fu che: “Israele è disperso ma non lo è il suo seme”; (Hoffmeier 1997).
Rifacendosi alla tesi erronea di Ernst Sellin, autorità in archeologia biblica, che ammetterà in seguito il suo errore, Freud afferma che i discepoli di Mosè si ribellarono e lo uccisero.

Ma la leggenda, romanzo storico come Freud scrive tante volte, è una favola immaginata dalla fantasia.
Principi etici come la giustizia e la benevolenza di un dio unico e universale, il perdono dei peccati, premi e castighi dopo la

morte, uguaglianza tra gli uomini, e la proibizione di non uccidere, non rubare, non commettere adulterio riappariranno solo
dopo 600 anni, coi profeti ebrei, e fu un grande progresso per l’umanità.
Storicamente l'antisemitismo, nella forma in cui si è espresso e si esprime, è il prodotto dell'ostilità religiosa (antigiudaismo)
alimentata dai cristiani contro gli ebrei che sono stati accusati di essere tutti insieme, come popolo, i responsabili dell'uccisione di Gesù, ovvero del deicidio. Di qui: Shoa e Olocausto.

3) Totem e tabù, ovvero storie lavorate dalla fantasia che ritornano.
Le epoche di latenza e le tradizioni

Trasformazione ed assimilazione dalla tradizione mosaica (dio unico, rifiuto del magico, esigenza etica di giustizia e verità) che all’inizio non trovarono seguito ebbero il sopravvento e costituirono, riprendendolo, il più antico culto di Yahweh. Il singolare procedere degli eventi, la spinta della tradizione e la dimenticanza.
Epoche lontanissime esercitano sulla fantasia degli uomini una grande attrazione. E’ probabile che funzionino un po’ come l’incanto della nostra infanzia, sperando nell’avvento dell’età dell’oro: l’Arcadia.

Alcuni fra i tanti diversi possibili approfondimenti:

http://www.homolaicus.com/storia/antica/egitto/sintesi.htm
http://www.storiafilosofia.it/popoli/egiziani/index.php
http://www.psicomed.it/uniarco/mod/forum/discuss.php?d=617&parent=839
http://www.informiamo.com/archeonews/conquista.htm
http://www.effedieffe.com/fdf/giornale/interventi.php?id=405&parametro=%20commenti

Quando del passato è rimasto niente altro che il ricordo confuso e incompiuto che chiamiamo tradizione, il poeta si sbizzarrisce, l’artista è libero di riempire i vuoti del ricordo con la sua fantasia e forma a piacer suo il quadro che vuole riprodurre. Qualcuno si è stupito perché l’epica si sia estinta,cioè non sia resistita ai tempi storici. E’ del tutto evidente che i cantastorie non hanno bisogno di fatti storici dettagliati e precisi, ma solo di alcuni spunti.

Qui, in questo lavoro del Mosè e della storia delle religioni occorre introdurre il concetto di inconscio, per analogia, nella vita collettiva di un popolo.
A partire dall’analogia tra i primi anni della vita infantile e il processo di ominazione fino alla specie homo.
Poi il fatto singolare -moltp più avanti nel tempo- del procedere degli eventi dalla storia della religione ebraica, dove ci sono montagne di dimenticanze e di ricordi incompiuti, fa analogia con un campo apparentemente lontano, ma di stretta somiglianza, che è quello della psicopatologia umana, dove incontriamo di nuovo il fenomeno della latenza.

L’applicazione dell’ontogenesi che ricapitola la filogenesi.

Un altro passo, ossia supporre che nella vita del genere umano sia accaduto qualcosa di simile a ciò che accade nell’individuo.

Quindi anche qui, nella storia dell’ominazione, si sono verificati eventi di natura sessual-aggressiva, eventi che hanno lasciato conseguenze che più tardi, dopo una lunga latenza, hanno creato fenomeni simili per intento e struttura ai sintomi nevrotici.
Questi eventi simili ai sintomi del nevrotico sono i fenomeni religiosi.
Queste affermazioni Freud le aveva già sviluppate un quarto di secolo prima in Totem e Tabù (1912- 13) in cui sosteneva che in tempi primitivi l’uomo viveva in piccole orde ciascuna dominata da un maschio robusto. Non è possibile indicare un’epoca, sfugge il collegamento con ere geologiche a noi note, è possibile che quell’essere umano non fosse molto sviluppato nell’uso della parola. E questa storia si è ripetuta per millenni. Parte essenziale di questa costruzione è l’ipotesi che le vicende descritte riguardassero tutti i primi uomini, e quindi tutti i nostri avi. Il fatto che la storia sia narrata in modo conciso non deve trarre in inganno: il fatto non è accaduto una sola volta, mainnumerevoli volte per millenni.

