Dott. Giancarlo Gramaglia

Psicologo Psicoanalista Psicoterapeuta - Torino

Narcisismo

Narciso è la più antica cartella psichiatrica dell’umanità, c’insegna Giacomo B. Contri, “uno schizofrenico catatonico allucinato e delirante, immerso nelle proprie deiezioni”.
Non tutti i belli di mamma sua sono psicotici: alcuni vengono meno alla negazione psicotica con il rinnegamento o la perversione, altri, e sono la maggior parte, si difendono come possono nella loro denominazione di nevrotici. Si tratta di protezione: la nevrosi c’insegna che anche gli psicotici ed i perversi possono rientrare nella nevrosi, con buona pace degli psichiatri. E’ il pensiero che non riesce più ed essere mobilitato come un tempo, quando da bimbo veniva eccitato ed interessato dalle situazioni che gli accadevano all’esterno del corpo, ed incuriosito cercava d’andare a meta.

Il bambino nasce sano, è realista fin dal primo giorno, non pensa d’essere perfetto. Col tempo, culturalmente cresciuto, pressato dalle istanze superegoiche diventa chiuso in se stesso, simula di fare delle offerte, ma non s’espone in nulla: non viene al mercato dell’appuntamento, fa finta di riavvicinarsi, ma si tira subito indietro trovando ragioni motivate dalla logica delle teorie della cultura dominante o dell’anticonformismo, ma sempre solo teorie.

Posso dire che vive nei suoi dogmi e per certi versi ciascuno vive nei propri, ciò non è tanto grave. Il punto nodale è che occorre accorgersi su quali asserti si vive, in tal modo le cose incominciano ad andare meglio, magari si riesce anche, attraverso un lavoro, ad incontrare se stessi.
Il narcisismo è la condanna a cercare di superare i limiti naturali, arroccato nella dicotomia naturale-ideale, per raggiungere oggetti astratti perfetti, capace di obbedienza senza meta. Oggetto sempre assente e mancante di qualsiasi iniziativa di elaborazione produttiva d’inventiva.
Di conseguenza non può mai pervenire ad una legge universale nel rapporto tra un soggetto e un altro soggetto come rapporto tra domanda ed offerta.
Infatti l’universo del narcisismo non è governato dall’universale della legge positiva, ma si affaccia sul nulla, sulla miseria di un’assenza: è una malafede elitaria ed utopica per principio, spacciato come degno delle anime belle che non si concedono alla volgarità del principio di piacere.

Il dramma è che non importa cosa è, anzi cosa non è, è sufficiente essere amati, e nient’altro: “amato”, ma come: “bello”, “perfetto”, “magnifico”, “un Dio”, “Campione” ecc...: in mancanza di qualsiasi significato, significa fissato, senza moto, né del pensiero né del corpo e non importa quale sia l’immagine, basta che sia fissata: siamo alla nullità dell’essere, come si dice essere un nulla che è il risultato dell’innamoramento.
“Campione” come “modello” rende bene l’immagine del significato non raggiungibile senza meta.

Per avvicinarsi alla logica dell’uomo nella differenza con il narcisismo può essere interessante il volume Una logica chiamata uomo1, che tratta di una logica universitaria del pensiero filosofico che si muove verso le forme tragiche della psicopatologia. Di concerto anche la malattia mentale può uscire dalle strettoie della clinica e della diagnostica per ritrovare la sua sede nel soggetto mal-pensante.
Il fatto è che si può pensare bene o male, in modo corretto o scorretto, orientato o disorientato: troviamo sempre un uomo che potrebbe! 

1. http://societaamicidelpensiero.it/una-logica-chiamata-uomo-uomo-versus-narcisismo/

