Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

La noia e il tempo

Che la noia fosse una componente della psicopatologia era già stato messo in chiaro fin dagli studi sull’isteria, segnalando che “la tortura della noia” provoca “un eccesso d’eccitamento che caratterizza molte persone incapaci di sopportare la vita monotona spingendoli verso ogni tipo di sintomi”.1

Sarà il lavoro di Contri ad individuare la specificità della patologia della noia attorno a due forme apparentemente contrapposte, ma strettamente correlate, che caratterizzano la vita individuale e sociale.
Cercherò di metterle in evidenza sviluppando alcune considerazioni.

Una prima forma passiva dove la noia viene subita è tipica dell’adolescenza, che spesso abbiamo anche chiamato “adolessenza”.
Una seconda forma attiva in cui l’individuo malato di noia diventa corpo contundente: è la noia militata, del “non ho tempo di annoiarmi”.2
In ciascuna delle due forme l’individuo è calato in un sistema mondo in cui è costretto a fare tutta una serie di azioni nell’ordine del dovere e dell’obbligo, dove gli agenti impersonali: credenze, destino, fato, sorte, fortuna, casualità, divino, lo costringono a subire, e lui: o soccombe nella noia o non ha “nemmeno il tempo di annoiarsi” perché reagisce con vigore e volontà al sistema utopico in cui è costretto: diventa noioso.
Il lavoro viene vissuto come costrizione, poi ci sarebbe la “libertà” in cui “posso fare finalmente cosa voglio: divertirmi!”.
L’uomo della patologia ha due modalità contrapposte di pensare il trascorrere del tempo della propria vita, dove la sistemazione, il “sei sistemato” è una delle due caratteristiche fondanti dell’uomo schiavo del suo tempo.
Se invece osserviamo il bambino, e poi ancora meglio recuperiamo il bimbo che c’è in ciascuno, ci accorgiamo dell’iniziativa con cui agisce: è sorprendente come il bimbo non senta l’esigenza di riempire il tempo, ma vive il tempo, che è al suo servizio per farne una presa diretta con l’avvenimento reale. Il tempo è beneficio alla vita: ogni momento è scoperta di conoscenza e d’interesse.

Ricordo che fino ad un certo punto della mia infanzia in cartiera mettevo in atto ogni sorta d’iniziative, alcune anche parecchio rischiose che richiamavano l’intervento dei genitori, pur di soddisfare le mie esigenze del fare, poi col passare degli anni mi sono ritrovato spesso a guardare fuori dalla finestra, quasi fissato ad un tempo che poteva solamente restare nell’immaginario: l’inattuabile che conduce l’adolescente ad essere insoddisfatto e costretto a rifugiarsi nell’utopia, cioè in quella prima forma passiva dove il tempo viene subito, prima che subentri la cultura del “non perdere tempo”.

E’ importante osservare come il bimbo riesca a porre i suoi diritti di pensieri-azioni, almeno fino ai due anni e più, rientrando nei rapporti di condivisione familiare, poi quando questi diritti via via si vengono a confrontare con l’ambito sociale le difficoltà di accoglimento possono diventare maggiori, e la rinuncia al bimbo sano inizia ad avvenire mettendo in atto rimozioni con sistemazioni d’apparenza, di comodo, del tanto per.., avversando quell’unità del pensiero-Io-corpo.
Subentra la rinuncia alla prima costituzione, quella del bambino sano, a scapito della seconda costituzione, quella sociale.
Invece del coniugo delle due costituzioni, dell’alleanza, molto spesso avviene la separazione e la contrapposizione col pensare le due sfere: la personale e la sociale.

E’ questione salutare e fondamentale che ciascun individuo ritrovi il suo ordinamento che gli permetta di soddisfare i propri rapporti di convenienza in armonia con la società intera, cioè universale.
Perché ciò possa avvenire è condizione che al con-venire materno iniziale succedano altre partnership convenienti, cioè di successo per vivere il tempo, e non del dover riempire il tempo con la rinuncia e/o nell’imposizione, ma collegarlo all’interesse ed alla curiosità del succedere e dell’accadere.

1.J. Breuer e S. Freud, Studi sull’isteria ed altri scritti, (1892-1895), Bollati Boringhieri, Torino 1989, vol. 1, pp. 343, 386.

2.G.B. Contri, NOIA: QUESTIONE PSICOLOGICA, MORALE, POLITICA, TEOLOGICA, in “Think!”, 23 ottobre 2007 http://www.giacomocontri.it/2007/10/noia-questione-psicologica-morale-politica-teologica/

 

 

 

 

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