Il maschio robusto era signore e padrone di tutta l’orda, e il potere che esercitava con violenza aveva i limiti nella sua forza e nei suoi casuali rapporti di alleanza. Tutte le femmine dell’orda erano di sua proprietà, sia donne che figlie, sia forse quelle rapite ad altre orde. Il destino dei figli era crudele: quando essi suscitavano la gelosia del padre venivano trucidati o evirati o espulsi. Trovavano scampo riunendosi dapprima in altre piccole comunità, procurandosi le donne mediante il ratto e, talvolta potevano raggiungere una posizione simile a quella del padre dell’orda originaria.

I figli più piccoli si trovavano in una situazione particolare: protetti dall’amore materno traevano vantaggio dall’età avanzata del padre e potevano prendere il suo posto dopo la sua scomparsa.

Echi dell’espulsione di figli maggiori e della preferenza accordata ai più piccoli pare di avvertirli nelle leggende e nelle favole.

Il conseguente decisivo passo verso la modificazione di questo primo assetto organizzativo fu presumibilmente compiuto allorché i fratelli scacciati e viventi in altri gruppi unirono le loro forze per sopraffare il padre e secondo il costume di quei tempi lo divorarono crudo.

Si potrebbe notare che Freud non prende in considerazione che un figlio faccia proprio il principio di governo e di eredità del padre, cioè che non accolga l’identificazione solo attraverso l’introiezione di lui, ma se ne vada da solo a fondare un’ altra orda avendo introiettato il principio paterno. Ma ciò qui adesso, ai fini del presente testo, ha poca importanza!

E’ da supporre che dopo il parricidio seguisse un lungo periodo in cui i fratelli si disputassero l’eredità paterna, che ciascuno voleva ottenere per sé solo. Persuasisi dei pericoli e dell’infruttuosità di queste lotte, il ricordo dell’atto liberatorio compiuto in comune e dei legami emotivi reciproci vissuti nella cacciata finirono per condurre ad un’unione fra loro ad una sorta di contratto sociale.

Nacque così la prima forma di organizzazione sociale, con la prima rinuncia pulsionale, il riconoscimento di obbligazioni reciproche, la fondazione di determinate istituzioni dichiarate inviolabili (sacre), dunque gli inizi della morale e del diritto.

Il singolo rinunciò all’ideale di acquisire la posizione del padre, ed iniziò ad elaborare una propria idea di padre, rinunciò al possesso della madre e delle sorelle. Di qui il tabù dell’incesto e l’imposizione dell’esogamia.

Per ‘esogamia’ intendiamo l’unione di individui appartenenti all’esterno della cerchia matrimoniale, l’‘endogamia’ è al contrario l’unione all’interno della cerchia matrimoniale. La cerchia matrimoniale è il numero medio di persone con cuiun individuo può unirsi. Quando una persona è obbligata a sposarsi per ragioni geografiche (abitanti di un’isola, di una vallata isolata ecc.) o culturali (individui appartenenti a una casta, una setta ecc.) all’interno del proprio gruppo siamo di fronte a unioni di tipo endogamico, mentre se ci si sposa all’esterno si ha esogamia.

Una buona parte del potere assoluto reso disponibile dalla soppressione del padre passò alle donne, e venne il tempo del matriarcato. In questo periodo di “alleanza fraterna” la memoria del padre sopravvisse.
Si trovò come sostituto un animale robusto, che all’inizio era sempre anche temuto.
Nel rapporto con l’animale totemico fu mantenuta interamente la dicotomia originaria della relazione emotiva con il padre (ambivalenza). Da un lato il totem era il progenitore ed il genio tutelare del clan e doveva essere venerato e protetto; dall’altro fu istituita una festa solenne (la messa cristiana è uno dei tanti esempi, nel suo aspetto di tenerezza esprime venerazione) in cui gli era riservato il destino toccato al padre primigenio (ab-battuto). Esso veniva ucciso e consumato da tutti i membri della tribù riunitisi insieme (pasto totemico).

Nel totemismo vi è la prima forma di apparizione religiosa, come corpo fuori di sé (Quesito), fuori dal corpo del padre.
Il passo successivo al totemismo è la venerazione, e qui si colloca l’esperienza della messa cristiana. Al posto degli animali subentrano dei umani, della cui derivazione dal totem non si fa mistero. Il dio è raffigurato in forma di animale, o con la faccia d’animale, o il dio è accompagnato da un animale, oppure la leggenda vuole che sia il dio ad uccidere proprio questo animale, che a ben vedere era solo lo stadio preliminare di lui stesso. Poi fanno la loro comparsa grandi divinità materne. Le divinità maschili dei nuovi padri dapprima apparvero come figli accanto alle grandi madri, e solo dopo apparvero nettamente i tratti delle figure paterne.

