Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

L'uomo sano e la sua scienza - Parte seconda

Entrerò nel merito delle supponenti teorie, ma brevemente per raccogliere, denunciando l'enorme disagio, l'arretratezza e i danni che le stesse hanno provocato all'uomo, continuando ad alimentare aspettative magiche per tutti e guadagni effimeri per pochi burattinai. Tutto ciò in nome di una scienza che, se va bene per le discipline naturali, è semplicemente riduttiva e non serve a nulla se applicata all'uomo.162 r1

Basta constatare che in tutte le discipline delle scienze naturali non c'è una sola legge che verifichi che un corpo è regolato dal movimento del desiderio e mosso dalla soddisfazione, come invece verifichiamo nei corpi viventi.

E' necessario giungere fino all'uomo per constatare che esso è governato da un pensiero che si fa lingua comunicante talmente articolata e complessa da permetterci di formulare con certezza che non siamo più in presenza di un oggetto uomo, bensì siamo in presenza di un soggetto: cioè un essere dotato di una particolare unica e singolare conformazione di pensiero con una legge di moto che va a meta nel piacere della conclusione vantaggiosa di un rapporto, ed anche con una specificità insuperabile rispetto agli altri esseri viventi.

L'uomo è un essere di pensiero che dalla nascita si mette in relazione con altri (S&A).

L'uomo nella sua complessità non può più essere trattato come un oggetto da scienza naturale.

 

Immagine tratta da Catalogo delle opere di Ettore Gramaglia. Dialoghi tra padre e figlio, (n.162) Torino, LFLP, (2002)

L'uomo sano e la sua scienza - Parte prima

Se il pensiero dell'uomo sano non ci fosse dovremo inventarlo. Meno male (significa minore fatica) che l'idea di meglio articolare il pensiero l'ha già sviluppata Freud. Nessuno prima di lui l'aveva così ben espresso.

La psichiatria dei primi '900 faceva capire che l'uomo nasce sano e poi si ammala, cioè che la malattia fornisce il senso: da sano a malato, appunto! La psichiatria, erroneamente, ha presupposto organiche le cause della malattia.056 r1

Per esempio la demenza precoce è una malattia mentale che a partire da un'idea di salute viene a riscontrare una mancanza, una perdita di capacità fin dai primi anni di vita. Il senso della malattia è andato del tutto perso quando sono subentrati i saperi e le teorie scientifiche psicologiche presupposte sul bambino, secondo le quali egli nascerebbe incompiuto e la sua compiutezza dovrebbe attraversare fasi di sviluppo tali da comportare posizioni schizo-paranoidi e maniaco-depressive. Insomma secondo le nuove scienze sull’uomo, si nascerebbe malati e se tutto va bene si potrebbe migliorare un po'. Tutto ciò è un grossolano errore del '900 che ha origini ben più lontane. Da dove?

Troppo schematicamente dirò degli idealismi presupposti, astratti ed immaginati. Un'idea del percorso la si può trovare indicata in alcuni miei articoli dei Dialoghi tra padre e figlio.

Freud in vacanza a Venezia (1)

1895  -  1896  -  1897  -  1898

1900  -  1902  -  1913

“Venezia getta tutti nel disorientamento. Stiamo davvero molto bene qui. Ti scrivo dalla camera la cartolina della vista dalla finestra in Riva degli Schiavoni dove sono alloggiato, con l’intestazione di Casa Kirsch. Non è un segnale d’insonnia. Scrivo alla finestra con la più incantevole vista mattutina su S. Maria della Salute e San Giorgio Maggiore. Ho appena trovato la tua seconda lettera nella fessura della porta. …..”.

scrive a Martha nel 1895

Era dunque un sogno: “pensai fosse quello di un ‘porco’: non escludo che esso fosse associato con l’augurio che tu mi formulasti due anni fa, ovvero che anch’io potessi trovare al Lido di Venezia un cranio di pecora che mi illuminasse, come accadde a Goethe.”

scrive a Fliess nel 1897  

Casa Kirsch Saranno le parole di Freud a condurci nei suoi itinerari, nella modernità del suo pensiero che traspira da ogni suo viaggio.

Da bimbo giunge a Vienna, studente a Parigi, e con la scienza a Berlino, percorre cercando Atene per giungere a Roma dove si chiede se il suo cercare può avere una meta. Congressi, l’America, gli scambi scientifici, e una terra d’acqua, e/o una città psicoanalitica: Venezia, dove ogni momento ti puoi chiedere dove e come il pensiero di natura possa fare la differenza nel leggere, grazie a G.B. Contri che ha letto Freud.

Quando Sigmund Freud giunge per la prima volta a Venezia ha 39 anni. Ha appena pubblicato gli Studi sull’isteria con Josef Breuer, e nemmeno due mesi prima aveva compiuto l’analisi del sogno dell’iniezione ad Irma. Analisi del sogno che gli procurerà una targa ricordo al Bellevue (2), luogo dove trascorreva l’estate con la moglie Martha.

L’ultima volta che giungerà a Venezia saranno 18 anni dopo, nel 1913, con la figlia Anna.

La prima volta non era un uomo conosciuto e noto. Nella sua Vienna, dove abitava, aveva abbandonato gli studi d’istologia e neurologia, ai quali aveva dedicato molti anni, e la carriera medica era ormai solo un ricordo. Si dedicava agli studi sulle malattie nervose ed aveva già aperto uno studio nella Bergasse 19 da alcuni anni.dalla finestra di casa Kisch

Sposato con Martha, hanno cinque figli, ed una sesta, Anna, in arrivo.

