Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

VIII. Punti capitali della psicologia della vita quotidiana e 1° tribunale Freud

La rinuncia pulsionale è la tesi dell’avvocato della salute o della controparte: dell’avvocato della malattia?


La volta scorsa (in aprile) ho evidenziato la scoperta a riguardo del Tribunale interno a ciascun soggetto che Freud ha portato in luce. 
La scoperta del Super-Io lo ha aiutato a mettere sotto processo le teorie che sorreggevano e che tutt’ora sorreggono la sofferenza ed il disagio civile.


La posizione con cui Freud mette sotto processo le teorie che sorreggono il disagio civile è molto indicativa per noi perché ci fa vedere la posizione della psicoanalisi che non è logica.
 E’ la posizione che sposta il pensiero di Freud dall’ambito logico all’ambito giuridico, e permette di osservare come il suo pensiero fondi il primo diritto e non “la teoria psicoanalitica comunemente detta”, ma una legislazione: l’istituzione del soggetto.


In una lettera Ferenzci (vado a memoria) racconta di una passeggiata in cui una sentenza di Freud risuona pressa poco così: “meglio morire in battaglia piuttosto che accettare un malsano compromesso con la nevrosi”.
Dentro e fuori sedutaopera il linguaggio, portatore di teorie appartenenti e discorse dai soggetti che parlano più o meno sano; e che si possono riconoscere o meno sani. Ma quest’ultimo passaggio del ri-conoscimento è già di un’altra qualità, sulla quale oggi non intendo mettere l’accento.
Dicevo il discorso del soggetto lo si può ascoltare in qualunque luogo: la vera questione è che un (A) lo sappia intendere, sia dentro come fuori seduta.
Ho detto più volte che occorre sviluppare l’olfatto uditivo, cioè quella capacità d’intendere il discorso per riconoscerne la salute per un verso, e per l’altro per individuarne la psicopatologia.
Il parlare male è un pensare male, è un dire teoria precostituita, e si ritrova in tutti gli ambiti. Si parla bene o male in tutte le lingue, dipende dal pensiero del parlante.

Abbiamo già lavorato, uno degli scorsi anni, sulle teorie del malessere. Oggi non faccio alcuna critica alle scienze naturali, qui siamo altrove, già detto anche quest’anno.
 Per chi ascolta la questione sta nel cogliere al volo questo bene o male detto.
Serve per ciò: - quando (S) ascolta - che abbia la consapevolezza del proprio Primo Diritto. Ed è di ciò che Freud ha fatto la scoperta.
Questo riuscire a cogliere al volo, -per ritornare o meno al mittente (A) un discorso che (S) non può accogliere ed accettare perché gli procurerebbe dei mali- è indispensabile per arrestare il dilagare delle psicopatologie. E’un ritornare subito al mittente fuori seduta, in seduta è un po’diverso. Ma come ri-tornare, questo è ancora un altro discorso!
Prima di vedere come fare per arrestare il dilagare del male detto, vediamo cosa Freud ci ha consegnato, rileggendolo.
Riprendo, nessun Tribunale se non il Tribunale Freud potrebbe pronunciarsi su un tale diritto: il primo diritto.
La psicoanalisi sviluppa e promuove un tale ordinamento del soggetto intitolato a Freud: la psicoanalisi è il pensiero di Freud che ciascuno ha fatto proprio riconoscendo il proprio tesoro, e la psicoanalisi è il luogo-metodo-pensiero deputato a far si che (S) riconosca il proprio primo diritto.
 E’ solamente con la consapevolezza di ciascun (S) che mette al lavoro la propria Norma Soggettiva che è possibile individuare per ciascuno il discorso dell’altro e giudicarlo, ritornandoglielo o meno a seconda degli ambiti e delle circostanze, che sono sempre del qui ed ora.