4)Freud amalgama le conoscenze per raggiungerne una nuova

Il cammino del sapere e della verità

Molti fenomeni sia collettivi che della vita dell’individuo si trovano nei campi più disparati. Esaminiamo lo sviluppo e la diffusione di nuove discipline scientifiche: la dottrina evoluzionistica di Darwin, o prima la dottrina copernicana. Dapprima incontra un accanito rifiuto, per decenni è violentemente avversata, ma poi sono sufficienti una o più generazioni per accorgersi di un grande progresso verso la verità.

Anche nella vita del singolo succede lo stesso: quando si viene a sapere qualcosa di nuovo, che contraddice un desiderio o offende alcune convinzioni: “la mia mamma non poteva provare tutto questo piacere nel coito con papà!”. Ci vuole tempo perché il lavoro intellettuale dell’Io superi le obiezioni che sono sostenute da forti investimenti affettivi.

Ammonisce Freud: ”chi volesse vedere nella nostra ricostruzione dalla storia delle prime età una pura fantasia sottovaluterebbe la ricchezza e il materiale incluso nella storia stessa. Varie porzioni di storia sono attestanti come il totemismo e le alleanze maschili, e altre sono conservate in ripetizioni simboliche di tutte le culture; un esempio per tutte: il pasto cristiano o quando i profeti, gli evangelisti, e gli apostoli sono sempre accompagnati dai loro animali; le leggende e le favole dei popoli”, da un lato.

Dall’altro lo studio della vita del bambino ci offre l’altro importante appoggio per comprendere la verità.

Nell’idea delirante si trova sempre nascosta una parte di verità dimenticata. Dobbiamo concedere un simile contenuto di verità, che chiameremo verità storica, anche ai dogmi delle religioni, i quali portano con sé il carattere dei sintomi psicotici, ma al contempo, in quanto fenomeni di massa sfuggono alla maledizione dell’isolamento.

Freud: “Nessun altro brano della storia religiosa ci è diventato così chiaro come l’inizio del monoteismo nel giudaismo e la sua continuazione nel cristianesimo.”

Consideriamo provvisoriamente valida l’ipotesi di Freud secondo cui l’impero mondiale dei faraoni fu la causa dell’emergere del monoteismo: vediamo allora che questa idea, lasciato il suo terreno e trasferitasi ad un altro popolo, è fatta propria da quest’ultimo dopo un lungo periodo di latenza, ed è custodita come un tesoro prezioso, e a sua volta mantiene il popolo vivo dandogli l’orgoglio di essere l’eletto.

Alla religione dei padri si lega la speranza della ricompensa, della distinzione e del dominio mondiale. Quest’ultima fantasia di desiderio, da molto tempo abbandonata dal popolo ebraico, sopravvive ancor oggi tra i suoi nemici, che credono nella cospirazione de I saggi di Sion http://www.the1phoenix.net/x-files/sion.htm.

La reintegrazione del padre primigenio nei suoi diritti-venerazioni storiche fu un grande e lento progresso dell’umanità che non poteva essere fatto tutto e subito. Per giungere alla trasformazione ed assimilazione dalla tradizione mosaica, cioè al dio unico, rifiuto del magico, esigenza etica di giustizia e verità, questioni che all’inizio non trovarono seguito e che ebbero poi il sopravvento e costituirono, riprendendolo, il più antico culto di Yahweh. Questo singolare procedere degli eventi è il frutto del lavoro del ritorno del rimosso originario: la spinta della tradizione e della venerazione dall’aver ucciso il padre alla dimenticanza, dove l’originario rimosso resta l’aver ucciso il padre.
Altri pezzi della tragedia storica premevano per essere riconosciuti.
Non è facile discernere cosa mise in moto questo processo. Un crescente senso di colpa s’impadronì del popolo di allora precorrendo e spinto dal ritorno del rimosso. Da ultimo un uomo detto Gesù, venuto da questo popolo ebraico, prendendo a giustificare un agitatore politico-religioso, fornì l’occasione che provocò il distacco di una nuova religione dall’ebraismo.

Paolo, un ebreo romano di Tarso recuperò questo senso di colpa riconducendolo correttamente alla sua prima fonte storica.. Chiamò questa il “peccato originale”: si trattava di un delitto contro dio, che solo con la morte poteva essere espiato. Era con il peccato originale- dice Paolo, che non ha conosciuto Gesù,- che la morte viene nel mondo. In effetti questo delitto meritevole di morte era stata l’uccisione del padre primigenio, successivamente deificato. Non si ricordava l’assassinio, si fantasticava piuttosto la sua espiazione, e perciò questo fantasma poteva essere salutato come messaggio di redenzione (Vangelo).

