Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Il Penso

Altro che rivoluzione, movimento di pensiero: solo fissità!
In settimana mi è venuto alla mente un ricordo delle elementari.

Alcuni di voi probabilmente potranno confermare che il ricordo che racconto appartiene a questa
cultura, al dramma di questo territorio.

Il mio maestro delle elementari dava IL PENSO, era la punizione: dovevi scrivere 10 volte: “Non
bisogna rispondere male ai genitori ed al maestro, bisogna alzarsi in piedi”, “”Conigli” si scrive con il
gl”.
Precetti morali e precetti grammaticali da seguire.
Morale e grammatica: che bella coppia!
“Scrivilo dieci volte e portalo domattina sul foglio, la frase va scritta in bella calligrafia”.

Ecco che cosa vuol dire pensare in questa cultura: il PENSO  uguale a  FISSITÀ.
Questa rivoluzione su se stesso, che ciascuno può fare o meno -e ciascuno c’è stato al proprio punto di partenza - è il punto di partenza del Colto.
Fare la rivoluzione di se stesso significa capire la fissità dei propri pensieri: quel devi pensare in un certo modo, è il blocco rispetto a te stesso.

Freud l’ha chiamato Edipo, si è anche rifatto al mito, ma al di là del mito, che lascia alquanto perplessi per certi versi, è importante vedere come Freud affronti la questione, dai Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), in Introduzione al Narcisismo (1914), poi con Psicologia delle masse e analisi dell’io (1921). Evidentemente ora non posso nemmeno pensare di prendere in esame i passaggi che caratterizzano Edipo nel testo di Freud, sarebbe da fare, ma posso accennare all’inizio dell’Edipo con una mia sintesi nel dire la questione nel suo stato, che è di una evidenza sconcertante, sconcertante perché nessuno se ne vuole accorgere. Primo passo di una gradinata con molti gradini per arrivare all’edipo nel suo complesso.

Il maschietto, come la femmina, nascono e mediamente sono curati, coccolati, baciati, accarezzati, vezzeggiati, cioè trattati con un saper fare di cura e tenerezza in ogni cultura.

Primi periodi: e lui come lei si attendono e richiedono sempre queste cure, attenzioni, affettuosità, carezze che solitamente gli/le vengono date.
In seguito queste attenzioni le desiderano sempre avere, cioè li caratterizzano.
Sarà un costante interesse: la cura viene cercata e richiesta in questo saperci fare, potremo dire che il suo amore di bimbo narciso-soddisfatto in una certa misura deborda, si apre verso un avere: una ricerca come possesso dell’oggetto madre, mentre il padre diventa l’aspirazione ad essere, rafforza narciso nel suo ideale dell’Io.
Farò come papà ed avrò mamma.
Per la femmina la faccenda è uguale, ma diversa: perché fino ad un certo punto i trattamenti per maschio e femmina sono stati uguali, poi dopo i primi periodi alla femmina viene richiesto un cambio, una svolta, viene evidenziata la differenza.

Tu sei femmina come la madre quindi ti è richiesto di essere come ciò che in un primo tempo volevi avere: cure, attenzioni, carezze ecc...ma tu sei e sarai portatrice tu dovrai saperci fare di cure attenzioni carezze: bambole, biberon, rosa, vestitini, ecc...ma per un certo verso,femmina come il maschio continua a volerle avere.

Proseguendo nella crescita la femmina non dovrebbe aspirare ad essere come il padre, ma ad avere il padre ed a essere come la madre, perché identificata alla madre.
Ecco che alla femmina viene richiesta una inversione, una capovolta che al maschio non è richiesta.

Poi, le caratteristiche proprie le riscoprirà ciascuno attraverso un lavoro, se sentirà di farlo alla fine della gradinata, ciò che qui m’interessa evidenziare è che i destini, le tracce edipiche del maschio e dellafemmina sono impostate dalla cultura come diverse nel genere, non proprie del soggetto.

Attenzione che per mantenere le cose come stanno: non pensare, altrimenti ti do il penso!- il maestro direbbe che è la scoperta dell’acqua calda che brucia: non è assolutamente vero che la risposta è nella natura delle cose, è una risposta culturale, è nel pensiero, oppure nel non pensare troppo: “ma fai come il maestro ti ha impostato!”, “Due schiaffoni ogni tanto ci stanno bene!

Ciò che la femmina in un primo tempo voleva avere si è trasformato in essere, mentre il maschio ha potuto continuare a nutrire il suo Io narcisistico attraverso l’ideale paterno che presto dovrà poi anche contestare per non essere espropriato, ma questa è altra puntata, qualche gradino più sù.
Dicevo dell’ovvietà di un edipo che spostato sulla palla di un po’ non riesce più per esempio a ritrovare la differenza tra amore-innamoramento: non li distingue!

Faccio un salto enorme, non solo qualche gradino, ma per giungere ad uno degli effetti della differenza di prima.
Insomma per avere soddisfazione indipendentemente da maschio o femmina mi occorrerà avere un partner ed imprendere dei progetti nel fare, promuovere insieme delle idee che soddisfino entrambi. Stiamo bene se il progetto del rapporto è vissuto arricchente da entrambi.

Se mi ritrovo con un partner che idealizzo, che esalto solamente come Io vorrei essere, cioè: è il mio ideale, il guaio è già tutto fatto lì: certo lo ammiro, ma Io mi sentirò sempre schiavo di situazioni improprie, non mie, che vivrò come se mi fossero state imposte.

Amore è raggiungere soddisfazione insieme, non è essere.
 Una risposta al dialogo platonico potrebbe avere questo tono:

Che cosa vuoi dire: dì meglio” -direbbe il maestro- vai verso la cultura che t’in-segno!
Come io ho detto, ho già fatto il mio meglio dicendo, adesso prova a dire tu, maestro!

Un terzo brevissimo ed ultimo esempio dopo penso, edipo: sogno.
Il sogno è una sorgente continua di progetti di vita, è la miniera di ricchezza di ciascuno.
Col sogno di questa notte ho aggiustato l’intervento di oggi: questo.
Il sogno è patrimonio, è suggerimento è aiuto del soggetto che mette lì qualcosa per altri che possono lavorarlo, che ci possono saper fare.

 Psicologo Giancarlo Gramaglia

                         

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