Saranno proprio gli ambiti, il tempo e le circostanze che produrranno una differenza enorme.
Adesso scorro i passi dell’avvocato Freud.
In un altro momento, mi auguro, riusciremo a produrre degli esempi del qui ed ora sia di seduta sia di fuori seduta. 
Il disagio nella civiltà, del 1929, è il testo che possiamo leggere come un’arringa in cui vengono individuati i misfatti e i crimini di una civiltà che giustifica la propria violenza come rimedio all’odio che la sua stessa ingiustizia e parzialità ha provocato, e contro la quale Freud vi punta l’indice. 
Oggi non mi occupo di questo testo, lo segnalo per un n/s lavoro futuro.
Oggi riprendo L’avvenire di un’illusione, del 1927. Anche questo testo è costruito come un vero e proprio dibattimento per giungere ad un ordinamento diverso non di tipo logico, ma legislativo: la giurisprudenza del soggetto.
 Molti sono i tentativi da Platone in poi di imporre degli ordinamenti alla civiltà.
 Tutti gli ordini religiosi promuovono ordinamenti di credenza, ed impongono il modo di credere ai singoli soggetti.
Ed altro tentativo -purtroppo ben riuscito- è ciò che fa Platone: un ordinamento in cui solo una minoranza, di filosofi e scienziati, avrebbe la possibilità di cogliere e discernere astrattamente che cosa sia il buono il bello il giusto, mentre tutti gli altri uomini si smarrirebbero nel volgare perseguimento dei beni materiali della vita.

Con queste argomentazioni logiche Platone sostiene le sue tesi nei dialoghi.
Freud, se fosse stato presente nei dibattimenti platonici, avrebbe fatto opposizione ed avrebbe detto: fonte di dis-ordine è proprio il principio che distoglie gli uomini dal farsi regolare dal proprio individuale principio di piacere o di profitto nel perseguimento dei beni della vita, per sottometterli a una minoranza che si regola secondo l’astrazione della teoria. 
Vado a riprendere il teso dall’inizio, indicando via-via le pagine da cui traggo le sue citazioni.
In quel dibattimento che è L’avvenire di un’illusione, da una parte c’è un pubblico ministero, Freud stesso, che si pone come difensore della civiltà da teorie che, a suo avviso, spingono ed incoraggiano il disordine sociale, la ribellione e la violenza: il “compito che ci proponiamo, dice Freud, è quello di riconciliare gli uomini con la civiltà” (p.474).

Si ha, infatti, “l’impressione che la civiltà sia qualcosa che fu imposto a una maggioranza recalcitrante da una minoranza che aveva capito come impossessarsi del potere e dei mezzi di coercizione” (p.436) “se soltanto si riuscisse a far diventare minoranza l’attuale maggioranza ostile alla civiltà, si sarebbe ottenuto molto” (p.439).
Nel testo freudiano il dibattimento è articolato in modo che dall’altra parte ci sia un avvocato che difende queste teorie (e che in Rubrica ho chiamato presupposte), quelle teorie che sarebbero di necessaria guida per chi governa la nostra civiltà da tempo consolidata.
Un paragone di sovvertimento a cui Freud accenna, è con la rivoluzione sovietica, con il “grande esperimento di civiltà che viene attualmente intrapreso nel vasto paese situato tra l’Europa e l’Asia”. Un esperimento su cui tuttavia dice di non “avere né la conoscenza, né le capacità necessarie per decidere in merito alla sua attuabilità, per appurare l’efficacia dei mezzi impiegati o per misurare la profondità dell’inevitabile abisso che separa le intenzioni dalle realizzazioni. In quanto incompiuto, ciò che laggiù si prepara si sottrae a una disamina cui offre invece materia la nostra civiltà da tempo consolidata” (p.439).