Un figlio di dio si era fatto uccidere innocente e così facendo aveva preso su di sé la colpa di tutti.

Doveva trattarsi di un figlio essendo stata compiuta l’uccisione di un padre. Verosimilmente tradizioni orientali e misteri greci avevano concorso a dare compiutezza al fantasma di redenzione.

Essenziale il contributo di Paolo! Il fatto che il redentore Cristo si fosse sacrificato senza colpa era una deformazione palesementetendenziosa, che offriva difficoltà all’intelligenza logica: come può infatti chi è innocente dell’assassinio prendersi su di sé la colpa degli assassini consentendo di essere ucciso?

Il redentore non poteva che essere il primo colpevole, il caporione della banda dei fratelli.

Ricordiamoci l’ipotesi di come ciò avvenne nelle decine dei secoli precedenti e che il ripetersi dell’uccisione del padre durò millenni. Quando la storia giunge a Mosé la questione è da porsi allo stesso modo. Un figlio redentore aveva ucciso salvando i fratelli.

A giudizio di Freud occorre lasciare indecisa la questione se ci fu o meno questo ribelle principale e caporione. E’ possibilissimo, ma bisogna considerare che ciascuno della banda dei fratelli aveva certamente il desiderio di commettere lui solo il misfatto, creando così a sé stesso una posizione eccezionale e un compenso per l’identificazione paterna. Pertanto se non vi fu un tal condottiero di nome Gesù, Cristo è l’erede di una fantasia di desiderio rimasta inappagata; se vi fu, Cristo né il successore e la reincarnazione.

Comunque sia: fantasia, o ritorno di una realtà dimenticata, si ritrova all’origine del mito larappresentazione dell’eroe che si ribella sempre al padre e in qualche forma lo uccide.

Oggi la forma simbolica dell’appropriazione dei beni-sapere del padre nel succedergli ereditando.

L’ambivalenza che domina il rapporto con il padre- che ciascuno in analisi né coglie l’eco, si mostra chiaramente nel risultato finale dell’innovazione religiosa cristiana. Volta apparentemente alla riconciliazione con Dio Padre, finisce col detronizzarlo e sopprimerlo. Il giudaismo era stato la religione del Padre, il cristianesimo diventa la religione del Figlio. L’antico Padre divino si ritirò dietro Cristo, ed al suo posto venne Cristo, il Figlio, proprio come ogni figlio aveva sperato in età remota.
Il successo del cristianesimo ed in particolare della predicazione di Paolo si fondano sul fatto che attraverso l’idea della redenzione scongiurano e tolgono il senso di colpa dell’umanità.
Un’altra cosa fu determinante nella predicazione di Paolo: rinunciò a credere che il suo popolo fosse eletto e dovesse recarne il segno visibile nella circoncisione, così la nuova religione poté diventare universale, e riprendere l’antico carattere di universalità che attraversava sia la religione di Atòn, che il parricidio originario.

Per alcuni aspetti la nuova religione significò un regresso di civiltà rispetto a quella più antica ebraica, come sempre succede con l’irruzione di nuove masse umane. La religione cristiana non era più all’altezza spirituale del giudaismo monoteista: assunse dai popoli circostanti numerosi riti simbolici, -il dio Mitra ha addirittura conteso a Cristo il posto nei primi secoli-, ripristinò la grande divinità materna, e dovette trovare lo spazio per inserire in posizione subordinata molte figure divine del politeismo appena dissimulate un poco-. Soprattutto non poté escludere come invece fece la religione di Atòn e la mosaica la penetrazione di elementi superstiziosi, magici e mistici.
Il trionfo del cristianesimo fu una nuova vittoria dei sacerdoti di Ammone.
Invece per quanto riguarda il punto di vista dello sviluppo della storia delle religioni, cioè tutta la spinta che giunge alla storia dal ritorno del rimosso, il cristianesimo costituisce un progresso e dunque un avanzamento di civiltà, perché le griglie del rimosso si distendono e si affievoliscono, cioè di questo fenomeno che opprime l’umanità se né parla sempre più in termini ragionati e di co-scienza.
Da allora, la religione ebraica -per certi versi- è diventata come un fossile.
Oggi c’è un testamento di co-scienza, e non più dal rimosso dell’ incoscienza che parla di ciò: L’uomo Mosè e la religione monoteista, buona lettura-lavoro del testo integrale!
Per esempio in questo territorio alpino torinese i miti e le figure celtiche la facevano da padroni, e cospicue tracce si ritrovano ancora oggi. Interessanti sono le collane d’editore Priuli & Verlucca, specialmente i quaderni di cultura alpina.

 Psicologo Giancarlo Gramaglia

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