Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Anoressia

L’anoressia è mentale, cioè rifiuto di alimentazione intellettuale: “io non prendo il tuo pensiero, io non prendo niente da te”.

Si mette in scena applicandosi al moto alimentare, cioè all’appetito. Così il desiderio non è eliminato, ma è un desiderio spostato su un altro oggetto, per farlo diventare il gioco delle tre carte.

L’anoressia mentale attrae l’attenzione sul mangiare, ma non è rifiuto di mangiare; è l’estrema difesa di un soggetto di fronte all’avversione per il pensiero dell’altro/a. Il passaggio e tutto il lavoro di ricostruzione si percorre attraverso la madre e/o sostituti indagando sull’amore presupposto (vedi i due articoli precedenti “Angoscia e Disturbi sessuali”). ma la catena non necessariamente si ferma all’imputazione della madre e/o genitori.

L’anoressia è l’estrema difesa del soggetto di fronte all’avversione del pensiero dell’altro — amore presupposto — già ingoiato, cioè già subito e perlomeno rimosso.

L’ingoio di pensiero che l’anoressico vuole eliminare, o quanto meno vuole ridurre fino a non assumerlo più. La difesa dal pensiero dell’altro è ottenuta con il rifiuto dell’alimento psichico.

L’anoressia tanto meno mangia, quanto più è attiva, fino allo sfinimento. E’ viva intellettualmente. C’è una certa riuscita nelle attività, dedizione, e questo in contrasto con l’assenza di alimentazione. L’agire intellettuale non è solo un surrogato dell’alimento psichico rifiutato. Questo sarebbe ancora nevrosi. L’iperattività intellettuale e fisica anoressica è un’attività occupazionale, come un’ergoterapia, un’attività da campo di concentramento: “facciamoli lavorare altrimenti scappano o si ribellano”. Quindi non è solo un’occupazione, un “facciamo finta che...”, ma è proprio uno sbancamento vero e proprio, un tentativo di tabula rasa condotta sempre al limite.

Occupazione forzata della mente per espropriare l’alimento psichico, il rifiuto del pensare l’altro, cioè faccio da me. In questo modo l’attività fisica e l’attività verso l’altro hanno come obiettivo di far tacere il pensiero di natura, cioè di prendergli il posto.

In tal modo il “colto” non ci sarebbe più, e l’Io non ci pensa nemmeno!

L’anoressia mentale è una figura dell’autonomia sia dal pensiero di natura, sia dall’altro come fonte di soddisfazione, un’autonomia ottenuta tramite il passaggio dal corpo della soddisfazione al corpo del bisogno. Resta sospesa tra il “non colto” ed il “non altro”, dove il “non altro” è il meno peggio di un rapporto di comando assoluto.

E dove va a finire la soddisfazione?

Il bisogno viene soddisfatto in modo perverso mediante la dimostrazione inconfutabile, ineluttabile propria del bisogno, della necessità: “è così e basta, non ci sono santi!” E’ il controllo ferreo e la necessità del bisogno. Bisogno del comando per renderlo inefficace ed umiliarlo in quanto grossolano, inutile, incapace, dove non esiste mai la possibilità di scambio, il piano è sempre il verticale del non rapporto e mai l’orizzontale dello scambio.

Non c’è materia prima: è desiderio di niente, appetito di niente: non c’è mai dichiarazione di soddisfazione nel rapporto.

Non c’è materia prima di un lavoro di rapporto, né risultati prodotti, l’altro è sottratto. Non si può dire però che non ci sia niente, nirvana, che nell’anoressia sia il niente, eliminazione di ogni desiderio; è piuttosto un’ebbrezza senza droghe, cioè senza materia prima, una vertigine senza dislivelli. Non si può dire che l’anoressia sia una forma di sopravvivenza, ma piuttosto una vita senza dipendenze, attiva, iperattiva, esultante, fino alla morte per sfinitezza.

C’è della perversione in quanto all’illusione di aver trovato soluzione.

Perversione in quanto al bisogno, cioè alla riuscita, evitando l’altro.

Ma in quanto alla perversione stessa (A = non A), l’anoressia le fa il verso, così come al feticismo - “le calze invece della ragazza” - nell’anoressia c’è solamente indifferenza invece della differenza sessuale.

L’anoressia non si cura in quanto si rifiuta di mangiare, si può curare in quanto è affamata di pensiero, anche se non ne vuole sapere.

L’anoressia è l’espressione del “colto” che si è opposto all’espropriazione educativa, negando, purtroppo per lui, anche il fondamentale primo rapporto con l’altro.

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