Come cercherò di sviluppare adesso, vedremo che il paragone sovietico non è nella direzione della riforma che lui indica per sovvertire gli attuali sistemi di ordinamento civili ed educativi.
Se guardiamo agli attuali ordinamenti civili – le cose del resto non sono cambiate dal 1927, casomai si sono radicalizzate – con gli quei criteri di ordinamento, Freud era già molto prudente nel pensare di sovvertirli dall’esterno della seduta: infatti, dice: “Si può mettere in dubbio se sia possibile in genere e fin da oggi, nelle condizioni attuali del nostro dominio sulla natura, approntare tali ordinamenti civili; ci si può porre la domanda donde possano essere reclutati i numerosi capi .. destinati a fungere da educatori delle nuove generazioni; e si può rimanere spaventati di fronte
all’enorme impiego di coercizione che sarà comunque inevitabile prima che questi scopi siano raggiunti” (p.439). 
Su tutto il ‘900 oggi sappiamo purtroppo molto di più di ciò che Freud aveva già previsto.
 Freud intende addirittura evidenziare che non sta affatto dicendo e scrivendo tanto per dire, Freud si rende conto, e lo scrive, che il lavoro che sta imboccando deve avere tutto il peso e tutta le consapevolezza necessaria. Il suo non è un “modo per così dire ingenuo” con cui gli uomini vivono la loro realtà “senza poterne valutare i contenuti”(p.435). La sua è una piena consapevolezza della “grandiosità di questo piano, (della) sua importanza per il futuro della società umana” (p.438).
 Quale piano? Quale riforma Freud indica?
 Occorre dare il giusto rilievo a un tema come quello di oggi: potrete poi accostare tre termini come partnership, profitto, figlio (della Rubrica) per individuare le chiavi di volta di un ordinamento sociale altro rispetto alla ”nostra civiltà ormai consolidata” di oggi. 
E noi, ciascuno di noi qui al Laboratorio, come Freud, possiamo avere presente la posta in gioco di questo lavoro di riforma, la lotta continua - sono le parole con cui termina la sua intervista alla BBC nel ’38, “la lotta non è terminata”: http://psiconet.org/freud/fotos/sonido/sonido1.html .
Si tratta di lavorare alla “formazione” di uomini “nuovi”, all’altezza di un’altra idea di civiltà. 
Intervenendo, nel 1926, su La questione dell’analisi laica, Freud aveva introdotto a questo proposito l’idea dei “curatori d’anime laici” che non siano né preti né medici, cioè non legati da raggruppamenti d’ordine né confessionele, né professionale e capaci di liberare altri dalla teoria presupposta.
 Teoria presupposta che comporta ed impone la sostituzione del pensiero individuale con la religione o con la scienza. La magia-occultismo appartiene alla credenza, cioè ad una forma religiosa solamente meno articolata.

Né medici, né preti- capaci di liberare il pensiero anzitutto proprio dalle catene inibenti in cui esso è stato bloccato al pensiero individuale ed al principio di piacere da procedimenti educativi forzati consistenti nel sostituire il pensiero sano – è il Pensiero di natura di Contri - con teorie precostituite. 
Si tratta, dunque, nel processo riformatore in cui consiste L’avvenire di un’illusione, scrive Freud: “del giudizio che può essere dato dell’umana civiltà”, delle teorie su cui si regge il modo di “governare la nostra esistenza” (p.483), così da “rendere la vita sopportabile per tutti e la civiltà non più oppressiva per alcuno” (p.479).


Quindi: L’avvenire di una illusione è il processo riformatore a cui Freud ha dato vita.
 Nel Tribunale Freud, nell’ordinamento a cui stiamo lavorando, la sanzione è il giudizio.
 E, del resto, che cos’è la cura psicoanalitica se non l’istituzione di un processo a teorie presupposte che falliscono quanto alla loro capacità di governare la nostra vita? Altrimenti a che scopo cambiarle?
La guarigione verrà dal giudizio che (S) emetterà su quelle teorie: se le lascerà cadere avrà riconosciuto l’errore e lo correggerà. Infatti nella prospettiva analitica non è prevista nessuna
presa del palazzo d’inverno, nessuna imposizione, e nessun controllo.
Di fronte a quelle teorie a cui il soggetto crede, egli può scegliere o di lavorare per il proprio pensiero, o di continuare a credere. E’ l’alternativa a cui il lavoro psicoanalitico della seduta conduce: anni fa avevo intitolato un articolo per spaziozero “il bivio”, nella comunicazione di Padova. 
“Mentre a tutta prima – precisa Freud - si poteva pensare che l’essenziale di questa [civiltà] consistesse nel dominio della natura in vista dell’acquisizione di beni materiali necessari alla sopravvivenza, e che, con un’opportuna distribuzione di questi ultimi tra gli uomini, i pericoli che minacciano la civiltà potessero essere eliminati, l’aspetto più importante ci appare ora non più quello materiale, bensì quello psichico” (p.437).

