Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

L'imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite - Parte seconda

Fra intelletto e intelligenza, fra intelligenza e averne voglia non c’è alcuna differenza. Abbiamo un’idea sbagliata del desiderio, pensiamo che esso sia più vicino alle suole delle scarpe e che l’intelligenza sia invece nel cervello. Questo perché siamo dominati dall’idea di una divisione del corpo in due, sopra l’ombelico e sotto l’ombelico. Si tratta di una teoria catastrofica dell’umanità e con la quale guastiamo, dai bambini in su, tutti gli studenti. Desiderio, esigenza, intelligenza, eredità sono un concetto, è l’idea della possibilità di far fruttare per il proprio beneficio quel che si riceve da un altro.

Non nasciamo con dei desideri.

Si usa e si abusa della parola “esigenza”, ma quali sono le mie esigenze?

Se son nato schiavo delle teorie pseudo scientifiche avrò esigenze da schiavo, sarà la schiavitù a darmi le mie esigenze, ossia quasi nessuna.

Il libero, ossia l’erede, avrà esigenze da libero e da erede. Sono acquisite le esigenze, me le produco!

 

L'imprenditore: dove desiderio, intelligenza, ed eredità sono unite - Parte prima

Il pensiero del bimbo è senza limiti ed è facilmente accertabile.

Le teorie che sorreggono la constatazione sono viceversa molto nocive al suo pensiero sano. Ad esempio, si obietta che il bambino non conosca la tabellina matematica e che la debba imparare. La necessità la troverà lui, con il suo tempo. Eventualmente si potrà dire che il suo pensiero è limitato verso la matematica, ma solamente quando lui vorrà apprenderla e non ci riuscirà. Prima di quel giorno non si potrà dire che è limitato in quella direzione.

Tutto ciò, che entra nel campo della afferrabilità da parte sua, rende illimitato il pensiero del bambino.

Se incominciassimo a parlare delle difficoltà scolastiche finiremmo per radere al suolo quasi la totalità di ciò che chiamiamo didattica, quella che servirebbe a rendere intelligibile, facile, accessibile, tangibile una materia.

L'uomo sano e la sua scienza - Parte terza

E’ necessario comprendere come l'uomo nasca sano e venga sistematicamente corrotto a pensare il proprio svantaggio a beneficio di una collettività che sceglie il suicidio di massa invece di tentare di capire e salvare il soggetto modificando il proprio modo di pensare.

Nella catatonia narcisistica -che è psicosi pura- e dopo il '20 l'hanno anche chiamata nevrosi narcisistica, l'individuo è omologato ed è diventato adeguato al suo universo da cortile per cui si modella a ciò che gli viene chiesto e richiesto dal cortile appunto. Nella piazzetta del grande fratello di uno spinto conformismo (tv, media, stupefacenti, oggetti simbolo, significanti a catena, perfino agli oggetti d'arte, o/e ricerche storiche sulla psichiatria) negli standard in uso collettivo, l'individuo si adatta al sociale pre-stabilito in quanto quegli oggetti fanno da surrogato alla sua perduta legge di moto. Sono diventati gli IDEALI a cui fare riferimento nel proprio cielo (morale e/o teoria) per non cadere sfracellato in una drammatica diagnosi psichiatrica, o lasciandosi morire abbandonato nelle mani di grandi neoplasie. Semplicemente il Soggetto non può starci dentro! La soddisfazione è fuori, è sempre al di là, ma non si sa più dove cercarla: e la massa continua a proporlo ed a cercare!159 r1

Narciso non potrà che continuare a specchiarsi nel deserto della propria solitudine non potendo che continuare a vedersi attraverso il pantano delle sue feci e urine. Continuerà quindi a leggere di sé convinto di ritrovare nella lettura il sapere che gli colmerà la mancanza nel deserto dell'onnipotenza studiosa e saputa del pieno di sé, senza relazioni, ad ombrellone chiuso, senza Freud.

Troppo evidente per non vederne e coglierne l'ottusità e l'incapacità, ma troppo ghiotta per un potere burattinaio che ha solamente bisogno di ottusi ed incapaci per continuare a governare.

L'uomo sano e la sua scienza - Parte seconda

Entrerò nel merito delle supponenti teorie, ma brevemente per raccogliere, denunciando l'enorme disagio, l'arretratezza e i danni che le stesse hanno provocato all'uomo, continuando ad alimentare aspettative magiche per tutti e guadagni effimeri per pochi burattinai. Tutto ciò in nome di una scienza che, se va bene per le discipline naturali, è semplicemente riduttiva e non serve a nulla se applicata all'uomo.162 r1

Basta constatare che in tutte le discipline delle scienze naturali non c'è una sola legge che verifichi che un corpo è regolato dal movimento del desiderio e mosso dalla soddisfazione, come invece verifichiamo nei corpi viventi.

E' necessario giungere fino all'uomo per constatare che esso è governato da un pensiero che si fa lingua comunicante talmente articolata e complessa da permetterci di formulare con certezza che non siamo più in presenza di un oggetto uomo, bensì siamo in presenza di un soggetto: cioè un essere dotato di una particolare unica e singolare conformazione di pensiero con una legge di moto che va a meta nel piacere della conclusione vantaggiosa di un rapporto, ed anche con una specificità insuperabile rispetto agli altri esseri viventi.

L'uomo è un essere di pensiero che dalla nascita si mette in relazione con altri (S&A).

L'uomo nella sua complessità non può più essere trattato come un oggetto da scienza naturale.

