Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Le malattie psichiche

Psicopatologia vuol dire appunto: nevrosi, psicosi, perversione e psicopatologia precoce. Questi disturbi li ritroviamo nell’intera storia dell’umanità.

Coinvolgono ciascuna persona che in una certa misura è stata costretta all’abbandono del primo diritto, cioè alla rinuncia al proprio pensiero di bimbo, di lasciare il colto, indipendentemente dal suo desiderio, per votarsi all’oggetto nelle sue tre forme: obiezione al pensiero sano, adattamento alla teoria sistematizzata della cultura dominante, ed adesione al comando superegoico kantiano, perlomeno per quanto riguarda la cultura occidentale.

La nevrosi è il compromesso non risolutivo con l’oggetto: tutto il mondo purtroppo non conosce che questa normalità, che è puerilità. Non è puerile il bimbo: puerile l’adulto che crede infantile il pensiero del bambino!

La psicosi è la fissazione maniacale all’oggetto, sempre nelle sue tre forme espressive su menzionate, accompagnata con una non manifesta obiezione polemica nell’obbedienza cretina, prima che maligna, alla visione narcisistica contemplativa ideal-beota.

La perversione, rinnegando, annulla l’ideale psicotico e rende pan per focaccia annullando quel narciso, tanto ammirato nella psicosi, nel suo doppio gioco dell’A uguale al non A, dove un oggetto vale l’altro nel suo annientamento, cioè nel suo essere amato come oggetto e non per ciò che produce. Ma l’amore è cieco, per esempio quello genitoriale è demenziale!

La psicopatologia precoce è costante e perseverante nel fare del convivere infernale un ulteriore l’inferno.

In ogni caso la psicopatologia, nelle diverse espressioni accennate, è sempre vita povera e meschina, che si manifesta attraverso ostilità o indifferenza al pensiero di natura, cioè al pensiero sano del bimbo.

L’ostilità non è altro che angoscia camuffata, e ciò che è particolarmente sorprendente è che quest’angoscia non ha oggetto, è una minaccia di perdere qualcosa che non esiste, ossia un amore presupposto che funziona come una sagoma che non c’è, tutta una costruzione che si regge sul niente.

C’è da chiedersi se la parola amore abbia ancora qualche significato quando abbia terminato di esercitare il ricatto dell’amore presupposto.

L’angoscia spazza via letteralmente ogni idea di costruzione insieme, di partenariato, introduce paura e timori che vanno a costruire cimiteri di paradisi eterni.

Ecco perlomeno giustificata, ma non condivisa, la presenza del farmaco, dell’ansiolitico in questa società.

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