Quel primo giudizio, quel cogliere al volo proprio della norma soggettiva, l’uso dell’inconscio al servizio della salute, a cui Freud si riferisce nel proporre il nuovo ordinamento è lo psichico, il modo di pensare, il pensiero di ciascuno. “nello stato di salute non c’è differenza tra Io ed Es”. (scrive da un’altra parte, che ora non ricordo!) La bonifica dello Zuidesee avviene così! 
Ed allora che cosa si tratta di fare?
Si tratta di individuare le fattispecie di “reato” imputabili alla civiltà da parte di ciascun (S) , su cui “la nostra civiltà da tempo è consolidata”, da tempo si regge, e che sono all’origine dell’odio delle masse per la civiltà, e che allora diventano “masse pericolose” da “tenere a freno” (p.469).
 Si tratta di risolversi nell’alternativa su una serie di questioni, che ora riassumo, e che Freud ha posto sulla civiltà a ciascun individuo né medico né prete.
 Riprendo testuali le sue espressioni di fronte al bivio: - “se e in quale misura è possibile ridurre il peso dei sacrifici pulsionali imposti agli uomini”: Che cosa vuol dire? 
Si tratta di scegliere se la civiltà debba, o no, essere costruita con il sacrificio del pensiero individuale nel suo orientamento a una meta di soddisfazione.
In altri termini ancora, se il legame sociale debba instaurarsi, o no, al costo del sacrificio del principio di piacere, della soddisfazione e dunque del pensiero;
- se sia, o no, “possibile evitare che la massa sia dominata da una minoranza” “tramite forme
di coercizione“;
- se sia vero, o no, che: “non si può fare a meno di imporre il lavoro nella vita civile”;
- se sia vero, o no, che: “le masse sono (infatti) svogliate e prive di senno”.


Riprendo il contraddittorio di Freud, il quale sa bene che la teoria dominante afferma che, quindi l’altro avvocato sosterrà che: “Due sono le caratteristiche umane molto diffuse cui va addebitato il fatto che gli ordinamenti civili possono essere mantenuti solo tramite una certa misura di coercizione: gli uomini non amano spontaneamente il lavoro e gli argomenti non possono nulla contro le loro passioni” (p.437-438);
- e in ultima analisi se sia vera, o no la svogliatezza della massa. E’ attorno a questa svogliatezza che si fonderebbero tutte le teorie precedenti - e che vengono sostenute e difese nel corso del dibattimento dall’avvocato della malattia Freud - è la teoria della debolezza intellettuale del bambino: della debolezza del pensiero che si orienta secondo il proprio principio di piacere: “del piacere non ci sarebbe da fidarsi!”. La svogliatezza avrebbe a che fare con il piacere e con la soddisfazione.


Parlare di principio di piacere, che a volte Freud chiama di guadagno, equivale a parlare di principio di profitto. Un principio che fa sì che un individuo si rivolga alla realtà, che anzitutto è la realtà dei suoi altri del suo universo, con un suo lavoro di domanda rispetto a cui l’apporto, cioè la risposta, è dell’altro, e risulterà il profitto del suo lavoro.
Il fatto stesso che l’altro risponda alla mia domanda verrà sperimentato come profitto.
 Dall’ ”allattandomi” in poi: l’impianto della Rubrica (voce di p.35) è fondato lì, è sufficiente scorrerne le voci.
Che l’altro risponda alla mia domanda con la sua collaborazione attiene alla sua libertà: è il solo caso in cui la parola gratuità assume significato.
La teoria della originaria debolezza intellettuale dell’individuo si esprime come teoria della debolezza intellettuale del bambino: le teorie sulla debolezza intellettuale del bambino rispecchierebbero le teorie sulla debolezza intellettuale dell’individuo che si regolerebbe secondo principio di piacere. Tale principio sarebbe il tallone d’Achille dell’umanità, secondo l’avvocato della malattia psichica, a cui Freud fa sostenere la controparte.
Questa teoria, nel dibattimento, viene così formulata dall’avvocato della malattia psichica: la parte in cui il “bambino è intellettualmente debole”. Per questo gli “vanno imposte decisioni e scelte che solo l’intelligenza matura dell’adulto potrebbe legittimare”. Non importa che si tratti di dottrine religiose. Se si abbandonassero le dottrine religiose, che tuttavia sono le meglio organizzate e quindi sono preferibili, si dovrebbe sostituirle con altre “della stessa santità, rigidità, intolleranza, e imporre al pensiero le medesime proibizioni” (p.480).