La rivoluzione freudiana

La rivoluzione freudiana consiste nel far presente a ciascun soggetto che ha la possibilità di essere presente a se stesso, che può essere soddisfatto, se attento a non farsi coinvolgere in credenze o teorie semplicistiche di natura istintuale o animale. 
L’uomo non è un animal grazioso e benigno!
La specificità umana, c’insegna Freud, è il pensiero, che gli è proprio e non deve riconoscere nulla a nessuno, non avendo alcun superiore. Può solamente essere invidioso ed incapace d’instaurare relazioni soddisfacenti. 
Cioè è l’uomo che ha la capacità d’istituire relazioni ed ordinamenti tali da elaborare azioni utili a produrre frutti e vantaggi nel lavoro di governo della propria esistenza. Ed è proprio Freud che ci aiuta a distinguere il pensiero sano da quello sofferente quando ci indica come il Super-io può giungere a spingere l’Io verso la morte in quanto traguardo di vita1.  
Che la meta di tutto ciò che è vivo sia la morte resta una delle tante osservazioni banali che si possono fare. Ma che il pensiero sia vivo e vegeto, anche quando il corpo organico è terra, basta osservarlo in Freud, come in Copernico, o in Darwin, come nel pensiero lasciato attraverso uno scritto da una nonna ad una nipotina.  
Insomma il pensiero non muore con il corpo e questa è una specificità umana che è riscontrabile non solamente in soggetti quali Platone o Aristotele od altri, ma anche in molti testi sacri dove i pensieri umani vengono trasmessi per via orale o scritta. 
E’ solamente con l’appropriamento della rivoluzione freudiana, cioè capire il valore d’una psicoanalisi, che è possibile cogliere l’importanza della rivoluzione copernicana e darwiniana, perché solo con il pensiero sano è possibile valutare le correzioni da apportare al pensiero nelle enormi difficoltà che ha subìto e che il bambino, a suo tempo, ha dovuto rimuovere.
Perché è così difficile cogliere la portata della rivoluzione freudiana tanto da non capire più dove stanno ragione e verità?

Qual’è il criterio che permette di giudicare e di orientarsi?

Per intanto occorre parlare di soggetto, capire che ciascuno ha una sua verità e non confondere le verità scientifiche astrologiche e biologiche, le quali hanno a che fare con forze motrici causali naturali, con le verità scientifiche psicologiche che hanno invece a che fare con moti di eccitamento e di soddisfazione, cioè di un andare a meta nel piacere con il principio di realtà, laddove è falso che ci sia antitesi tra piacere e realtà.
Basti pensare che un tempo andare sulla Luna era impossibile, come in futuro l’uomo potrebbe vivere su Marte.
La rivoluzione freudiana trova anche dei lontani riscontri. Se è vero che Freud ci lascia liberi di scegliere davanti all’odio, alle distruzioni, alle guerre, questa stessa libertà è posta già da millenni dalla Torà, libro che non è sufficiente conoscere per essere dotti fedeli ebrei, come per esempio la Bibbia comanderebbe attraverso i sacerdoti che ne sono custodi accademici, ma occorre che la Torà sia condivisa e parlata dal soggetto, nel presente. Leggerla è un lavoro di interpretazione e di coinvolgimento di sé: si tratta di qualificare e di bonificare il mondo che può essere il progetto di vita per ciascun soggetto2
Il testo non offre soluzioni sapute solamente a coloro che ne conservano la verità, al pari degli scienziati che detengono le teorie scientifiche acquisite in università, ma parla a ciascuno, così come la psicoanalisi non sollecita tanto i malati, quanto gli uomini, un tempo si diceva di buona volontà, stufi di destino, fortuna, guerre e distruzioni, dove anche il diritto è di natura e le masse fanno leggi sempre più distanti da quella Psicologia delle masse ed analisi dell’Io che Freud ha pensato nel 1921.
Dunque, bisogna o non "Bisogna insegnare la psicoanalisi nell’università?", questione che poneva due anni prima.
Certo non è sufficiente leggere Freud, che comunque va letto, ma occorre confrontarlo con altri pensieri che vengono ad essere presenti per trovare risposte sempre e solo di ciascuno. E’ il percorso che di fronte all’odio ed alla forza della pulsione di morte, il pensiero, pur piccola fiammella, non trova pace se non è soddisfatto.
Non solo non è sufficiente leggere Freud, o rifarsi alla storia trascorsa, ma occorre guardare avanti nel discorso futuro fondato sulla norma costituzionale del soggetto uomo, come Contri ci ha indicato3.
Parlare d’amore senza distinguerlo dal comando, dal sacrificio, dall'innamoramento, dalle rinunce, è viltà per continuare a mentire in primo luogo a se stessi a favore di ideali e valori che in primo luogo è bene riconoscere.pasted image

