Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Single

Nell’immaginario pubblico “scapolo” e “zitella“ significano ancora oggi per la maggior parte delle persone una condizione sociale provvisoria d’un uomo che manca di legame solido e certo su cui fondare la propria vita; non avere una compagna o marito apre per molti ad uno scenario di costrizioni e di solitudine, caratterizzati dal giudizio: “poverino/a è solo/a!”.

Quest’idea di mancanza è proprio l’indicatore certo che ci permette invece di cogliere quanto sia importante per ciascuno ritrovare la propria condizione di libertà, d’indipendenza e di autonomia: unico punto di partenza per costruire sani e salutari relazioni di soddisfazione.

Ogni persona che ho incontrato in studio ha denunciato il proprio stato d’insoddisfazione per il non sentirsi appagata, manifestando soffocamento e rabbia dall’aver dovuto sacrificare parte delle proprie ambizioni, del proprio tempo, del proprio patrimonio per “amore” del partner: “ero innamorato/a e non ho visto che…”

La posizione di single non ha alternative anche se ancora oggi si possono incontrare persone che sostengono che sono stati sposati felicemente per tutta una vita. Non è questo il punto, che comunque non contraddice la posizione del single, vediamo perché.

E’ l’apertura all’universo che è condizione imprescindibile. Occorre iniziare ad impararla dal bambino per rendersi conto di quanto l’adulto sia impacciato ed ottuso verso questa modalità del vivere single.

La condizione di single è uno status a pieno titolo, è il riconoscimento della propria costituzione individuale che solamente nel novecento si è fatta strada, grazie a Freud ed a Contri.

Il single potrà benissimo coniugarsi in matrimonio ed avere figli e farà tutto ciò che riterrà utile per portare acqua al suo mulino, sarà importante per lui/lei incontrare e coltivare quelle relazioni che gli consentiranno di vivere meglio e di produrre frutti.

Occorre apprendere dall’insegnamento dalle mancate vocazioni religiose per capire quanti secoli siano stati persi per non riconoscere nelle zitelle e negli scapoloni impenitenti, certo diventati poi peccatori inibiti nevrotici o psicotici, quei primi cristiani che avevano intuito e prodotto gli anarchici eremiti. Ci è voluto troppo tempo per capire che il/la singolo-eremita non manca di nulla, è completamente in regola con ogni stato di diritto: respira, mangia, parla, beve, bacia, ha orgasmi, ride, si diverte, sente, gioca, va dove è capace, sta con chi gli/le piace, tocca ciò che crede, s’inventa e prova a produrre ciò che gli/le procura soddisfazione, costruisce tutta una serie di relazioni che permettono di realizzare i propri obiettivi, sicuramente con altri.

Oggi la condizione di single, incomincia ad evocare uno stato quasi di privilegio, di leggerezza, di possibilità di vera realizzazione.

Ma come?

Come possono stare insieme due single? Poi aperti a tutti?

E’ finito il tempo dei due cuori ed una capanna con tanti bambini?

Tra matri-monio e patri-monio ha la meglio il patrimonio: i poveri non sono mai stati belli, se c’è qualcosa da salvaguardare è la ricchezza, la divisione per principio non è mai convenuta ad alcuno, non esiste! Esiste lo stare insieme per convenire a dei risultati migliori, a maggiori soddisfazioni.

Due sono i fraintendimenti più grossi a riguardo della condizione del single: l’innamoramento ed il sesso.

Queste due mine vaganti, invece di essere valutate per ciò che sono, continuano ad essere viste come un’unica teoria della legge sessuale di natura bestiale alla cui carne la ragione non comanda.

Di queste due “stupidaggini” secolari ne parlerò, e ne ho già scritto, in prossimi articoli.

Oggi il single mette al centro una rete di rapporti lavorata sia di presenza che attraverso Internet. La sua vita è sempre la relazione, ma vissuta in modo ampio e mutevole, con un ricambio di volti e d’esperienze nel quale si dà molta importanza all’amicizia, unica relazione che si desidera duratura.

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