Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

San(t)o Sebastiano

SAN(T)O1 SEBASTIANO

Questo articolo fa riferimento alla mostra tenutasi al castello di Miradolo in San Secondo di Pinerolo tra il 4 ottobre 2014 ed il 5 marzo 2015 ed al relativo catalogo2.

I dipinti esposti del santo sono quarantacinque, eseguiti tra il 1400 ed il 1600 dai più noti pittori dell’epoca; l’esposizione si conclude con un video in cui Vittorio Sgarbi riprende l’articolo pubblicato sul catalogo della mostra dal titolo: Il dolce martirio di San Sebastiano tra tormento ed estasi3.

Sgarbi evidenzia come la mostra metta in luce l’attenzione che la civiltà cristiana ha attribuito al corpo nudo di San Sebastiano riprendendolo dall’antichità classica sia nella visione apollinea della bellezza sia in quella dionisiaca della sofferenza: “l’incorruttibilità della sua carne, la sua integrità, come modello di sanità fisica, che resiste alle frecce, le riceve ma non ne trae danno; è una figura che non patisce ferita…nella maggior parte dei casi si esalta la sanità rispetto alle ferite delle frecce”.

San Sebastiano è la rappresentazione del santo che non patisce le frecce, “diventa il simbolo di una bellezza assoluta vicina a Dio o agli dei”, impotenti di uccidere l’uomo sano della vittoria, colui che ho chiamato il Colto prima della cultura.

Guardando i dipinti di Sebastiano possiamo scorgere, almeno in alcuni di quelli in mostra, che la raffigurazioneimg046 è quella di un bambino -per esempio in Francesco Marmitta (pag. 47 del catalogo)- e comunque nella maggior parte dei casi di sguardi giovanili; tenendo presente che comunque non è la visione del soggetto che ci permette di riconoscere il bambino, ma la rappresentazione e la conoscenza del suo pensiero.

I diversi San Sebastiano sono la rivelazione dell’uomo-bimbo nato sano, in lui si può riconoscere una salute che non è ancora stata rovinata dalla cultura, in cui le frecce del male per il momento non sono state letali.

Sappiamo da Freud come l’adulto abbia grosse difficoltà ad individuare nel bambino la ricchezza ed il tesoro che lo contraddistingue e di cui è portatore. Tutta la serie dei dipinti esprimono come la cultura sia la principale artefice del depauperamento del bambino il quale passa poi ad adolessente4, ovvero già in crisi. Con la sua cecità, l'adulto educatore diventa l’operatore culturale che sottrae san(t)ità al bambino.

Allora, al di là delle corrette introduzioni argomentate da Sgarbi, la questione fondante e fondamentale è che San Sebastiano è la rappresentazione dell’uomo-bimbo nato sano, in cui c’è ancora quella salute che si difende dalla cultura egemone e dominante che i dipinti esprimono nelle differenti visioni di un uomo, corpo-nudo, portatore, come Cristo, di san(t)ità.

Le frecce non scalfiscono il santo proprio perché il bambino, nascendo sano, è il riferimento dell’immagine del Cristo redentore, colui che può riconoscere e che potrebbe quindi sconfiggere la cultura se ciascuna persona individuasse in sé il proprio corpo competente e capitale, ovvero costituzionalmente fondato nel diritto legiferante dell’imputazione.

 

genga

Le frecce dell’ignoranza non possono vincere sulla verità del soggetto, la psicopatologia non potrà avere il sopravvento sulla fede del padre: molte sono le rappresentazioni a questo riguardo: Girolamo Genga (pag. 61 del catalogo) ne è un esempio.

Sgarbi mette in evidenza l’importanza del percorso per giungere al corpo nudo, ma la questione non è: il nudo per il nudo. Qui in gioco c’è il sano-santo: il passaggio a giungere dal santo al sano, cioè alla competenza del bambino in quanto portatore della salvezza del mondo. Non c’è alcunché di religioso in ciò, ma semplicemente la personale responsabilità paterna che può diventare l’arricchimento della competenza del figlio esprimibile, oppure restare nel vincolo del non detto.

Per questi motivi è necessario andare oltre l’ammirazione e la contemplazione della pura bellezza dopo l’astrazione ed il modello idealizzato, così come è necessario risolvere la malattia al di là del corpo e dello spirito uniti nella psicopatologia per farne un'imputazione sia agli arcieri che ai ricettori: Sebastiano, Rocco, Cristo, Ma-donna, Ciascuno.

Ciascun uomo ha il proprio bimbo più o meno ferito dalla cultura dominante: quel colto prima della cultura5 che Sigmund Freud ci ha indicato e cercato di far riconoscere e che il lavoro psicoanalitico ne permette la riappropriazione.

Ciascuno può essere all’altezza di San Sebastiano.

 

 Note:

1) Santo: “di uno che sa la via della salute (salvezza, salus)”. G.B. Contri, in “Think!”, 19 luglio 2014, www.giacomocontri.it

2) A. D'Amico, V. Sgarbi, a cura di, San Sebastiano. Bellezza ed integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento, Skira, 2014.

3) Il commento che segue rilegge e fa riferimento all’articolo citato.

4) Si veda: G.B. Contri, Dall'adolescenza all'Adol-essenza, in “Think!”, 17 ottobre 2007, www.giacomocontri.it

5) La pagina iniziale del mio sito può essere rappresentativa a tal proposito: www.psicologo-gramaglia-torino.net

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