 

Immagine tratta da Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia. Dialoghi tra padre e figlio, (n.162) Torino, LFLP, (2002)

L'uomo sano e la sua scienza - Parte prima

Se il pensiero dell'uomo sano non ci fosse dovremo inventarlo. Meno male (significa minore fatica) che l'idea di meglio articolare il pensiero l'ha già sviluppata Freud. Nessuno prima di lui l'aveva così ben espresso.

La psichiatria dei primi '900 faceva capire che l'uomo nasce sano e poi si ammala, cioè che la malattia fornisce il senso: da sano a malato, appunto! La psichiatria, erroneamente, ha presupposto organiche le cause della malattia.056 r1

Per esempio la demenza precoce è una malattia mentale che a partire da un'idea di salute viene a riscontrare una mancanza, una perdita di capacità fin dai primi anni di vita. Il senso della malattia è andato del tutto perso quando sono subentrati i saperi e le teorie scientifiche psicologiche presupposte sul bambino, secondo le quali egli nascerebbe incompiuto e la sua compiutezza dovrebbe attraversare fasi di sviluppo tali da comportare posizioni schizo-paranoidi e maniaco-depressive. Insomma secondo le nuove scienze sull’uomo, si nascerebbe malati e se tutto va bene si potrebbe migliorare un po'. Tutto ciò è un grossolano errore del '900 che ha origini ben più lontane. Da dove?

Troppo schematicamente dirò degli idealismi presupposti, astratti ed immaginati. Un'idea del percorso la si può trovare indicata in alcuni miei articoli dei Dialoghi tra padre e figlio.

Freud in vacanza a Venezia (1)

1895  -  1896  -  1897  -  1898

1900  -  1902  -  1913

“Venezia getta tutti nel disorientamento. Stiamo davvero molto bene qui. Ti scrivo dalla camera la cartolina della vista dalla finestra in Riva degli Schiavoni dove sono alloggiato, con l’intestazione di Casa Kirsch. Non è un segnale d’insonnia. Scrivo alla finestra con la più incantevole vista mattutina su S. Maria della Salute e San Giorgio Maggiore. Ho appena trovato la tua seconda lettera nella fessura della porta. …..”.

scrive a Martha nel 1895

Era dunque un sogno: “pensai fosse quello di un ‘porco’: non escludo che esso fosse associato con l’augurio che tu mi formulasti due anni fa, ovvero che anch’io potessi trovare al Lido di Venezia un cranio di pecora che mi illuminasse, come accadde a Goethe.”

scrive a Fliess nel 1897  

Casa Kirsch Saranno le parole di Freud a condurci nei suoi itinerari, nella modernità del suo pensiero che traspira da ogni suo viaggio.

Da bimbo giunge a Vienna, studente a Parigi, e con la scienza a Berlino, percorre cercando Atene per giungere a Roma dove si chiede se il suo cercare può avere una meta. Congressi, l’America, gli scambi scientifici, e una terra d’acqua, e/o una città psicoanalitica: Venezia, dove ogni momento ti puoi chiedere dove e come il pensiero di natura possa fare la differenza nel leggere, grazie a G.B. Contri che ha letto Freud.

Quando Sigmund Freud giunge per la prima volta a Venezia ha 39 anni. Ha appena pubblicato gli Studi sull’isteria con Josef Breuer, e nemmeno due mesi prima aveva compiuto l’analisi del sogno dell’iniezione ad Irma. Analisi del sogno che gli procurerà una targa ricordo al Bellevue (2), luogo dove trascorreva l’estate con la moglie Martha.

L’ultima volta che giungerà a Venezia saranno 18 anni dopo, nel 1913, con la figlia Anna.

La prima volta non era un uomo conosciuto e noto. Nella sua Vienna, dove abitava, aveva abbandonato gli studi d’istologia e neurologia, ai quali aveva dedicato molti anni, e la carriera medica era ormai solo un ricordo. Si dedicava agli studi sulle malattie nervose ed aveva già aperto uno studio nella Bergasse 19 da alcuni anni.dalla finestra di casa Kisch

Sposato con Martha, hanno cinque figli, ed una sesta, Anna, in arrivo.

Freud è unico: ha lasciato un pensiero che cambia il modo di pensare.

Proviamo a cogliere qualcosa del viandante che ha aperto le porte del ventesimo secolo.

Sarebbe sufficiente la sua Interpretazione del sogno, e non dei sogni, per cogliere l’impronta indelebile sul tragico secolo nel quale ha vissuto. Secolo che non ha saputo meritare il suo pensiero. Ancora oggi tra ostilità e scetticismo la psicologia, la psicoterapia e la psichiatria stentano ad individuare la strada che lui ha indicato. Addirittura dell’antiquato gli viene attribuito: e ci spiega Freud che si tratta proprio della resistenza!

Gli stati di sonno e sogno fanno da specchio e da richiamo alla nostra vita di veglia. L’inconscio è pensiero con il suo linguaggio tra lapsus ed atti mancati, il transfert, la rimozione sono la testimonianza del percorso della possibile apertura che Freud ha compiuto, e di quel movimento che ciascuno può compiere per incontrarsi: viaggio attraverso di se per ritrovare il proprio capitale di soggetto.

In questi viaggi a Venezia mescoliamo le due spinte al viaggio, ricordando che la spinta è un ben preciso avvio della pulsione freudiana.

Fin dagli anni del liceo Freud desiderava viaggiare e vedere il mondo, a 72 anni indirizza a Ferenczi in viaggio la seguente frase: ”al compagno di viaggio di un tempo, che ora si permette in tutta autonomia di esaudire quei desideri di viaggio da me non realizzati, a lui non voglio negare un cordiale saluto di invidiosa partecipazione”.

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