Sigmund Freud nel 1898 aveva allora 42 anni, ad Orvieto, nella cattedrale della città, davanti alla rappresentazione del giudizio universale del pittore Luca Signorelli, riferirà di aver trovato “la più grande rappresentazione del tema” che avesse mai visto fino ad allora, ma ben presto non ricorderà più il nome dell’autore.
Da: “Meccanismo psichico della dimenticanza” Vol. 2 pag. 424, Boringhieri

1.Si veda a questo proposito il lavoro di Maria Delia Contri che fornisce molti approfondimenti alle questioni qui accennate: http://societaamicidelpensiero.it/wp-content/uploads/170619TP_MDC3.p

2.Catherine Charlier, Lire la Torah, tradotto in italiano Leggere la Torà, Giuntina, Firenze, 2017

3.Il lavoro quarantennale di Giacomo B. Contri è fondamentale per raccogliere l’importanza del proseguo del pensiero freudiano e la rivoluzione che Freud ha promosso.
Si visiti il sito: http://www.giacomocontri.it/

 

Nuovo video sulla depressione

La depressione è un buio artificiale prodotto dal tuo modo di pensare! E' un lavoro di sottrazione dal pensiero sano.  

Depressione

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Res Publica

La locuzione latina indica l’insieme degli interessi, delle caratteristiche, dei possedimenti e dei diritti che ciascun uomo della terra dovrebbe avere convenienza a riconoscere per sé nelle relazioni con l’universo degli altri abitanti.
Sono tanti gli aspetti storici che caratterizzano le diverse sfaccettature del lemma e che, a partire dalla Repubblica romana ed in seguito cittadine, hanno fondato istituzioni importanti e portanti per la vita sociale.
M’interessa prendere le mosse da un aspetto particolare cioè dalla distinzione tra la res familiaris e la res publica: tra la cosa privata e quella pubblica.

Questa divisione è estremamente importante per cogliere la rivoluzione che occorre compiere per migliorare l’attuale assetto civile.
Freud nel disagio nella civiltà segnala l’importanza sociale di progredire in tal senso. E qual’è il senso?
E’ capire che, con le dovute cautele, occorre diminuire ed arginare i conflitti tra la cosa pubblica e quella privata.
Un soggetto, se vive scisso, rinuncia a rilevanti aspetti di sé, combattuto tra il privato ed il pubblico. E’ necessario coniugare in sé e per sé le due tensioni in una per individuare la via propria, lavorando nell’unica direzione della soddisfazione che conduce a star meglio.
Per superare questo divario occorre che ciascun soggetto per proprio convincimento si renda conto che le istituzioni, la religione ed il totemismo hanno via via, nel tempo a ritroso, formato la controparte sociale delle patologie psichiche individuali: infatti, per esempio, ma non solo, se la religione è la nevrosi ossessiva universale dell’umanità, la nevrosi in primis si è posta come sistema religioso del singolo1.
Se guardiamo - continua Freud - alla relazione tra il processo di incivilimento dell’umanità ed il processo educativo del singolo, concluderemo senza esitazione che i due processi sono di natura simile, se non lo stesso processo applicato a soggetto/oggetto diversi.
Sarà Giacomo B. Contri a dar corpo e vita con La Cattedra del Pensiero alla coniugazione più importante e fondante tra res publica e privata, nell’affermare che l’uomo è una repubblica fondata sul pensiero. Proprio a partire dalla pulsione freudiana arriviamo ad individuare nel pensiero del singolo il grande esautorato della storia: il pensiero nei primi anni di vita è una repubblica attiva e legislativa, troppo spesso con il trascorrere del tempo diventa purtroppo sempre più inattiva; e sono ben pochi coloro che vi attingono e che hanno consapevolezza di ciò.
L’uomo nel pubblicare, nel rendere pubblico il proprio pensiero, ne è legislatore e vi fonda la sovranità dando corpo alla propria salute evitando la scissione tra pubblico e privato2.

