Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

L’imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite - Parte terza

Una persona un giorno si trova in casa da sola, un po’ depressa, per qualche cosa che le è andato storto. Che cosa fa? Può darsi che le venga una buona idea, anche questa è imprenditoria, le può venire l’idea di prendere il telefono e di chiamare un amico dicendo: “Dai, usciamo a cena insieme, facciamo due passi!”. E’ un atto imprenditoriale per la produzione di un desiderio. Se in un momento di depressione, di stanchezza, suono all’amico, sto compiendo un atto formale di domanda: “Fammi venire voglia di qualche cosa, perché la mia depressione consiste nel non aver voglia di niente!”.

Il desiderio è qualcosa che riceviamo da fuori.

L’impianto è quello ereditario: è questa la fonte dei desideri. La presenza o meno del desiderio rende l’uomo libero o schiavo, erede o non erede. La vecchia formula, il principio della leva cita: “Datemi dei punti d’appoggio e vi solleverò il mondo”.

Ho facoltà

Il soggetto ha facoltà nella misura in cui riconosce il proprio diritto e sviluppa le proprie capacità. Ciò non prevarica alcuna competenza specifica acquisita in una scuola, anzi ne aggiunge convalida.

Non necessariamente competenza personale e formazione scolastica sono in conflitto.

E’ ora di finirla con l’idea preconcetta che occorra un titolo conseguito in un ente pubblico -per esempio scuola- per avere facoltà!

Andiamo però con ordine e cerchiamo di capire meglio.

Partiamo da Freud, liberandoci dallo stupido quanto banale pregiudizio che sia superato: è tale la ricchezza dei suoi pensieri a confronto dei suoi (s)cavalcatori che anche quando ci troviamo di fronte a delle canaglie perverse il muro della resistenza è sempre totale.

Non si può scavalcare qualcosa che non si vede, che non si tocca, che non si capisce, se non si prova ad ascoltare, se non si ha dimestichezza si suppone solamente con il risultato di evitare, rinnegare, dimenticare e rimuovere.

L'imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite - Parte seconda

Fra intelletto e intelligenza, fra intelligenza e averne voglia non c’è alcuna differenza. Abbiamo un’idea sbagliata del desiderio, pensiamo che esso sia più vicino alle suole delle scarpe e che l’intelligenza sia invece nel cervello. Questo perché siamo dominati dall’idea di una divisione del corpo in due, sopra l’ombelico e sotto l’ombelico. Si tratta di una teoria catastrofica dell’umanità e con la quale guastiamo, dai bambini in su, tutti gli studenti. Desiderio, esigenza, intelligenza, eredità sono un concetto, è l’idea della possibilità di far fruttare per il proprio beneficio quel che si riceve da un altro.

Non nasciamo con dei desideri.

Si usa e si abusa della parola “esigenza”, ma quali sono le mie esigenze?

Se son nato schiavo delle teorie pseudo scientifiche avrò esigenze da schiavo, sarà la schiavitù a darmi le mie esigenze, ossia quasi nessuna.

Il libero, ossia l’erede, avrà esigenze da libero e da erede. Sono acquisite le esigenze, me le produco!

 

L'imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite - Parte prima

Il pensiero del bimbo è senza limiti ed è facilmente accertabile.

Le teorie che sorreggono la constatazione sono viceversa molto nocive al suo pensiero sano. Ad esempio, si obietta che il bambino non conosca la tabellina matematica e che la debba imparare. La necessità la troverà lui, con il suo tempo. Eventualmente si potrà dire che il suo pensiero è limitato verso la matematica, ma solamente quando lui vorrà apprenderla e non ci riuscirà. Prima di quel giorno non si potrà dire che è limitato in quella direzione.

Tutto ciò, che entra nel campo della afferrabilità da parte sua, rende illimitato il pensiero del bambino.

Se incominciassimo a parlare delle difficoltà scolastiche finiremmo per radere al suolo quasi la totalità di ciò che chiamiamo didattica, quella che servirebbe a rendere intelligibile, facile, accessibile, tangibile una materia.

L'uomo sano e la sua scienza - Parte terza

E’ necessario comprendere come l'uomo nasca sano e venga sistematicamente corrotto a pensare il proprio svantaggio a beneficio di una collettività che sceglie il suicidio di massa invece di tentare di capire e salvare il soggetto modificando il proprio modo di pensare.

Nella catatonia narcisistica -che è psicosi pura- e dopo il '20 l'hanno anche chiamata nevrosi narcisistica, l'individuo è omologato ed è diventato adeguato al suo universo da cortile per cui si modella a ciò che gli viene chiesto e richiesto dal cortile appunto. Nella piazzetta del grande fratello di uno spinto conformismo (tv, media, stupefacenti, oggetti simbolo, significanti a catena, perfino agli oggetti d'arte, o/e ricerche storiche sulla psichiatria) negli standard in uso collettivo, l'individuo si adatta al sociale pre-stabilito in quanto quegli oggetti fanno da surrogato alla sua perduta legge di moto. Sono diventati gli IDEALI a cui fare riferimento nel proprio cielo (morale e/o teoria) per non cadere sfracellato in una drammatica diagnosi psichiatrica, o lasciandosi morire abbandonato nelle mani di grandi neoplasie. Semplicemente il Soggetto non può starci dentro! La soddisfazione è fuori, è sempre al di là, ma non si sa più dove cercarla: e la massa continua a proporlo ed a cercare!159 r1

Narciso non potrà che continuare a specchiarsi nel deserto della propria solitudine non potendo che continuare a vedersi attraverso il pantano delle sue feci e urine. Continuerà quindi a leggere di sé convinto di ritrovare nella lettura il sapere che gli colmerà la mancanza nel deserto dell'onnipotenza studiosa e saputa del pieno di sé, senza relazioni, ad ombrellone chiuso, senza Freud.

Troppo evidente per non vederne e coglierne l'ottusità e l'incapacità, ma troppo ghiotta per un potere burattinaio che ha solamente bisogno di ottusi ed incapaci per continuare a governare.

L'uomo sano e la sua scienza - Parte seconda

Entrerò nel merito delle supponenti teorie, ma brevemente per raccogliere, denunciando l'enorme disagio, l'arretratezza e i danni che le stesse hanno provocato all'uomo, continuando ad alimentare aspettative magiche per tutti e guadagni effimeri per pochi burattinai. Tutto ciò in nome di una scienza che, se va bene per le discipline naturali, è semplicemente riduttiva e non serve a nulla se applicata all'uomo.162 r1

Basta constatare che in tutte le discipline delle scienze naturali non c'è una sola legge che verifichi che un corpo è regolato dal movimento del desiderio e mosso dalla soddisfazione, come invece verifichiamo nei corpi viventi.

E' necessario giungere fino all'uomo per constatare che esso è governato da un pensiero che si fa lingua comunicante talmente articolata e complessa da permetterci di formulare con certezza che non siamo più in presenza di un oggetto uomo, bensì siamo in presenza di un soggetto: cioè un essere dotato di una particolare unica e singolare conformazione di pensiero con una legge di moto che va a meta nel piacere della conclusione vantaggiosa di un rapporto, ed anche con una specificità insuperabile rispetto agli altri esseri viventi.

L'uomo è un essere di pensiero che dalla nascita si mette in relazione con altri (S&A).

L'uomo nella sua complessità non può più essere trattato come un oggetto da scienza naturale.

 

Immagine tratta da Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia. Dialoghi tra padre e figlio, (n.162) Torino, LFLP, (2002)

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