Freud è unico: ha lasciato un pensiero che cambia il modo di pensare.

Proviamo a cogliere qualcosa del viandante che ha aperto le porte del ventesimo secolo.

Sarebbe sufficiente la sua Interpretazione del sogno, e non dei sogni, per cogliere l’impronta indelebile sul tragico secolo nel quale ha vissuto. Secolo che non ha saputo meritare il suo pensiero. Ancora oggi tra ostilità e scetticismo la psicologia, la psicoterapia e la psichiatria stentano ad individuare la strada che lui ha indicato. Addirittura dell’antiquato gli viene attribuito: e ci spiega Freud che si tratta proprio della resistenza!

Gli stati di sonno e sogno fanno da specchio e da richiamo alla nostra vita di veglia. L’inconscio è pensiero con il suo linguaggio tra lapsus ed atti mancati, il transfert, la rimozione sono la testimonianza del percorso della possibile apertura che Freud ha compiuto, e di quel movimento che ciascuno può compiere per incontrarsi: viaggio attraverso di se per ritrovare il proprio capitale di soggetto.

In questi viaggi a Venezia mescoliamo le due spinte al viaggio, ricordando che la spinta è un ben preciso avvio della pulsione freudiana.

Fin dagli anni del liceo Freud desiderava viaggiare e vedere il mondo, a 72 anni indirizza a Ferenczi in viaggio la seguente frase: ”al compagno di viaggio di un tempo, che ora si permette in tutta autonomia di esaudire quei desideri di viaggio da me non realizzati, a lui non voglio negare un cordiale saluto di invidiosa partecipazione”.

I DUE DIRITTI - Panchetta, l'appoggiapiedi di mamma Zenobina

Il pensiero sano è del bimbo. La questione è che il bimbo non lo sa.

L’aiuto al pensiero sano durante il lavoro psicoanalitico o durante il lavoro del difensore della salute va individuato al tempo del bimbo attraverso un lavoro di ritrovamento e d’imputazione che a quel primo tempo egli non era in grado d’individuare, nemmeno se l’altro, come nella situazione che tratto, lo avesse posto.

Ingenuo, troppo identificato, perché?

Provo a dirne qualcosa con un esempio personale che risale attorno ai miei cinque anni in cartiera Luigi De Medici a Ciriè, dove abitavo con i genitori.

Un giorno mia madre Zenobina esprime, in presenza di mio padre Ettore e mia, il desiderio di avere una panchetta appoggiapiedi per distendersi quando è seduta sulla sedia o in poltrona per riposarsi.

A quel tempo so già che mio padre è stato nella sua giovinezza un falegname, e che attualmente dirige la fabbrica. Riconoscerò - durante il mio lavoro psicoanalitico- d’ammirarlo molto cercando d’imitarlo, come ogni bimbo.131 r1

Nei miei giuochi, distribuiti anche attorno a casa avevo un luogo destinato alla falegnameria, dove custodivo chiodi martello pezzi di legno ed una tenaglia, il tutto raccolto in un grosso cassone in legno che mi serviva come banco da lavoro sul quale appoggiavo i pezzi per battere ed inchiodare.

Avevo pensato di costruire la panchetta con due pezzi di legno simili messi in parallelo, alti uguali una buona spanna, ed uniti da un asse trasversale, che mi era parso sufficientemente resistente. Il tutto fissato con chiodi abbastanza lunghi, per tenere insieme i tre pezzi.

La costruzione mi riesce e, molto soddisfatto, presento l’opera alla mamma, la quale gioiosamente contenta mi ringrazia e bacia, facendola vedere a papà.

Dopo un paio di giorni intravedo alcuni cedimenti nei chiodi della panchetta: i piedi si allargano, inclinandosi sotto il peso.

Con un sorrisetto giunge mio padre tenendo in mano una panchetta molto più bella della mia e più resistente, fatta con dei supporti che non flettono al peso e tagliati a misura.

La mia è un disastro e non regge il confronto!

Analisi di verifica

Per analisi personale di verifica intendo e chiarisco: analisi personale che constati che il lavoro fatto dall’analizzando con un soggetto altro da sé non vada ad incidere sull’aspetto difensivo costruito dal soggetto nel difendersi, ed invece lo aiuti a sviluppare l’espressione della parte sana del soggetto nel manifestarsi.

Le modalità dell’analisi personale di verifica variano da relazione a relazione e possono essere intraprese nei modi più diversi ed a volte bizzarri.

Il diritto alla prova del discernimento individuale. 
Il minore e l’istituzione nel giudiziario civile minorile.

 

Milano, sabato 6 febbraio 2016, ore 9,00-18,00

Con il patrocinio del Comune di Milano

con accreditamento dell’Ordine degli Avvocati di Milano

Sala Alessi, Palazzo Marino, p.zza Scala 2, Milano sabato 6 febbraio 2016

Segreteria Organizzativa

Glauco Maria Genga, Studium Cartello

Via Francesco Viganò 4, 20124 Milano, tel. 02 29009980 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Modalità di iscrizione

La partecipazione è gratuita e fino ad esaurimento posti

Per iscriversi inviare una mail all’indirizzo

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Verrà inviata una mail di conferma 

 

covegno

 

Alla fine del ‘700 Immanuel Kant fa irrompere nella cultura una inedita, e rivoluzionaria, meta civile, “l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità”, ovvero dall’idea della propria “incapacità a servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro”.

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