Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

L’uomo è una realtà pubblica fondata sul pensiero

"A me uno scranno!"Freud ha riconosciuto la fondazione della costituzione umana di ciascun soggetto in ciò che ha chiamato pulsione che è una legge di moto.
La pulsione per essere soddisfatta necessita di un altro soggetto e si rivolge all’universo intero, cioè a ciascuno possibile.
Sono importanti questi due primi enunciati perché ci permettono di capire che la legge regola il moto di ciascuno, cioè possiamo comprendere come siamo fatti e perché facciamo certe cose e non altre.

Ci possiamo rendere conto che non siamo solamente costituiti di biologia, di chimica e di organismi funzionali, ma occorre andare “al di là” per conoscere l’uomo, in “meta” quel suffisso che ci distingue nel pensare. Noi pensiamo per metafisiche.
Vi sono due modi di pensare per metafisiche: per predicati ed attributi, e per azioni.
Già Platone aveva individuato una funzione dell’uomo nell’attribuire i nomi alle cose attraverso predicati linguistici fino a giungere alla linguistica novecentesca, ma è Giacomo B. Contri a porre in evidenza tutto ciò, facendo luce sull’errore, cioè sulla fondamentale contrapposizione tra nomi di cose e di azioni, cioè tra le due metafisiche.

Con La cattedra del pensiero in una serie di video Contri parla della costituzione dell’uomo, non più come nomenclatore ripetitore più o meno saputo di cose, ma come sanzionatore e giudice di azioni.

Tale capovolgimento non è meno importante della costituzione della repubblica italiana.
Infatti il primo articolo della costituzione del soggetto evidenzia che l’uomo è una repubblica fondata sul pensiero.

Fino a che il pensiero assume la sovranità l’uomo sta bene: egli è sovrano nel suo io-corpo.
Dunque che la costituzione dell’uomo sia fondata sul suo pensiero è talmente vitale che non vi  è nulla di più importante che un individuo possa scoprire.

Questo pensiero è costituente il soggetto, e quando non lo è più egli si ammala.

Termino evidenziando il verbo riflessivo “ammalarsi” che è un buon congedo per rivederci: distinguendo e contrapponendo ad altri riflessivi utilizzati dalla modalità di un parlare senza pensare a ciò che dico, in un sapere per accumulo, come quando pronuncio: “mi sposo” o “mi opero”: umiliandomi.

Psicologo Giancarlo Gramaglia

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