DISAGIO CIVILTA

Il bambino: "Il disagio della civiltà"- Particolari3

1.S. Freud (1921), L’avvenire di una illusione, OSF 10, p.473
2.G.B. Contri, Cattedra del pensiero, 2012/2013, video. Sedici articoli della Costituzione individuale. http://www.youtube.com/user/giacomocontri
3.Dal catalogo Opere Ettore Gramaglia, n. 174 - Il bambino: “Il disagio della civiltà” - Olio su cartone telato (40x30) - Particolare  http://www.psicologo-gramaglia-torino.net/giancarlo_gramaglia/galleria-e-g/catalogo-opere-di-e-gramaglia/category/7-terzo-periodo-ii-parte.html?start=40

 


 

 

 

L'odio logico

Ho ripreso il Seminario del Lavoro Psicoanalitico 1986/’87 O dium Logicum perché ho individuato in questo impegno uno dei passaggi fondamentali del perché siamo costituiti in quanto SAP1.

In questo lavoro sono molte le chiavi di lettura individuabili per cogliere le vie che hanno condotto poi allo Studium Cartello ed ai risultati: posizione unica che la psicoanalisi ha potuto raggiungere oggi in lingua italiana.

Un esempio che può rendere l’idea che intendo trasmettere.

Negli anni ottanta in psicoanalisi si parlava di “relazioni oggettuali”, grazie all’influenza di Abraham e Jones. Giacomo Contri interviene nel Seminario e si chiede come possano due oggetti avere una relazione: “sarebbe a dire che il ferro ama il magnete?”.

Si può cogliere di qui lo stato dell’arte di certa psicoanalisi, ma ancora oggi la situazione non è tanto cambiata.

Ritornando agli aspetti generali dell’Odium Logicum dalla metodologia di lavoro all’elaborazione di molti concetti chiave, dei quali ora farò un sintetico e troppo parziale riassunto, si trovano le argomentazioni scientifiche che permetteranno a Giacomo Contri di consegnarci la Prima Costituzione2.

L’odio logico è odio al pensiero, odio al discorso, diventa il destino alternativo all’inconscio dove la resistenza la fa da padrona in antitesi alla psicoanalisi ed incarnando la sconfessione dell’esistenza di fronte a quel bivio al quale il lavoro psicoanalitico conduce affrancandosi dallo psicologismo filosofico.

Ancora l’odio logico è la teoria che ha costretto a rinunciare a pensare: è di qui che occorre una spinta per farsi operanti ed operatori nel condurre la psicoanalisi fuori dal discorso filosofico-psicologico.

Dalla messa in luce del Padre in quanto titolare della legge, all’insostenibilità del proprio desiderio in mancanza dell’A/altro, il Seminario spazia dalle letture freudiane all’Io di Sant’Agostino, dal Simposio di Platone a Lacan, passando al vaglio alcune posizioni di Abraham - a cui facevo riferimento - e della Klein, per giungere ad elaborazioni sull’autorizzarsi che preannunciano La Fuorilegge3, oppure segnalano l’inconcludenza della catena significante anticipando Il mondo come psicopatologia4.

Dall’utilizzo del biblico Giobbe, fino alla messa in luce della pulsione fonica ed alla fondazione della legge di moto pulsionale, vengono rielaborati concetti chiave come: castrazione, godimento lacaniano, significante, rinuncia pulsionale, il proton pseudos5, la pulsione ed il suo oggetto nella difficoltà di andare a meta senza un chiaro riconoscimento legislativo, e molte altre questioni - che qui per brevità non posso che tralasciare - fanno di questo lavoro un significativo viale verso il riconoscimento del pensiero in una posizione unica ed irrinunciabile nel panorama psicoanalitico sia di quegli anni, sia nei successivi.

Simposio, Milano, 13, maggio 2017

1. http://societaamicidelpensiero.it/
2. http://societaamicidelpensiero.it/cattedra-del-pensiero/video-della-cattedra-del-pensiero/
3. http://societaamicidelpensiero.it/wp-content/uploads/la_fuorilegge_ebook.pdf
4. https://www.google.it/search?client=safari&rls=en&q=Il+mondo+come+psicopatologia&ie=UTF-8&oe=UTF-8&gfe_rd=cr&ei=3vghWcfTJ-bBXrPVvqgG
5. http://www.studiumcartello.it/Public/EditorUpload/Documents/LFF/LFF171_VF3.pdf

 
 
 

 

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