Quello che conta per l’avvocato della malattia psichica è che il soggetto venga scardinato da un suo principio di profitto come orientamento, perché questo -a suo dire- lo renderebbe svogliato rispetto al lavoro e privo di senno, e che (S) venga sottomesso a teorie che siano in qualche modo non verificabili dal soggetto, non importa quali teorie esse siano.
Questo è l’unico modo per scardinarlo radicalmente dal principio di piacere o di profitto, e di gettarlo in balia dell’altro: “fidati!”, “ci penso io, io ho la responsabilità, ecc. ..”. Prima ti esproprio e poi ti sottometto, perché non hai alcun riferimento verificabile tranne la mia disponibilità nei tuoi confronti.

E’ una vecchia storia, è teoria operante fin da quando il sistema produttivo si reggeva sulla schiavitù. In pieno Rinascimento Montaigne nei suoi Essais nel 1582 scriveva: “Non si può lasciare al giudizio di ciascuno la conoscenza del suo dovere; bisogna prescriverglielo e non lasciarglielo scegliere a sua discrezione … La prima legge che Dio diede mai all’uomo fu una legge di pura obbedienza, fu un comando puro e semplice in cui l’uomo non avesse nulla da conoscere e da discutere”.
E’ a partire da qui, da questa teoria: - “bisogna tenere a freno queste masse pericolose” (p.469) - che, prima che riguardare il bambino, riguarda l’individuo in quanto tale, l’individuo della Ragione che genera la teoria di una scissione tra una maggioranza: una massa fannullona e che non sa, o meglio che sa di cose pericolose e minacciose per l’ordine sociale, e una minoranza che, grazie 
a una qualche forma di ascesi, morale religiosa o professionale o scientifica, sa e impone alla maggioranza scelte e decisioni, anche con forme di coercizione più o meno brutali per il bene e in nome della civiltà!
Medici e preti sono le due categorie clericali che meglio rappresentano questa minoranza in grado di guidare queste masse fannullone e dissennate.
 Quali sono gli argomenti che Freud contrappone nella sua “arringa” a queste teorie così logiche ed assennate?


In primis addirittura con la loro stessa logica: - Anzitutto quello di carattere epistemologico della scarsa attendibilità di queste teorie. Si tratta di teorie che perlomeno l’inverso varrebbe in eguale misura. Come possiamo dire come sono fatti gli uomini se imponiamo loro dei principi supponendo di sapere ciò che non abbiamo mai conosciuto, perché mai l’abbiamo sperimentato , ma solo supposto? In altri termini, si tratta di teorie che infantilizzano gli uomini per sostenere poi che essi devono essere trattati come bambini: “Fintantoché incidono sui primi anni di vita dell’essere umano da una parte l’inibizione a rivolgere il proprio pensiero alle cose sessuali, e dall’altra l’inibizione religiosa e quella da essa derivante di tipo lealistico, non possiamo dire come l’uomo sia fatto in realtà” (p.477).
 Intendo ricordare come per Freud, in ultima analisi, tutti i rapporti siano sessuati, che vuol dire orientati alla soddisfazione attraverso la partnership: è a proposito della differenza sessuale che viene, infatti, ripresa l’idea di partnership come scambio, già introdotta nella sua prima formulazione come rapporto ereditario padre-figlio di comunione: insieme di beni atti alla produzione di ricchezza ed allo star bene.
In alternativa non resterà che sub-ordinarsi a un ordine costituito imposto, nei cui confronti si nutrirà un dovere di lealtà. (Il “padre” del comando in voci Rubrica in alternativa a “fonte”).
- In ogni caso fin d’ora è un dato di osservazione la falsità della teoria concernente la debolezza intellettuale del bambino, e con compiacimento Freud fa osservare alla controparte: “Pensi al deprimente contrasto tra la radiosa intelligenza di un bambino sano e la debolezza intellettuale dell’adulto medio” (p.476). La “relativa atrofia” dell’intelligenza dell’adulto medio, mette poi in condizione, sembra dar ragione, del dover poi la civiltà provvedervi con decisioni e scelte proprie da imporre. L’atrofia non è, in realtà, che l’effetto del non essere stati all’altezza del pensiero del bambino, e dall’essere poi stati costretti ad introdurre scelte calate dall’alto, per poi utilizzare processi educativi tutti basati sul comando.

Ci si esercita anche con le bestie, anzi meglio: a coloro che non è permesso esercitarlo sugli uomini possono farlo con bestie. Da portare a spasso il cane in poi..
E’ noto quante siano le teorie che parlano di addestramento militare e di sottomissione agli ordini religiosi.

