Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

E se i Disturbi Specifici dell'Apprendimento...

E se i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) che l’Organizzazione mondiale della sanità fin dal DSM-IV annovera fra i disturbi evolutivi specifici fossero dei chiari segnali della necessità di far luce su delle questioni fondamentali e fondanti l’uomo?

E se una logica chiamata uomo1 fosse tutta da scoprire?DSA

La domanda è tanto più urgente se si tiene in conto che i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) vengono diagnosticati solamente ed esclusivamente a quei bambini che possiedono caratteristiche mentali cosiddette normali, con un “coefficiente intellettivo del tutto nella norma”.

Con il DSA s’individua che alcuni bambini cosiddetti “normali” sono portatori di ostacoli che non permettono una completa trasmissione dell’apprendimento. Il (DSA) denuncia che queste difficoltà si sviluppano sulle attività che servono per la trasmissione specifica della cultura, ed è compito di ogni sistema educativo porvi rimedio, infatti con la legge 170 del 2010 lo stato italiano abilita l’uso della certificazione in ambito scolastico.

E se avesse avuto ragione Freud a sostenere che la cultura, a qualunque origine appartenga, opera sempre contro ed a scapito della civilizzazione umana?

E se esistesse un’altro modo d’intendere l’educazione collegata con il prendere in carico la propria costituzione individuale? Anche perché nell’educazione odierna si può ritrovare solamente tanto addestramento. 

È noto che nel 1933, in occasione di una visita a Vienna di una paziente di Edoardo Weiss, figlia di un gerarca fascista, a Freud fu richiesto d’inviare un libro al Duce, colui che reggeva le sorti dell’Italia. Non c’era occasione migliore per indicare in Mussolini l’eroe della cultura offrendogli una dedica sul libro del carteggio con Einstein Perché la guerra? del 1932.

Freud aveva già scritto nel 1929 il disagio della civiltà, sappiamo che questo disagio viene sistematicamente rinnegato a favore di un teorico benessere culturale che comunque è ristretto sempre a pochi. La contrapposizione che Freud mette in luce tra progresso civile e benessere culturale è acuta ed unica in tutta la storia del pensiero: sottraendo la pulsione all’uomo, misconoscendo la fonte primaria del proprio benessere l’uomo si auto-condanna rimanendo privo della sua forza basilare.

L’unione nelle relazioni potrebbe fare progresso se ciascun uomo non rinunciasse ad investisse il proprio tesoro-capitale in favore di un astratto ideale, per intanto avendone consapevolezza della rinuncia, purtroppo invece una enorme maggioranza delega il proprio tesoro-capitale senza rendersene conto ad altri ritenuti erroneamente competenti: di conseguenza si viene a costituire una massa che spera di trovare nel destino e nella fortuna una guida alla via del successo riservata ad una cerchia di pochi.

Tolta la regalità iniziale al bambino, cioè la pulsione, resta una programmazione neurobiologica a cui il bambino può solo obbedire venendo addestrato al trattamento che è rimesso alla scienza dalla natura2.

Questa espropriazione, letteralmente un furto, un plagio, avviene molto presto a scapito del bambino, il quale viene indotto e costretto a fidarsi di una cultura che lo educherà verso fittizi teorici benefici.

La principale scoperta che possiamo fare sul pensiero -dice Giacomo B. Contri- è la sua permalosità, infatti s’ammala nel venire regolato da teorie: amorose, sessuali religiose, ontologiche, perfino in psicoanalisi con il “simbolico” lacaniano per esempio, teorie che gli faranno da Duceideale.

E se allora la questione fondamentale fosse chiedersi come riuscire a giungere a pensare la salute del proprio pensiero; questione filosofica nel senso che ciascuno è pensatore: già Leopardi nello Zibaldone scriveva: “non possiamo sapere né congetturare di che cosa sia capace la natura umana messa in circostanze favorevoli”.

Il bambino non nasce con delle mancanze da colmare, non ha delle scarsità, alla nascita lui ha semplicemente un lavoro da fare, e, se trattato bene, fa bene il suo compito, si dà molto da fare, elabora, infatti nei primi due anni di vita diventa già ben attrezzato, capace e competente.

Lemmi trattati:

Disturbi Specifici dell'Apprendimento, (DSA), educazione, legge 170/2010, cultura, civilizzazione.

1 AA. VV., a cura di Maria Gabriella Pediconi, Una logica chiamata “uomo”, SIC Edizioni, 2014, < http://www.studiumcartello.it/Public/EditorUpload/Documents/PUBBLICAZIONI/[SIC]LCU_brief.pdf >

2 Si veda come Luigi Ballerini sviluppa il concetto di Neurogenetica nel suo articolo del Simposio del 2011 “L’assenso al bivio”, < http://www.studiumcartello.it/Public/EditorUpload/Documents/CORSO_INTERVENTI/110319SC_LB1.pdf >

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