- L’ostilità degli uomini per la civiltà non è che il frutto di un tale trattamento (maltrattamento) del pensiero, privandolo di quell’unico orientamento che renderebbe pacifico il rapporto con la civiltà. “l’indole delle masse umane così descritta non è nient’altro che il risultato di ordinamenti civili difettosi, a causa dei quali gli uomini si sono esacerbati e sono diventati cattivi e intrattabili” (p.438). 
Ogni rinuncia alla soddisfazione genera la sequenza odio, senso di colpa, angoscia.
L’avvenire di una illusione.
Si tratta di intravedere le linee di una riforma, sia pure con estrema prudenza stante la “grandiosità del compito”: “voglio moderare il mio zelo e ammettere la possibilità che anch’io corra dietro a un’illusione .. Ma Lei [l’avvocato della malattia] mi deve concedere che siamo qui in presenza di una speranza legittima per il futuro, che forse c’è da scoprire un tesoro che può arricchire la civiltà ..

Qualora questo tentativo si rivelasse insoddisfacente, sarei pronto a rinunciare alla riforma e a tornare al mio precedente giudizio, puramente descrittivo: l’uomo è un essere di intelligenza debole, dominato dai suoi desideri pulsionali” (p.477).
- E qual è la chiave di volta della riforma? Che si trovino i modi per cui la civiltà, in tutte le sue istituzioni, si rivolga all’individuo, a cominciare dai bambini, liberando il bambino dallo statuto di idiota, di intellettualmente debole, per riconoscergli lo statuto di figlio: “ Le nuove generazioni educate con amorevolezza e ad avere grande stima del pensiero,
avendo sperimentato fin dai primi anni di vita i benefici della civiltà, avranno certamente un diverso atteggiamento verso di essa, la sentiranno come il loro patrimonio più inalienabile e saranno pronte a sopportare i sacrifici di lavoro e di
soddisfacimento pulsionale, necessari per conservarla” (p. 438).
- Lo statuto di figlio è l’unico logicamente possibile che permetta di conciliare pacificamente pensiero individuale e civiltà, pensiero individuale e cura del patrimonio, pensiero individuale, apprendimento e lavoro per far fruttare il patrimonio ricevuto. Ma è uno statuto che ha bisogno ( “dal bisogno al desiderio, diceva Giacometti nel Visionando) del
compimento dell’idea di relazione ereditaria, primo gradino della partnership, nella sua pubblicazione che sfrutta la risorsa naturale della differenza sessuale. La differenza sessuale, di per sé una banalità biologica, offre, per così dire, la materia prima per pensare una dissimmetria di posti il cui frutto, il cui guadagno, il cui profitto, è la reciproca
soddisfazione. Il pensiero dell’eredità ricevuta si può solamente completare col pensiero della possibilità di collaborazione con altri figli, di altri uomini e donne, in vista della reciproca soddisfazione.
- Senza questa prospettiva di riforma ”non solo i grandi problemi di questa vita appaiono a tutt’oggi insolubili, ma anche molte questioni minori risultano difficili da risolvere” (p.477).
Sin’qui Freud, ora tocca a noi individuare nel nostro lavoro in seduta, a scuola, nell’assistenza, nelle teorie educative della nostra vita quotidiana quei discorsi che non possiamo più permetterci di non imputare.
Appunti da riprendere:
Carteggio Freud Groddek ” cappotto di loden…” .(p.47) del carteggio

Non sarebbe più economico sorreggere il difetto dall’esterno piuttosto che riformare dall’interno?
In analisi laica. (p…)
L’avvenire di quell’illusione sta nell’uso che sappiamo farne del tempo della vita di ciascuno di noi.


Psicologo Giancarlo Gramaglia

 

Questo testo ha la sua origine in letture e riferimenti ai lavori dello Studiun Cartello, ed in particolare a Delia Contri.
 Lavori che al momento sono in fase di riorganizzazione sul sito, per cui non sono in grado di indicare nello specifico:
http://www.studiumcartello.it. Il suo compimento è VIII° incontro sui “Punti capitali della psicologia nella vita
quotidiana” tenutosi il 16 maggio ’07 nell’ambito delle attività annuali del LFLP.
I rimandi alle pagine del testo freudiano sono delle edizioni Bollati Boringhieri delle OSF.
La Rubrica a cui mi riferisco è consultabile sul sito del Laboratorio: http://www.psicoanalisitorino.net

 

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